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Intervista a Valerio Piccioni
Come è nata la Corsa di Miguel

Miguel

Valerio Piccioni vive con lo sport, per passione e per lavoro. E’ un giornalista della Gazzetta dello Sport, nonché podista. E’ stata sua l’idea della “Corsa di Muguel”.


Valerio, come ti sei imbattuto nella storia di Miguel Sanchez?

Come tutte le cose che poi vanno al di là dell’immaginazione è successo per caso. Nel ’98 sono stato invitato a Cordoba per un convegno su “globalizzazione e sport” e d era la mia prima volta in Argentina. Arrivato a Buones Aires, il giorno prima di partire,già affascinato dalla quantità enorme di librerie che si trovano in città, ho iniziato a comprare diversi testi sullo sport, e non solo. Tra questi mi capitò tra le mani “El terror y la gloria”, che raccontava dei Mondiali di calcio del 1978, quando le telecamere del mondo erano puntate sull’Argentina e nessuno sapeva o a nessuno interessava cosa stava succedendo con la dittatura militare…Proprio in questo libro ho letto dieci righe su Miguel Sanchez, ed era stranamente riportato anche il suo indirizzo. La sua storia mi colpì molto, provai immediatamente un senso di empatia con quel giovane, che come me amava correre e scrivere. Tornai in Italia e mi misi a cercare maggiori informazioni sulla sua storia. Quando l’anno dopo sono tornato in Argentina ho deciso di cercare Elvira, la sorella di Miguel. Dopo un primo momento di diffidenza da parte sua, abbiamo iniziato a parlare…ed è nata l’idea di fare qualcosa che ricordasse Miguel e i 30 mila desaparecidos. Inizialmente pensai ad un libro, che in realtà ora è ancora nel cassetto, perché continua ad arricchirsi di esperienze e particolari legati a questa storia. Ma non mi sembrava abbastanza, volevo qualcosa che richiamasse più persone, che le facesse stare insieme, un po’ come nello spirito di Miguel stesso. Il 9 gennaio del 2000 si disputò la prima Corsa di Miguel, a Roma.

Quali sono i valori, la forza, l’energia che rendono lo sport capace di comunicare anche qualcosa di così grande e drammatico come la storia di Miguel e del suo paese?

Lo sport ha in sé valori positivi e negativi, può infatti essere al tempo stesso un gigante d’argilla che si sbriciola, le cui modalità sono sempre le stesse, quelle dei campioni, degli ingaggi…invece a volte riesce a dare una spinta capace di lanciare messaggi in grado di andare in giro per il mondo e spostare, anche solo di qualche centimetro, di qualche metro o di qualche chilometro, alcune realtà. Per esempio, nel ’99, quando iniziai a contattare amici e colleghi di Miguel, la reazione era di diffidenza, se non addirittura di paura. Dopo la prima Corsa di Miguel l’atteggiamento è cambiato. Con questo non voglio dire che questo evento sia stato in grado di cambiare la partita che gli argentini giocano con la loro memoria, ma senz’altro ha messo in movimento molte coscienze. Miguel non era un campione, in termini tecnici, ma questa manifestazione lo rende tale, lo ha reso un modo di ricordare. Ora nel suo paese sono stati intitolati a lui centri sportivi, biblioteche. E’ diventato un simbolo per non dimenticare. Ecco, in quest’occasione possiamo dire che lo sport ha generato un percorso. Poi questi percorsi possono essere più o meno lunghi, o interrotti brutalmente, come nella ex Jugoslavia, dove lo sport era uno dei principali elementi di multietnicità e identità positiva, ma poi è stato travolto dalle atrocità della guerra. Ma la scintilla c’è. Con la corsa di Miguel noi raccogliamo il suo messaggio, che è quello appunto della multietnicità, dell’incontro e del confronto, che sono i valori positivi dello sport.

Cone è stata accolta la prima edizione?

Devo ammettere che quando ho visto tremila persone alla corsa è stata un’emozione fortissima, appunto per il tipo di messaggio che tentiamo di trasmettere. Una piccola vittoria. Certo quando poi senti qualcuno dire che gli africani non è giusto che vincano se non hanno il permesso di soggiorno…sono sconfitte. Ma si va avanti proprio per sconfiggere questo modo di pensare, questa mentalità burocratico-razzista.

La corsa di Miguel prevede anche delle sezioni dedicate esclusivamente ai ragazzi. La loro è una partecipazione importante. Con che spirito affrontano una storia come quella di Miguel e dell’Argentina?

Ci sono due iniziative per i più giovani: la Mille di Miguel, (l’espressione “mille” indica il numero di metri che percorrono gli studenti, ndr), che si svolgerà venerdì 13 gennaio, sempre allo stadio Paolo Rosi dell’Acqua Acetosa Inoltre, novità di quest’anno, la “100 per 1000” Cento staffettisti correranno mille metri ciascuno su una delle distanze più affascinanti dell’atletica. L’appuntamento è per sabato 14 gennaio. La sfida è fra tre formazioni, una selezione di studenti e professori dell’Università Roma Tre, la squadra del Liceo Mamiani di Roma; una mista delle scuole di Morena e Ciampino capitanata dall’ex mezzofondista Ranieri Carenza.Questo per coinvolgere il maggior numero di giovani, e di persone che “vanno più piano”, non solo i già “inseriti” nel mondo dell’atletica. Ogni anno la Corsa di Muguel viene anticipata da una serie di iniziative e incontri nelle scuole.
Nel 2005, è stata pubblicata la dispensa “Miguel e i suoi amici”, dedicato alla storia di Miguel e di altri personaggi che hanno vinto sul campo, ma anche con la loro coerenza e le loro battaglie, come Emil Zatopek e Gretel Bergmann, la saltatrice a cui Hitler vietò di partecipare alle Olimpiadi. Alcuni ragazzi inaspettatamente conoscono già la storia dei desaparecidos, altri ne rimangono molto colpiti. Una volta durante la proiezione di Garage Olimpo, un film che racconta le torture subite da molte persone innocenti che poi sono sparite, abbiamo dovuto sospendere la proiezione e fingere che fosse previsto solo un breve contributo. E’ molto importante che i giovani conoscano la storia. Il messaggio per loro è comunque duplice: da una parte vogliamo rivalutare uno sport come l’atletica, nella filosofia di Miguel dello sport come momento di incontro e scambio, dall’altra diffondere una conoscenza storica che vada a contribuire ad una mentalità di sensibilità verso l’”altro”. Fa parte di questo progetto anche il gioco “Sportilandia”, che si trova nel pacco gara, che è un gioco che punta sulla multietnicità e sulla percezione dell’altro. E’ una piccola enciclopedia di esempi positivi e negativi, dalle persone con handicap gravi che non rinunciano alle sfide dello sport al doping e alla violenza negli stadi. E’ bene parlare di tutto.


Come ricordi la prima edizione della Carrera di Miguel in Argentina?

Certamente ci fu molta emozione, ma il vero salto lo abbiamo fatto nel 2004, quando la Carrera ha coronato il suo sogno ed è partita dall’Obelisco, diventando la corsa più importante di Buenos Aires, con una vera partecipazione di massa (7900 iscritti e più di 5100 arrivati al traguardo). Diciamo che ha funzionato molto bene il “contagio” Roma-Buoenos Aires…

Alla Corsa di Miguel sono legate anche iniziative benefiche,, di cosa si tratta?

Fin dalla prima edizione siamo stati legati al progetto dei missionari comboniani a Gorococho (Nairobi), Parrocchia di Saint John, dove iniziò a lavorare Padre Alx Zanotelli ed ora c’è padre Daniele Moschetti. Per i ragazzi di Gorococho, con Mapei e l’Associazione Libera abbiamo già raccolto fondi per 250 completi sportivi e 1137 paia di scarpe. In Argentina stiamo invece lavorando ad un progetto per costruire un’emittente radiofonica nella città di La Plata e altre strutture che diano lavoro ai giovani argentini. La città La Plata ci sta molto a cuore, essendo la città della Notte delle matite spezzate (quando una ventina di studenti della scuola d'arte furono arrestati, incarcerati, torturati e uccisi dalle squadre antiterrorismo del governo militare). e di Julio Velasco, l’ex allenatore di pallavolo molto sensibile alla tematica desaparecidos, già autore dell’articolo “10 km per dire Mai più”. Inoltre raccogliamo fondi per il Kenya, mentre l’anno scorso li abbiamo mandati nello Sri Lanka.

Quali altri obiettivi ti piacerebbe raggiungere con la Corsa di Miguel?

Per me è importante che tutto non si esaurisca solo nella giornata della corsa, ma che ci sia una continuità, nel messaggio che lanciamo. Inoltre per la città di Roma mi piacerebbe molto riuscire a realizzare una Casa dell’Atletica e della Cultura dell’Atletica, per rivalutare uno sport un po’ dimenticato ma estremamente ricco di valori positivi. E qui torna l’empatia con Miguel...


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