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Processo ACOSTA ed altri

Stato
II° Corte d'Assise di Roma
Procedimento penale n. 12/06

Presidente: Mario Lucio D'ANDRIA
Giudice a latere: Elio MICHELINI
Pubblico Ministero: Francesco CAPORALE

Cancelliere: Orietta CALIANDRO

Udienze dibattimentali: 8.6.2006 - 14.3.2007



Udienza del 8.6.2006
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Inizio del dibattimento: Costituzione delle parti, questioni preliminari, ecc...

Udienza del 5.10.2006
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Italo MORETTI
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La deposizione di Moretti ha tracciato un ampio quadro storico-sociale dell’ Argentina: partendo dagli esordi di Peròn negli anni ’40, si è poi addentrata nella descrizione di quel periodo che lo ha reso così popolare per approdare agli anni della rottura del leader con la sinistra peronista ed al periodo immediatamente successivo. Da qui la narrazione, chiara e completa, ha proseguito descrivendo la fisionomia del golpe del 1976: la crescita della violenza e del terrore, i suoi “voli”, le sue fosse comuni ed i bambini rapiti, evidenziando in tutto ciò il completo silenzio internazionale e soprattutto italiano.


Enrico CALAMAI
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(dall’articolo “Argentini alla sbarra, ma sotto processo c’è anche l’Italia” di M Zenobio Il Manifesto 7/10/2006)
"D’impatto la deposizione di Calamai- non è facile per chi all’ epoca rappresentava l’Italia in Argentina ammettere che l’ambasciata era stata informata dell’ imminente golpe, ma Roma ordinò di non interferire. Molti chiesero l’aiuto di Calamai al consolato, ma nonostante la sua generosità, di cui preferisce non parlare, non riuscì ad aiutare tutti."

Udienza del 6.10.2006
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Horacio VERBITSKY
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Il noto giornalista argentino ha reso una testimonianza molto ampia, guidato dalle domande del PM Caporale ha avuto modo di spiegare cosa fosse la famigerata “Triple A” (Alianza Anticomunista Argentina) e quale fosse la sua logica perversa. La parte di maggior rilievo di tutta la deposizione ha riguardato le affermazioni dell’ex capitano di vascello della Marina Adolfo Scilingo, che partecipò a due di quei voli che tanti desaparecidos portarono alla morte. Le connivenze della Chiesa con il regime, gli stretti rapporti, di reciproco scambio, tra le forze armate e l’ industria e la dissidenza di un gruppo di ufficiali noto come “i 33 orientali”, sono stati i successivi elementi passati in rassegna dal racconto del giornalista, che si è poi concluso con una dettagliata descrizione della catena di comando nonché dell’organizzazione stessa dell’Esma.


José Luis GARCIA
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Ex colonnello in congedo, il signor Garcia inizia anche egli la propria deposizione dipingendo un quadro storico, ma questa volta non è l’Argentina peronista ad essere il filo rosso del discorso, bensì l’ elemento unificatore sono i governi militari, ed è proprio da quello dei generali Lonardi e Aramburu del 1955 che il teste comincia a spiegare; seguono così la nascita della “Dottrina di Sicurezza Nazionale” ed il suo folle piano anti-comunista, l’opposizione ed il carcere per alcuni militari, come lo stesso Garcia, che si opposero ai metodi ed agli obbiettivi di tale dottrina.
Da esperto consulente, l’ex colonnello è passato poi a spiegare con dovizia di particolari quale e come fosse strutturata l’organizzazione interna delle forze armate: le aree geografiche di competenza, le gerarchie ed i nomi dei responsabili di tale massacro.


Julio César URIEN
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Una vita da militare ha lasciato sul signor Urien la sua impronta, conciso e secco, ha bisogno di qualche minuto e di qualche domanda per riuscire a sciogliersi, avviandosi anch’egli al proprio resoconto: sentiamo così descrivere scuole di formazione delle forze armate dove la tortura e la repressione vengono insegnate, con la possibilità, per i più meritevoli, di recarsi a Taiwan per seguire un ulteriore “corso di specializzazione”.,
La naturalezza di una disciplina che è ormai parte di sé e generazioni di militari alle spalle, non hanno però impedito al teste di ribellarsi schierandosi contro quelle pratiche apprese già nei primi anni ’70. Proprio a causa di questo dissenso ci saranno i sette anni di carcere, i compagni di prigionia che sono andati ad ingrossare le fila dei desaparecidos. Ma l’etica ed i propri valori sono un bene non negoziabile.


Udienza del 19.10.2006
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Ramón TORRES MOLINA
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Torres Molina ha fatto il magistrato, era Pubblico Ministero in Patagonia quando il 24 marzo 1976 venne arrestato e messo in carcere, senza processo e senza imputazioni. Venne liberato solo nel 1983 poco prima dalla fine della dittatura.

Ha testimoniato di avere personalmente subito torture nel periodo di permanenza in un centro di detenzione clandestino in attesa di essere trasferito in un carcere legale. Come lui anche la moglie fu catturata per il solo fatto di essere la sua compagna. Morì di cancro poco dopo la sua liberazione a seguito della mancanza di cure in carcere.

Torres Molina ha continuato la sua deposizione spiegando cosa siano le leggi del "Punto Final" e della "Obediencia Debida" e in cosa consiste l’istituto giuridico dell’Habeas Corpus.


Adolfo BAGNASCO
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Bagnasco è stato giudice federale fino al 2001 e in questa veste si è occupato dei fatti avvenuti durante il regime e nello specifico delle sottrazioni di minori avvenute all’interno dell’ESMA dalla fine del ’76 al novembre del ’78.

Il teste ha spiegato quali fossero le reali attività del famigerato gruppo de Tareas 3.3.2 all’interno dell’ESMA e di cui facevano parte i militari imputati nel presente processo. Inoltre ha illustrato il concetto di “responsabilità mediata” all’interno di un apparato di potere.


Udienza del 20.10.2006
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Eduardo Luis DUHALDE
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Questa volta le domande del PM ci hanno riportato al periodo successivo agli anni del golpe. Il dott. Duhalde ci ha così aperto davanti gli anni del governo di Alfonsìn e della CONADEP (Commissione Nazionale per i desaparecidos), l’ attenzione del presidente ai diritti umani e la sua contraddittoria promulgazione delle due leggi vergogna: “Obediencia debida” e “Punto final”* sotto le pressioni dei militari. Hanno seguito poi gli anni del peronista Menem, della sua volontà di raccogliere simpatie tra i militari attraverso l’ indulto che concesse loro la piena impunità; una riappacificazione sociale che non può esserci senza giustizia, ed il ruolo delle varie associazioni dei familiari nel non permettere all’ oblio di avere la meglio.
La deposizione si è chiusa con l’ analisi dei rapporti di forza politica tra i diversi corpi militari, con alcune precisazioni sulle responsabilità dei singoli ufficiali e con una descrizione del lavoro forzato d’ inteligence che i sequestrati erano costretti a svolgere nei campi di detenzione.


Norma BERTI
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Secondo ed ultimo teste della giornata, la sig.ra Berti ha reso una delle testimonianze fin’ ora più toccanti. Sequestrata a Cordova nel novembre 1976, all’ età di 21 anni, fu torturata e tenuta imprigionata nel centro di detenzione clandestino chiamato “La Perla”, venne poi trasferita ad un altro centro: “La Ribera”. Prima della propria scarcerazione conobbe il carcere chiamato “Unità Penitenziaria n°1”, l’ ultima tappa di quest’ angoscioso viaggio. La prigionia durò in tutto due anni e mezzo senza che le venisse mai comunicata nessuna delle accuse che le venivano mosse.
La testimonianza ha illustrato le condizioni di prigionia a cui erano sottoposti i detenuti approfondendo sul trattamento riservato alle donne.
L’ attuale situazione in Argentina ha rappresentato l’ ultima parte della deposizione.


* La legge «Punto final» concedeva 60 giorni per presentare le denunce per i delitti commessi durante la repressione voluta dalla dittatura militare, mentre la seconda legge, detta «Obediencia debida», liberava da ogni responsabilità gli ufficiali di minor grado perché avrebbero solo obbedito agli ordini ricevuti. La sentenza della Corte Suprema di Giustizia della Nazione della Repubblica argentina del 14 giugno 2005 ha dichiarato «di nessun effetto» le due «leggi del perdono» «e qualunque atto su esse fondato che si possa opporre al proseguimento dei processi e al giudizio e all’eventuale condanna dei responsabili».

Udienza del 9.11.2006
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Julio VELASCO
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Lucida e precisa la testimonianza inizia col raccontare del periodo, precedente al 1974, passato al "Colegio Nacional de La Plata" come precettore, a pochi esami dalla laurea in filosofia. Ricordando La Notte delle Matite Spezzate (ragazzi di 15/16 uccisi per la richiesta di ridurre il costo del biglietto della corriera), prosegue descrivendo il ruolo dell’ esercito nella storia argentina: simbolo nazionale,“istituzione morale”, regolatore di contrasti invocato dai partiti e sempre appoggiato della popolazione nella sua maggioranza, ma anche degenerata macchina repressiva, feroce contenitore di inetti e violenti, ma anche Peròn veniva dall’esercito, ecco così che il Sig. Velasco ne analizza gli errori e le cadute, gli scontri con la sinistra e la sua lotta armata, concause che porteranno proprio a quel regime di cui si diceva, che tanti ha torturato ed ucciso. La deposizione si chiude con la sua semiclandestinità e con il racconto del sequestro del fratello, i mesi di completa ignoranza circa la sua sorte e poi il suo ritorno.


Magdalena RUIZ GUIÑAZU’

La nota giornalista ha spiegato, in seguito alla domanda del PM Caporale, il suo ruolo nella CONADEP (Commissione Nazionale per i Desaparecidos): la ESMA ed i fatti ad essa connessi. Così la descrizione si è inoltrata nei macabri luoghi di detenzione, è proseguita spiegandone le condizioni e si è conclusa illustrando il problema dei bambini scomparsi e dati in adozione a membri o fiancheggiatori del regime. La testimonianza, molto tecnica, ha comunque potuto dare una misura dell’ abisso toccato.


Vera VIGEVANI JARACH
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Franca Jarach, la figlia di Vera Vigevani, è scomparsa il 25/06/1976, all’età di diciotto anni. Alunna del Colegio Nacional de Buenos Aires, da sempre attiva politicamente, pagò con la desaparición il proprio impegno. Tranne una telefonata ricevuta quindici giorni dopo il sequestro, la famiglia non avrebbe più avuto sue notizie, se non dopo molti anni grazie ad una sopravvissuta che aveva avuto modo di conoscerla durante la prigionia. Nel luglio ’76 fu “trasferita”, sinonimo per definire la sorte di coloro che furono gettati vivi in mare per mezzo dagli aerei della marina, ma le ricerche della famiglia continuarono per anni, insieme alle altre Madres di Plaza de Mayo.
Nipote di persone scomparse nel campo di concentramento di Auschwitz e madre di una desaparecida argentina, questa donna trova la sua forza nel conservare la memoria perché nessuno più pianga dei corpi assenti.


Marco BECHIS
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Sequestrato a ventuno anni, per il suo impegno politico, soprattutto in campo sociale, fu torturato per sette giorni prima di essere trasferito sotto la giurisdizione del PEN (Potere Esecutivo Nazionale), per essere rimpatriato in Italia, dopo tre mesi e mezzo circa.
Conobbe poi Mario Villani, che lo aiutò poi in veste di consulente per il suo film “Garage Olimpo”. La testimonianza è accurata e controllata, con un distacco che cede il passo all’emozione solo nel parlare delle scelte di fronte alle quali si trovò Villani: rendere meno dolorosa, ma più prolungata, la tortura per gli altri prigionieri? Una tortura nella tortura, ennesima asserzione della non umanità dei detenuti.

Udienza del 10.11.2006
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Angela BOITANO
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La deposizione della signora Boitano è tutta per i suoi due figli: Michelangelo desaparecido nel 1976 all’ età di 20 anni e Angela Silvia sequestrata il 29 maggio 1977 all’ età di 24 anni. Le ricerche, le raccomandazioni, le tangenti pagate per riavere i suoi figli o anche solo per sapere dove fossero, gli appelli disperati presentati finanche al Papa, un lungo viaggio in Italia per portare alla luce l’abisso che si stava vivendo nella loro terra, un percorso unico ed al contempo comune a tante madri argentine che si sono scontrate contro quel muro di silenzio, costruito ad arte dalla dittatura argentina, e che ancora oggi aspettano di ottenere giustizia. La signora Boitano ha inoltre avuto modo di sottolineare la volontà di cancellazione totale dell’individuo da parte del regime attraverso il furto delle foto di famiglia e la sparizione dei corpi, unico sostegno in questa lunga odissea: i giovani, gli HIJOS ad esempio, che sempre sono stati loro vicini e che continueranno la loro lotta, ma anche la solidarietà che tante persone hanno dimostrato, non ultimo il Presidente della Repubblica Sandro Pertini.


Carlos PISONI
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Figlio di desaparecidos, Carlos parla del sequestro dei suoi genitori. Rimasto solo quando aveva appena di 36 giorni di vita fu affidato alle cure della nonna, Aurora Bellocchio, una delle prime "Madres de Plaza de Mayo".
Da dieci anni lotta insieme ad altri trecento giovani contro l’impunità ed il silenzio. Si chiamano HIJOS (Figlie e figli per l’Identità e la Giustizia contro l’ Oblio ed il Silenzio), o meglio la loro associazione si chiama così. Combattono perché non si dimentichi ciò che è accaduto, ma perseguono anche gli stessi obbiettivi in cui credevano i loro genitori: una maggior giustizia sociale, meno povertà, più diritti.
Uno degli strumenti che hanno usato fino ad oggi è l’“escraches”, dal dialetto piemontese “sputare, portare all’ esterno il marcio che sta dentro”, ed è questo che fanno, si riuniscono sotto le case dei torturatori e li denunciano pubblicamente in modo che ricada sulle loro teste almeno la condanna sociale.


Udienza del 16.11.2006
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Estela CARLOTTO
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Questa signora elegante e pacata inizia col raccontare il clima di paura che iniziò a diffondersi nel periodo immediatamente successivo all’avvento dei militari. Il timore era grande, ma l’ orgoglio nei confronti della propria figlia Laura che aveva deciso di continuare a lottare non lasciandosi piegare era altrettanto forte. Il primo a scomparire fu, però, il marito Guido Carlotto. Inizia così il racconto delle ricerche, delle vessazioni e del riscatto chiesto per riaverlo indietro. Il marito della signora Carlotto fu rilasciato: sporco, dimagrito e provato, ma libero. I racconti di Guido erano incredibili, brutalità, violenza, morte, ma era tutto vero. Laura fu sequestrata il 16.11.1977, inizia di nuovo la ricerca, i soprusi e le richieste di denaro. Le uniche notizie di Laura arrivarono dai sopravvissuti che erano stati rilasciati dagli altri campi clandestini di detenzione: era incinta di sei mesi. Intanto le ricerche proseguirono, la signora Carlotto decise di andare in pensione per dedicarsi completamente a ritrovare Laura, a lei si unirono altre donne, tutte con la speranza di ritrovare i propri figli e nipoti, erano le "Madres de Plaza de Mayo". Un giorno la chiamata: i Carlotto si presentarono al commissariato dove comunicarono loro che la figlia era morta non facendo menzione del nipote. Raccontando una scusa poco credibile, riconsegnarono il corpo crivellato di colpi per nascondere le tracce della gravidanza. Ricominciarono le ricerche, questa volta del nipote, insieme ad altre donne si formarono le "Abuelas de Plaza de Mayo": nonne alla ricerca dei propri nipoti. Da qui, guidata dalle domande del PM Caporale la signora Carlotto spiega il lavoro delle "Nonne", gli strumenti a loro disposizione, il progetto della dittatura, i nipoti ritrovati e quelli ancora scomparsi, il loro desiderio di giustizia e la forza di andare avanti ogni giorno nella lotta contro l’oblio.


Luis ALLEGA
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Sequestrato a giugno del 1977 sul posto di lavoro, fu torturato per 15 giorni al "Club Atletico" e poi liberato.


Jorge ALLEGA
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Studente di ingegneria fu sequestrato qualche tempo dopo il sequestro del fratello e trattenuto per due anni. Dal settembre dello stesso anno fu trasferito numerose volte: dal Club Atletico al "Puesto Vasco", al commissariato "Malvinas", poi al "Banco", dove conobbe e lavorò nel laboratorio degli elettrodosmestici con Mario Villani.


Victor BASTERRA
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Sequestrato insieme alla compagna ed alla figlia di due mesi, fu portato alla ESMA dove fu spogliato, picchiato e torturato per giorni interi con la "picana" elettrica. Anche la compagna fu torturata e rilasciata dopo una settimana don la loro bimba di due mesi e 10 giorno. Trasferito all’ESMA nell’agosto 1979, fu recluso per sette mesi in dei loculi di 1 metro per 2, in questo periodo conobbe Mario Villani. Successivamente, come grafico e fotografo specializzato, venne destinato alla creazione di documenti falsi (due passaporti fatti da Basterra all'ESMA furono trovati a Licio Gelli quando venne arrestato in Svizzera). Grazie a quest’incarico ebbe modo di conservare alcune delle foto scattate e di portarle all’esterno. Il signor Basterra fu liberato dopo il ritorno della democrazia, ma continuò ad essere controllato dalla Marina fino al 1984.

Picana: Si tratta di un pungolo elettrico, originariamente usato per controllare il bestiame dai "gauchos" argentini negli anni '30. È uno strumento molto semplice, che può funzionare con la corrente a 220 volt o con la batteria di un'automobile. Consiste in un autotrasformatore in cui entrano i pochi volt della batteria o i 220 volt della rete elettrica e da cui escono 6.000, 8.000, 10.000 o 15.000 volt, attraverso un manico e due elettrodi separati sulla punta.

Udienza del 30.11.2006
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Mario VILLANI
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Questo magro signore dagli occhi dolci, ha reso una delle testimonianze più dure e difficili da ascoltare. Docente di Fisica all’Università di La Plata, all’epoca militava come sindacalista dei docenti universitari, dal momento che iniziarono i sequestri smisse con l'attività sindacale e si trasferì in una città dove pensava sarebbe stato al sicuro: Buenos Aires. Fu inutile, dopo un anno venne sequestrato: era il 18.11.1977. Inizialmente detenuto al "Club Atletico" dove fu picchiato e torturato, venne poi trasferito nel maggio del 1979 all’ ESMA. La sua prigionia durò in tutto tre anni e otto mesi. Fu la laurea in fisica a salvargli la vita, venne infatti impiegato per aggiustare il “bottino di guerra”, ossia tutto il materiale rubato dalle case dei sequestrati. Seguono numerosi aneddoti, spiegazioni della vita dentro e fuori dal campo: la solidarietà verso i compagni detenuti in condizioni peggiori, le continue modifiche degli ambienti perché non potessero successivamente essere riconosciuti, le uscite e le visite ai familiari, le donne incinte che venivano portate all’ESMA per partorire e che invariabilmente scomparivano dopo il parto, le torture e gli omicidi commessi dai militari per puro sadismo.


Nilda ACTIS GORETTA
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Sequestrata il 19.8.1978, due anni dopo il marito, in pieno giorno nel centro di Buenos Aires, venne portata all’ESMA. Attiva militante peronista, all’inizio non comprese cosa le stava accadendo, la consapevolezza arrivò quando iniziarono a torturarla. Le informazioni in possesso dei militari erano troppe e troppo circostanziate per poter essere negate, riuscì a confutarle solo parzialmente. Impiegata anche lei negli “uffici” del GT 3, era parte del cosiddetto "Staff", osservò incredula il passare, sotto i suoi occhi, di tutto ciò che già Mario Villani ci ha descritto, ma fornendoci una spiegazione più ampia sui casi dei bambini rapiti. La coscienza di un forte credo politico le concesse la forza di resistere, venne liberata nell’ultimo periodo in cui la dittatura fu al potere, e nel 1982 riuscì a partire per il Venezuela. Il marito sequestrato il 22.11.76, è tutt’ora "desaparecido".


Graciela OJEDA
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Moglie del dirigente della "Juventus Peronista" Dante Gullo, la signora Ojeda venne portata via, insieme al cognato Leopoldo, durante un rapimento notturno, subito dopo il sequestro della suocera Angela Maria Aieta in Gullo. Torturati insieme Graciela e Leopoldo furono rilasciati rispettivamente 3 e 2 giorni dopo. L’altro cognato Jorge fu sequestrato nell’aprile del 1979 morendo sotto tortura. Nonostante le richieste di "habeas corpus" le prime notizie su Angela si ebbero dai sopravvissuti dell’ESMA che riferirono sulla presenza della signora Angela nel covo della Marina. La signora Ojeda riuscì a trovare qualche ulteriore informazione ulteriore grazie al suo lavoro nella Segreteria dei Diritti Umani del governo argentino, ma, come sempre, mai nulla venne confermato dai militari.


Horacio PERALTA
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La breve testimonianza riferisce sul sequestro del signor Peralta insieme alla propria compagna Hebe Lorenzo. La tortura veniva inferta ad uno mentre si interrogava l’altro. Nei giorni successivi venne portato fuori da Buenos Aires perché migliorasse le proprie condizioni fisiche. Dei giorni passati all’ESMA ricorda la confortante presenza della signora Angela Maria Aieta in Gullo. Passò un mese fuori da Buenos Aires incatenato ad una palla di cannone, bendato per quasi tutto il tempo.

Udienza del 25.1.2007
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Dante GULLO
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Dante, capo della "Juventud Peronista" fu Ministro delle Politiche Giovanili nel 1973, durante il governo progressista di Héctor Campora, per poi diventare uno dei massimi dirigenti dei "Montoneros". Arrestato nel 1975, prima del golpe, Dante Gullo ebbe la "fortuna" di finire in un carcere "a disposizione del Potere Esecutivo Nazionale (PEN)". Così, paradossalmente, si salvò la vita. "Per venirci a trovare -racconta il leader peronista- i familiari erano costretti a perquisizioni violente e intrusive, soprattutto per le donne. Ma se non venivano c'era il rischio che ci facessero "sparire". Mia madre non mancò mai di starmi vicino. Combatteva per la mia liberazione, ma anche per i diritti umani e le condizioni degli altri detenuti. Aiutava i parenti degli altri carcerati".
Ma all'improvviso Angela Maria smette di andare a trovare il figlio. Il 5 agosto 1976 viene sequestrata dai militari davanti agli occhi del marito e internata all'ESMA. Il figlio, dal carcere, riesce a far spedire una lettera indirizzata al Ministro dell'Interno. Si offre come ostaggio in cambio del suo rilascio. Nel 1977 vengono sequestrati per un breve periodo la moglie, Gracciela Ojeda, ed il fratello Leopoldo. Nel 1979 è la volta del fratello Jorge, mai più ritrovato. Tutta la sua famiglia viene colpita. Dante Gullo non ebbe risposte dal Ministero né altre notizie della madre. Mesi dopo gli fu detto che era ormai una "detenuta desaparecida".


Leopoldo GULLO
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Anche Leopoldo Gullo venne sequestrato e torturato dai militari per due giorni. Non ha mai avuto militanza politica e ha assistito con incredulità alla persecuzione di cui era oggetto la propria famiglia.


Hebe LORENZO
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Attrice, anche lei venne internata all’ESMA: "Stavamo tutto il giorno sdraiate per terra, una accanto all'altra, incappucciate e bendate. Mani ammanettate e piedi legati. Non potevamo parlare né muoverci. Se lo facevamo ci prendevano a calci. Suonavano sempre una musica assordante. Potevamo conoscere solo chi ci stava accanto. Nel primi tempi di detenzione mi trovai con Angela Maria. Era lì da venti giorni. Avevamo il cappuccio, non potevamo vederci, ma ci incoraggiavamo a vicenda. Lei di calci ne ha presi tanti. Ricordo la prima cosa che mi ha detto quando ci siamo conosciute. 'Ricordati che sono la madre di Dante Gullo'. Tutti noi militanti della gioventù peronista sapevamo chi era".
"Le giornate passavano così, immobili. Al mattino ci portavano il mate bollito. Poi c'era il rito della bacinella. Una sola per trecento donne. Se ce la facevamo addosso ci picchiavano. Se chiedevamo la bacinella non la portavano. E se la portavano ci costringevano ad esibirci. Intorno solo lamenti, sempre sotto una musica assordante. Poi ogni tanto ci spedivano giù nella sala delle torture, che aveva anche una sala d'aspetto. Angela Maria vi fu portata diverse volte. Quando ritornava mi diceva: 'Forza, siamo ancora vive'. Non avevamo più un nome. Eravamo identificate con un numero. Io per tre mesi fui il 385. Sono stata internata il 26.8.1976. Alla fine di novembre, quando ne uscii, avevamo superato il 2.000. Più di mille persone erano state internate in soli tre mesi".


Marta ALVAREZ
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Anche lei sequestrata a soli 23 anni, all'epoca era studentessa e simpatizzante peronista. Fu rinchiusa per circa un anno all'interno dell'ESMA e ha confermato lì la presenza di Angela Maria Aieta, raccontando la sua dura esperienza; fu infatti una delle poche donne ad aver partorito e ad essersela cavata insieme al neonato.

Udienza del 8.2.2007
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Inocencia LUCA PEGORARO
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Questa dolce e minuta signora racconta, con apparente calma, del sequestro dei suoi cari: Giovanni e Susana PEGORARO. Era il 18.06.1977 quando suo marito, imprenditore edile, e sua figlia, giovane studentessa incinta di circa 5 mesi, vennero rapiti. Poco tempo prima di quella data, quasi ad anticipare il drammatico evento, alcuni uomini armati appartenenti alla Marina militare portarono via dalla sua casa oggetti di valore, molte foto di Susana e un’agenda contenente gli indirizzi dei suoi amici. Con voce singhiozzante parla, poi, del giorno in cui venne a sapere, da un articolo pubblicato su un giornale brasiliano, della morte di sua figlia e del compagno Rubén Bauer, nonché di suo marito Giovanni. Sebbene fossero passati già due anni dal sequestro, la sig.ra Pegoraro non aveva mai perso la speranza, ma le dichiarazioni rese dalle due compagne di Susana (Sara Osatinsky ed Anna Maria Martì), anch’esse internate all’ESMA, non lasciavano più alcun dubbio. L’unica notizia confortante in questa assurda tragedia, fu la nascita di sua nipote avvenuta durante la detenzione all’ESMA di sua madre Susana a cui potè assistere la sig.ra Osatinsky. Cominciò a cercarla, fino a che non impattò bruscamente contro il nome di Policarpo Vasquez. Egli, sottufficiale di Marina, aveva strappato all’affetto della sua famiglia naturale la piccola Evelyn Karina, e se ne era appropriato come fosse sua figlia. Venne condannato per sottrazione di minore, ma questo non contribuì a spingere Evelyn a voler conoscere fino in fondo la verità ed a riabbracciare sua nonna. Si è sempre rifiutata di sottoporsi al test del DNA, per paura di perdere per sempre suo padre adottivo, pur essendo indubbia la somiglianza con sua madre Susana ritratta in una foto acquisita nel fascicolo del dibattimento. Una profonda rassegnazione si è potuta avvertire nella parte finale della deposizione nel tono della vedova PEGORARO quando ha spiegato che dopo il primo ed unico incontro avuto con sua nipote ha smesso di ricontattarla per ”evitare di disturbarla”.


Raúl CUBAS
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Appartenente ai "Montoneros", ripercorre con estrema lucidità le tappe del suo sequestro avvenuto il 20.10.1976 a La Tablada mentre si trovava alla fermata di un bus con altri suoi amici. Colpisce quando racconta che chi faceva parte di tale organizzazione era solito girare con una pasticca di cianuro, sia per evitare l’orribile serie di torture perpetrate dai militari che per proteggere la vita degli altri compagni. Anch’egli ammette che, in un momento di distrazione dei suoi rapitori, riuscì ad ingerirla, ma i militari (vestiti in abiti civili) evitarono la sua morte colpendolo dapprima alla testa con il calcio del fucile e, in seguito, facendogli un lavanda gastrica. Venne portato all’ESMA dove venne sottoposto a lunghe sessioni di tortura con la picana, in seguito gli venne assegnato il numero identificativo 571. Cubas poi passa a descrivere la struttura del famigerato edificio: il sotterraneo con le sale di tortura, la "Capucha" dove si trovavano i sequestrati da militari appartenenti all’ESMA, e la "Capuchita", collocata sotto il soffitto, dove alloggiavano i sequestrati da appartenenti ad altre forze di sicurezza. Nel lungo periodo di detenzione all’ESMA (2 anni e 3 mesi), durante il quale fu trasferito per breve tempo al campo di detenzione di Bahia Blanca, ebbe modo di parlare con la signora Aieta e vedere, nel bagno della "Capucha", Susanna Pegoraro. Quest’ultima, ristretta nella Sardà (luogo che ospitava le donne incinte), gli riferì che era stata sequestrata assieme al padre, imprenditore edile, e che era originaria di Mar de Plata. Venne liberato nel gennaio del 1979.


Elisa TOKAR
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Sequestrata il 21.09.1977 e identificata, durante il periodo di detenzione all’ESMA, con il numero 471. Come gli altri venne sottoposta anch’essa a torture, incappucciata e continuamente minacciata di morte. Verso la fine di novembre dello stesso anno, mentre era in fila nel bagno della "Capucha", incontrò una sua amica universitaria in stato di gravidanza, la quale le presentò Susanna Pegoraro, ormai prossima al parto. Commovente il passaggio quando ricorda di aver baciato la piccola bimba da poco nata che Susanna stringeva tra le braccia. Quella fu l’ultima volta che la vide. Racconta, inoltre, come ogni mercoledi avvenissero i "tralsados!, ovvero i trasferimenti che rappresentavano l’ultimo viaggio dei detenuti concluso con il tragico “volo della morte”.



Lila PASTORIZA
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Componente della "Juventud Peronista" e coordinatrice di un’agenzia di stampa clandestina (ANCLA) che diffondeva notizie sulle violazioni dei diritti umani perpetrate dalla dittatura militare è stata sequestrata dal Servizio di Informazioni Navali (SIN), venne internata all’ESMA il 15.06.1977 e fu costretta a subire le stesse brutalità degli altri detenuti. Ristretta nella "Capuchita", venne obbligata a curare una rassegna stampa per i militari nell’ambito di un progetto di recupero portato avanti dal G.T.3. Importante la sua testimonianza circa la struttura del citato Gruppo de Tareas 3.3.2 diviso in tre settori: (3.1) operativo, addetto ai sequestri; (3.2) intelligence deputato all’esecuzione delle torture e alla scelta dei bersagli; (3.3) logistico preposto all'armamento, le macchine e all’amministrazione dei beni sottratti ai "desaparecidos". In più occasioni ebbe modo di incontrare Astiz il quale si recava spesso a far visita ad un suo amico, tale Mario Galli, ex ufficiale della Marina, divenuto militante della Gioventù peronista e per questo detenuto all’ESMA insieme alla moglie e la suocera. Incontrò più volte Giovanni Pegoraro, mentre, in una sola occasione (novembre 1977) ebbe modo di incontrare Susana Pegoraro, ormai in avanzato stato di gravidanza.

Udienza del 9.2.2007
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Graciela DALEO
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Sequestrata e portata nella sala di tortura n.13, ubicata nei sotterranei dell’ESMA, ricorda ancora chiaramente la frase impressa sulla porta: "Il silenzio è salute". Le scariche elettriche della "picana" nel corso degli interrogatori le provocavano dei sussulti tali da farle cadere il cappuccio. Agghiacciante, poi, il passaggio della sua testimonianza relativo al meccanismo della numerazione, in virtù del quale venivano assegnati numeri progressivi fino al numero 999, raggiunto il quale riprendeva la nuova numerazione. Quanto alla sorte dei prigionieri, la decisione sui "traslados" era adottata collegialmente dai capi dei tre settori del gruppo de Tareas 3.3.2, da Vildoza e dal direttore della ESMA, il defunto Chamorro. Verso la fine di novembre del ’77 incontrò anch’essa Susana Pegoraro, che indossava un vestito di colore rosso molto ampio per via della gravidanza avanzata.


Norma BURGOS
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Dalla testimonianza resa dalla sig.ra Burgos, moglie di un dirigente peronista, si apprende la nota modalità di sequestro eseguita da militari o appartenenti alle forze dell’ordine a bordo delle autovetture Ford Falcon. Quando venne condotta nel sotterraneo dell’ESMA pensò di trovarsi in un ospedale, tanto pungente era l’odore di disinfettante, che inseguito scoprì veniva ustato per pulire il vomito dei detenuti provocatoto dal "Pentonaval" iniettato ai prigionieri prima dei “voli della morte”. Venne a conoscenza dal Capitano di corvetta Acosta di una operazione di infiltrazione da parte di militari della Marina tra i familiari dei "desaparecidos" a cui avrebbe dovuto partecipare anch’essa per rendere il tutto più verosimile. Si trattava del tristemente noto sequestro delle "Madri di Piazza di Mayo" e delle suore missionarie francesi avvenuto nella chiesa di Santa Cruz. La signora Burgos riuscì, però, ad eludere l’ordine convincendo Acosta che, quale moglie di un famoso dirigente peronista, sarebbe stata di ostacolo alla riuscita dell’operazione. Nel periodo di permanenza all’ESMA (dal 26.01.1977 fino al 1979) ha calcolato che passarono in quel luogo di tortura circa 4.700 persone. Da sottolineare poi la considerazione espressa sullo stato psicologico dei militari di stazione all’ESMA. Essi completamente assuefatti alle pratiche macabre che quotidianamente infliggevano ai detenuti, non riuscivano più ad allontanarsi da quel luogo e a distaccarsi dai sequestrati che da più tempo erano all’ESMA. Avevano, infatti, stabilito un rapporto morboso con gli stessi, tant’è che anche durante le feste e nei turni di riposo preferivano restare a colloquiare con loro quasi come se ciò servisse a liberare la propria coscienza da tutte le nefandezze commesse.


Alicia MILIA
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Sequestrata il 28.5.1977 da un gruppo composto da membri della Polizia Federale e della Marina, venne trasportata a bordo di una Ford Falcon arancione presso l’ESMA. Prima di essere torturata per circa tre giorni, i militari simularono la sua fucilazione.
Venne poi condotta nella "Capucha" dove incontrò Giovanni Pegoraro, chiaramente debilitato, con cui ebbe un brevissimo dialogo. Quanto all’incontro con Susana Pegoraro, ricorda precisamente una donna vestita con un camice estivo verde e bianco che stringeva tra le braccia un neonato. La deposizione si conclude con le crude rivelazioni di Astiz, apprese nel corso della detenzione all’ESMA, circa i "traslados". Erano a suo avviso necessari per liberarsi di quei detenuti che “non servivano più”, per cui si provvedeva con i “voli della morte” a gettare i loro corpi nell’oceano, dove sarebbero finiti in pasto alle orche.

Udienza del 21.2.2007
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Sara SOLARZ OSATINSKY
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Ultimo teste escusso prima delle dichiarazioni conclusive del P.M. Caporale e delle altre parti processuali, la sua testimonianza ripropone quel macabro rituale a cui tutti i detenuti della ESMA venivano sottoposti. Era il 14.5.1977 quando venne rapita alla fermata del bus nella città di Buenos Aires e immediatamente condotta all’ormai noto centro di detenzione. A lei, moglie di un famoso capo militare dei "Montoneros", ucciso anni prima dall'Esercito (come pure gli erano stati uccisi i due figli minorenni), vennero tagliati gli abiti di dosso con una forbice per fare meglio aderire il suo corpo nudo all’orribile strumento di tortura: la "picana" elettrica.
Le vennero messe le gogne ai piedi ed un cappuccio in testa. Agghiacciante, poi, quando con pacata rassegnazione riferisce dell’odore impregnato nei cappucci quale prova evidente che altri detenuti li avessero indossati in precedenza. Fu trasferita nella "Capucha" dove ebbe il compito di assistere le gestanti in attesa del parto. Nitido è ancora il ricordo di Susana Pegoraro quando, al momento del parto, le strinse dapprima forte la mano e in seguito riuscì a prendere tra le sue braccia la piccola appena nata. Era la fine di novembre del 1977, ma nei giorni a venire non seppe più nulla della piccola e di “Susanita”. Riuscì anche a vedere Giovanni Pegoraro in due sole occasioni e seppe da altre persone che era stato sequestrato assieme alla figlia.
Tenero il momento in cui mostra alla Corte una copia di un disegno fatto a mano da quattro giovani donne che lei aiutò a partorire e che riportava una dedica affettuosa: “Ti vogliamo bene. Le tue figlie”. Termina la sua deposizione con un tono più sollevato e rinfrancato quando accenna alla pubblica denuncia dei crimini commessi dal regime argentino fatta dinanzi all’Assemblea Nazionale francese il 2.10.1979 assieme alla compagna di detenzione Ana Maria Martì, primo atto di una lunga serie di denunce e campagne da parte di organizzazioni dei diritti umani che si sarebbero levate fino ai nostri giorni.


Lettura delle dichiarazioni in istruttoria di:

Nilda ORAZI
Ana Maria MARTI’


Udienza del 28.2.2007
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Conclusioni di:
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- Francesco CAPORALE, Pubblico Ministero
- Ernesto MAGORNO, parte civile Humberto GULLO

Udienza del 1.3.2007

Conclusioni di:

- Giovanni Pietro DE FIGUEIREDO, parte civile Presidenza del Consiglio dei Ministri
- Andrea FEDELI, parte civile Presidenza del Consiglio dei Ministri
- Giancarlo MANIGA, parti civili Emiliano, Juan e Carlos GULLO e interveniente FAMILIARES

Udienza del 5.3.2007

Conclusioni di:
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- Marcello GENTILI, parti civili Juan Carlos Dante GULLO, Inocencia LUCA PEGORARO e interveniente "Abuelas de Plaza de Mayo"
- Nicola BRIGIDA, parte civile Leopoldo GULLO

Udienza del 14.3.2007

Conclusioni:

- Roberto DE ANGELIS, difensore di Alfredo ASTIZ
- Paolo PALLESCHI, difensore di Jorge VILDOZA
- Luca MILANI, difensore di Jorge Eduardo ACOSTA
- Giuseppe POERIO, difensore di Héctor Antonio FEBRES
- Fabrizio PERFUMO, difensore di Antonio VAÑEK
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Ore 16:52 Lettura del dispositivo della sentenza.


Repubblica Italiana


LA CORTE DI ASSISE DI ROMA
Seconda sezione

dispositivo di sentenza

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Sentenza completa in PDF >>>


Alla pubblica udienza del 14 marzo 2007 ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente

S E N T E N Z A


Visti gli artt. 533, 535, 538 e 539 c.p.p.;

dichiara Acosta Jorge Eduardo, Astiz Alfredo Ignacio, Vildoza Jorge Raúl, Vañek Antonio e Febres Héctor Antonio colpevoli del reato continuato loro ascritto e li condanna ciascuno alla pena dell'ergastolo con isolamento diurno per un anno, con interdizione perpetua dai pubblici uffici e con interdizione legale durante il periodo di espiazione della pena;

ordina la pubblicazione della sentenza, per estratto, sui quotidiani "Il Corriere della Sera" e "La Repubblica", e mediante affissione nel Comune di Roma;

condanna i suddetti imputati, in solido, al pagamento delle spese processuali, al risarcimento dei danni subiti dalle parti civili costituite nella misura da liquidarsi in separata sede, nonché al pagamento di una provisionale immediatamente esecutiva di Euro 100.000,00 (centomila) ciascuno per Humberto Carmelo Gullo, Emiliano Demian Gullo, Carlos Nicolás Gullo, Leopoldo Benito Gullo, Inocencia Luca ved. Pegpraro e Juan Carlos Dante Gullo e di Euro 50.000,00 (cinquantamila) per Juan Ernesto Gullo;

condanna gli imputati, in solido, alla rifusione delle spese di costituzione e difesa, che liquida in complessivi Euro 40.000 (di cui 30.000,00 per onorari) in favore delle parti civili assistite dall'Avv. Maniga, Euro 25.000 (di cui 20.000,00 per onorari) per le parti civili assistite dall'Avv. Gentili, Euro 7.500,00 (di cui 7.000,00 per onorari) per la parte civile assistita dall'Avv. Brigida, Euro 15.000,00 (di cui 8.000,00 per onorari) per la Provincia di Cosenza ed di Euro 15.000,00 (di cui 5.000,00 per onorari) per la parte civile assistita dall'Avv. Magorno, il tutto IVA e CPA;

fissa in giorni 90 il termine per il deposito della motivazione.



IL PRESIDENTE
Dott. Mario Lucio D'Andria



Ringraziamenti

A coloro che con la testimonianza del loro dolore e della loro intelligenza hanno reso possibile questo processo:

Italo MORETTI - Enrico CALAMAI - Horacio VERBITSKY - Eduardo Luis DUHALDE
José Luis GARCIA - Julio César URIEN - Ramón TORRES MOLINA - Adolfo BAGNASCO
Angela BOITANO - Magdalena RUIZ GUIÑAZU’ - Vera VIGEVANI JARACH - Estela CARLOTTO
Julio VELASCO - Marco BECHIS - Jorge ALLEGA - Luis ALLEGA - Norma BERTI
Mario VILLANI - Nilda ACTIS GORETTA - Victor BASTERRA - Marta ALVAREZ - Graciela OJEDA
Horacio PERALTA - Hebe LORENZO - Susana BURGOS - Alicia MILIA - Lila PASTORIZA
Raúl Lisandro CUBAS - Elisa TOKAR - Graciela DALEO - Sara SOLARZ OSATINSKY


Normativa applicata



ESMA















Mostra fotografica "ESMA: Memoria, Verità e Giustizia" di Maurizio Mirrione

I volti, le espressioni e gli sguardi di coloro che hanno dovuto aspettare quasi 25 anni dalla fine della dittatura militare argentina per poter sedere al banco dei testimoni dell’aula bunker di Rebibbia, a Roma, per testimoniare l’orrore vissuto durante uno dei periodi più bui della storia recente argentina.
Un viaggio nella dolorosa memoria, individuale e propria di un’intera nazione, che ripercorre, attraverso la narrazione di un luogo, l’ESMA, e di quanto accadeva al suo intero, l’incubo del terrorismo di Stato responsabile tra il 1976 e il 1983 della scomparsa di oltre 30.000 persone.





Ringraziamenti


Stato Italiano


All'Ambasciata d'Italia a Buenos Aires nella persona dell'Amb. Stefano Ronca e del Cons. Fabrizio Marcelli.



Argentina


All'Ambasciata Argentina in Italia, nella persona dell'Amb. Victorio Taccetti e del Cons. Mercedes Parodi, e all'Ambasciata Argentina presso la Santa Sede nella persona dell'Amb. Calos Custer e del Min. Plen. Hugo Gobbi.


Provincia di Roma


Alla Provincia di Roma nella persona del Presidente Enrico Gasbarra e del Consigliere Massimiliano Massimiliani.


Comune di Roma


Al Comune di Roma nella persona del Sindaco Walter Veltroni e dei dirigenti Marco Baccin e Matteo Rebesani.





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Diritti umani in Argentina
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- C.E.L.S.
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