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7.6.2000 - Angela Boitano

Stato

Presidente: MARIO D'ANDRIA
Giudice a Latere: STEFANO PETITTI
Pubblico Ministero: FRANCESCO CAPORALE
Cancelleria: ORIETTA CALIANDRO

UDIENZA DEL 7.6.2000
Esame del teste: ANGELA BOITANO


PRESIDENTE: si accomodi, buongiorno. Deve leggere quella dichiarazione, lei parla italiano, vero?

BOITANO A.: sì.

PRESIDENTE: se può leggere quella dichiarazione.

BOITANO A.: scusi, se devo leggere qui mi devo mettere gli occhiali, scusi un attimo. (Assolta formula di rito).

PRESIDENTE: le sue generalità per favore?

BOITANO A.: bene, io sono ANGELA BOITANO ho due figli Desaparecidos.

PRESIDENTE: sì, nata quando e dove lei?

BOITANO A.: nata il 20 luglio del 31 a BUENOS AIRES.

PRESIDENTE: e dove risiede?

BOITANO A.: a BUENOS AIRES.

PRESIDENTE: in Via?

BOITANO A.: VIA MARSIGLIA, 2702 appartamento 5.

PRESIDENTE: può rispondere al Pubblico Ministero.

P.M.: Signor BOITANO io volevo chiederle intanto della sua storia personale, lei ha accennato prima, ha due figli Desaparecidos, vorrei che ci dicesse quali erano i loro nomi, come vennero sequestrati, sa quel momento lei non sa più nulla dei suoi figli.

BOITANO A.: sì. E... i miei due figli sono SILVIA ADRIANA BOITANO e MICHELANGELO, nomino prima ADRIANA perché è la più grande, però il primo sequestrato fu MICHELANGELO il 29 maggio del '76, era uno studente di Architettura al seco... faceva il secondo anno, lavorava in una Multinazionale Italiana "LA TECHINT" aveva fatto la scuola italiana di di lingue "CRISTOFORO COLOMBO" e militava nella Gioventù Universitaria Peronista. ADRIANA SILVIA BOITANO... aveva vent'anni mio figlio quando fu sequestrato, nato il primo giugno del 1956; ADRIANA SILVIA BOITANO nata il 19 dicembre 19 52 laureata in Lettere, aveva fatto anche lei la scuola "CRISTOFORO COLOMBO" e lavorava anche lei come segretaria bilingue in una ditta italiana "GIE", fu sequestrata il 24 aprile del 1977.

P.M.: MICHELANGELO fu sequestrato nell'aprile del '76, quindi nel maggio del '76.

BOITANO A.: sì.

P.M.: quindi un mese... due mesi dopo il golpe, neanche due mesi dopo il golpe del 24 marzo '76. Era un momento in cui chiaramente non si conosceva la realtà che si sarebbe appresa più tardi, lei cosa ha fatto per cercare di scoprire che fine avesse fatto suo figlio?

BOITANO A.: io la prima cosa che ho fatto dopo di... di parlare con i miei e dare la notizia e una grande preoccupazione e tristezza e una grande paura, però senza immaginare, sapendo che già c'erano stati alcuni sequestrati, anche amici di mio figlio, però senza immaginare che non lo vedevo mai più, sempre aspettavamo sarà un mese, due mesi, tre mesi ho telefonato due giorni dopo a un mio cugino e... Ammiraglio della Marina per dirgli che a mio figlio l'avevano sequestrato, e lui un giorno dopo era già a BUENOS AIRES e mi... mi... ha cercato di... di... di rintracciarlo e... non ha saputo niente almeno così me lo ha detto, e già si diceva e anche lui me lo ha detto, proprio in quei tempi alcuni di noi, io non sapevo da nessun'altra persona, diciamo vicina a me che avesse familiari scomparsi, che meno si parlava di quello e meno e... meno denunce si facevano era più facile che ritornassero a casa, allora io non ho fatto l'habeas corpus che era veramente quasi un obbligo farlo subito, è una... una cosa che si doveva fare e non ho parlato ai giornali, non ho fatto nessuna denuncia aspettando che mio cugino lo rintracciasse, lo trovasse. E... dovevo e... ho scritto subito a mia figlia che in quel momento stava lavorando a SAN PAOLO in BRASILE, le ho scritto quello che stava succedendo e dicendo: "rimani lì non... stai tranquilla cercherò di andare lì" e succede che e... io me ne sono andata di casa mia, sono andata a casa di una mia cugina, e... ero lì anche con la fidanzata di mio figlio perché eravamo... lei aveva paura a stare da sola, perché abitava da sola e io stare anche a casa sola, io sono vedova, che non l'ho detto, vedova già dal 1968, e allora e... in casa di questa mia cugina un giorno che io sono salita per andare in farmacia, sono arrivati due persone in borghese chiedendo di me e di questa ragazza MARIA ROSA e... e hanno fatto una perquisizione alla casa, hanno cercato di vedere se noi avevamo parlato con qualcuno, avevamo qualche cosa lì se si parlava... se erano registrazioni fatte da noi, mia cugina disse: "io no ne so niente, non ho visto niente di..." e allora se ne sono andati via, questo è stato quel giorno, allora il giorno dopo ci hanno detto i familiari nostri "è meglio che andate a casa di ADRIANA a SAN PAOLO, e allora abbiamo preso un'autobus, siamo andati tutti e due a casa di ADRIANA, ADRIANA doveva... doveva, penso che soprattutto perché suo fratello era scomparso, e ha detto: "mamma io torno con te a BUENOS AIRES" e un mese dopo, quasi un mese dopo siamo tornati in ARGENTINA con la disperazione dei familiari perché ogni giorno si sapeva che centinaia di denunce di scomparse, siamo arrivati a BUENOS AIRES, siamo andati a casa dei miei genitori e... e aspettando sempre le notizie, e... io mi trovavo con mi

o cugino ogni tanto, non c'erano novità, fino al momento del gennaio del '77 che una delle madri, non dico di PIAZZA DI MAYO perché allora non era formato il gruppo delle mamme di PIAZZA DI MAYO che giravano intorno alla piramide della piazza, mi telefona e mi dice: "Signora BOITANO - perché il nome conosceva - io sono la Signora DE NEUCAS, mi hanno dato il suo telefono io sono la madre di una scomparsa e oggi avremo una grandissima riunione dei familiari dei Desaparecidos e la lega ARGENTINA per i diritti dell'uomo alla " e... io sono andata di corsa lì pensando che era il punto, non sapevo se lì si facevano le denunce, se loro cercavano i nostri figli subito e se li trovavano, allora da quel momento... il giorno dopo ho fatto il primo habeas corpus per MICHELANGELO e ho cominciato ad andare lì dove sentivamo tutti i giorni denunce che erano uguali alla mia, lì mi hanno fatto un testimonio proprio sul caso di mio figlio e quando tornavo a casa evidentemente stavo con mia figlia e con la fidanzata di mio figlio, il tema era sempre quello, sempre aspettando lì, aspettando che loro... che qualcuno tornasse. Dopo, non so se devo continuare.

P.M.: no, vorrei...

BOITANO A.: con ADRIANA.

P.M.: vorrei chiedere di ADRIANA, sì, lei era presente quando venne sequestrata ADRIANA?

BOITANO A.: sì, perché ADRIANA e... stando qui prima si è fatto un intervento chirurgico che doveva farlo e dopo ha incominciato a lavorare nella ditta italiana che dicevo prima, e... questo sto parlando di ottobre del '76 e dava anche, ancora non era laureata, e in mezzo di questo qualche esame alla facoltà, il 24 aprile del '77 siamo andati tutti e due a messa e dopo andavamo... l'idea era di andare al cimitero a trovare i resti di mio marito, suo padre, e... e ADRIANA esce prima dalla chiesa, un cinque/dieci minuti prima, direi cinque, e io sono rimasta a chiacchierare con una signora che conoscevo, quando esco e sto andando verso... dove si trovava ADRIANA, vedo mia figlia che come... faceva calda in quel tempo era autunno, era vestita con colori molto chiari, un turchese, e... io andavo per il marciapiede della sinistra e in un momento vedo ADRIANA... e nel momento che l'ho vista due uomini in borghese la prendono per le spalle e la mettono dentro una macchina che a me mi è sembrato anche che c'era una persona dentro la macchina, non so, se come tante volte dicono, persone che utilizzare loro per segnare la gente per le strade, questi due attraversano la strada, salgono su un'altra macchina ed escono... e vanno... a grande velocità se ne vanno, io mi fermo, sono rimasta quasi, quasi congelata, mi son fatta il segno della croce guardo così davanti e vedo un'altra macchina celeste con i fari accesi e in una posizione molto... in una via... alle dieci del mattino di una domenica senza traffico e... e la vedo guardando verso di me, pensavo che veniva... no se ne è andata subito dietro le altre, e allora la prima cosa che ho fatto fu telefonare a mio cugino che mi ha detto, prima mi ha detto: "io ti dicevo che doveva rimanere ADRIANA fuori" e dopo mi dice: "cercherò di sapere se questo è un operativo della Marina", e alcuni mesi dopo ho saputo che lui è andato alla Scuola Meccanica dell'Armata per sapere qualcosa, non ha saputo neanche lui niente, io ho soltanto saputo, perché di mio figlio non ho saputo mai niente, però di mia figlia ho saputo nel ' 79 in ITALIA per una telefonata di un compagno, un vecchio, un vecchio, un ragazzo compagno di scuola di mia figlia della "CRISTOFORO" che dopo che si sono portati via ADRIANA e io li ho visti, sicuramente mi hanno seguito, hanno anche sequestrato ALESSANDRO FERRARO con la moglie MARI, li hanno portati in un campo che lui non ha saputo in quel momento che campo di clandestini di repressione e di tortura era, e mi dice: "senti ANGELA io ho visto ADRIANA, mi ha chiesto di te, io mi sono alzata un po' la capoccia però avevo molta paura, non ho... non ho risposto ad ADRIANA, l'unica cosa che ti chiedo scusa perché non ti ho scritto mai dal '77 al '79 per dirti che l'avevo

vista, e... per fortuna ALESSANDRO e la moglie sono stati liberati da quel campo e si trovano qui in ITALIA, però l'unica conoscenza che ho di dopo il sequestro di ADRIANA che penso che era quasi dieci giorni dopo".

P.M.: e comunque non fu in grado di dirle come si chiamasse quel centro clandestino.

BOITANO A.: no, no.

P.M.: non sapeva neanche lui quale fosse?

BOITANO A.: no, in quel momento non lo sapeva, si conosceva molto poco i posti... i nomi dei luoghi di repressione in quegli anni, no.

P.M.: lei con ADRIANA ha perso l'ultima figlia che aveva, perché aveva...

BOITANO A.: sì.

P.M.: ...solo questi due figli, MICHELANGELO e ADRIANA.

BOITANO A.: sono i miei unici due figli.

P.M.: e in più era già vedova. La sua solitudine poi so che è stata riempita da tanta gente che le ha voluto e le vuole molto bene, vorrei che parlasse rapidamente, perché non voglio che diventi troppo lunga la sua testimonianza, delle madri, delle nonne dei "Familiares", di come nascono queste associazioni in ARGENTINA.

BOITANO A.: sì, perché...

AVV. SCIALLA: Signor Presidente, scusi c'è opposizione alla domanda perché non fa parte del capo d'imputazione questa argomentazione, non si riferisce alcuno degli imputati nel capo d'imputazione.

PRESIDENTE: sì, la domanda è... l'opposizione è respinta, andiamo avanti, può rispondere pure.

BOITANO A.: allora posso rispondere. E... il giorno, direi quasi il giorno dopo che ho fatto l'habeas corpus al... a... a questo... era la lega per diritti dell'uomo, già esisteva l'associazione dei "Familiares" da... da un an... da pochi mesi direi, perché avevano cominciato a ottobre del '76, i "Familiares" dei Desaparecidos e detenuti per ragioni politiche, perché ci sono stati anche in ARGENTINA più di diecimila detenuti politici illegali, tante volte noi dicevamo perché i nostri potevano essere detenuti legali perché la famiglia sapeva dove si trovavano, e... allora comincio ad andare... io lavoravo in un laboratorio, però il minuto che avevo libero andavo sempre lì e come ho detto prima ogni giorno centinaia di persone entravano lì, le mamme, nonne perché eravamo tutti assieme a... a deporre le loro test... le loro denunce, di là si facevano le denunce ad "AMNESTY INTERNATIONAL" al VATICANO, ai Vescovi, al Ministero dell'Interno, a tutti perché le risposte sempre dell'habeas corpus che facevamo noi erano negative, non si conosceva niente, nella Polizia non c'era nessuna storia e... nessuna richiesta di cattura dei nostri figli erano scomparsi nel nulla, è una cosa terribile. E... dopo il 30 aprile del '77 una madre illuminata pensava, dobbiamo fare... dovevamo chiedere qualcosa al Presidente VIDELA della Giunta Militare della dittatura in PIAZZA DI MAYO perché la casa del Presidente sta lì, la Casa Rosada, dovevamo fare qualcosa in piazza, lei va un giorno... una domenica con due/tre mamme e non c'era neanche un'anima soltanto le colombe che stanno lì, allora si è detto no, dobbiamo utilizzare un altro giorno della settimana e allora lì comincia la Guelta della Madre de PLAZA DE MAYO è la PIAZZA DI MAGGIO, e... le nonne stavano cercando, la prima cosa che cercavano erano i figli e dopo i bambini, quelle che erano incinte, perché sicuramente avevano nato in qualche campo di concentramento e quelle che erano stati sequestrati con i bambini molto piccoli dove... dove stavano, allora lì si forma anche alcuni mesi dopo l'associazione delle nonne di PIAZZA DI MAYO, come ho detto prima, "Familiares" dei Desaparecidos detenuti per ragioni politiche da ottobre del '76. Devo dire che "Familiares" è stata la mia seconda casa, perché c'era tanta paura in tutti, direi in tutti e soprattutto le nostre famiglie avevano tanta paura che noi cercavamo, almeno io ho cercato di non... salvo i genitori, i miei genitori e qualcuno che si avvicinava cercavamo di non portare più paura alle nostre famiglie, pertanto la seconda famiglia è stata "Familiares" dove lì potevamo parlare tra di noi e raccontare come si raccontava sempre ognuna che veniva, madre, padre, moglie o figlio dicevano che mio figlio era

buonissimo, era intelligente e cercava di aiutare nella "bidonville"... o era un sindacalista o era un professionista o uno studente o un ragazzo che faceva la superiore semplicemente, e così hanno cominciato... sto parlando delle associazioni dei familiari dei Desaparecidos, dopo ci sono altri organismi che avevano cominciato già nel '75 difensori dei diritti umani.

P.M.: non vorrei addentrarmi su un campo minato. Lei ha detto prima che il sequestro di ADRIANA è avvenuto mentre usciva da una chiesa, quindi ADRIANA come lei era...

BOITANO A.: sì.

P.M.: ...una ragazza...

BOITANO A.: credente, cattolica.

P.M.: so che lei ancora adesso è credente, praticante, ha provato a rivolgersi a qualche alto esponente della chiesa per avere aiuto?

BOITANO A.: sì, una delle cose che avevamo fatto parecchie di noi soprattutto quelli che pensavamo che siamo credenti era fare la denuncia al Vicariato Castrense ossia al Segretario del Cappellano della Marina o Vicario della Marina, adesso sto pensando in voce alta e... proprio la Chiesa di STELA MARIS... che è davanti, che si trova davanti in quelle... e credo che era il Ministero della Marina, adesso è Segreteria di Marina e... lui riceveva le nostre denunce, una cosa che se una la pensa non... non si poteva capire perché sapevamo che erano le Forze Armate che sequestravano i nostri figli, proprio le nostre case furono sempre e... perquisite non è che io dico, se lo sono portato via mio figlio e non so niente, però tre giorni dopo, due giorni dopo e... hanno perquisito casa mia come non hanno trovato nessuno si sono portati via una coppia dei vicini del piano terra e li hanno avuti due giorni in... e dopo li hanno lasciati liberi, però loro hanno fatto credere a questi ragazzi che io ero anche lì nel cam... e... nel campo, in quel posto lì detenuta e anche mio figlio, e allora per quello sapevamo che erano le Forze Armate, e allora questo Monsignor GRASSELLI quando io sono andata lì anche raccomandata da mio cugino Ammiraglio, mi dice: "signora già abbiamo un elenco di centocinquanta persone", stiamo parlando i primi giugno del '76, due mesi dopo il colpo, neanche, allora io gli dico, consigliata anche... consigliata o... così me l'ha detto mio cugino, mi dice e... "dille che può essere anche che è stato portato via dagli stessi compagni" e... e questo Monsignor GRASSELLI mi dice: "no, signora sono i militari che se lo sono portati via", che dopo questa stessa cosa l'ho raccontata a mio cugino e mi dice: "non so chi è lui per dire queste cose". Due mesi dopo il Monsignor GRASSELLI ad agosto mi telefona e quando sono tornata dal BRASILE con mia figlia, lui non sapeva, però la data era coincidente, mi telefona sono andata lì e mi dice: "signora in che libro sarà suo figlio, nel libro dei vivi o il libro dei morti", io tremavo lì, guarda no MICHELANGELO non c'era né in un libro e né l'altro e mi dice: "guardi signora se io non ho potuto sapere niente, credo che non si saprà più niente di suo figlio", questa è la risposta del Monsignor GRASSELLI, e nel '79, diciamo il rapporto più... più forte, le risposte più tremende che ho ascoltato nella mia vita a... nel '79 si è fatta la terza conferenza episcopale latino-americana a PUEBLA... a MESSICO e lì andava il Santo Padre GIOVANNI PAOLO II per la prima volta usciva e andava fuori dal VATICANO e le mamme, i familiari tutti gli organismi e i diritti umani siamo andati lì cercando di avere un incontro con il papa, non siamo riusciti soltanto a votare una lettera sulla

macchina aperta, però con altre mamme siamo riusciti a rimanere lì durante otto giorni del seminario, e... era presente lì e... il Monsignor PIOLARI che era il Nunzio Apostolico in ARGENTINA e... eravamo lì in cinque mamme, una delle mamme la MARTA VETTINI che doveva parlare con lui in forma privata per esporre il suo caso che è fortissimo, tremendo e incominciando per il marito che è Avvocato Giudice, Presidente dell'Aziona Cattolica della PLATA... della provincia di BUENOS AIRES che è uno degli scomparsi della famiglia e... e dopo si di... ci ha ricevuto a MARTA e quattro mamme in più .. allora abbiamo detto, era il '79, "Monsignor già è da tre anni che non sappiamo niente dei nostri figli", allora PIOLARI risponde: "tre anni è troppo tempo e se sono molto torturati, i Militari non li lascieranno in libertà", soltanto quello ha detto, credo che quando sono uscita, almeno io ho sentito che, non so se un militare contestava in una situazione come quella a noi, una risposta così, però quella è stata la risposta, allora tante volte quando sento che il Monsignor dice, PIOLARI dice: "che lui ha salvato gente", sicuramente... sicuramente l'ha fatto a qualche famiglia... figlio di qualche famiglia amica e mi auguro di quello, però lui sapeva benissimo che si torturava, che si sequestrava, si torturava che era... esistevano campi di concentramento e dopo li ammazzavano e non erano le stesse notizie credo che riceveva il Santo Padre qui al VATICANO, e così penso e lo dico veramente che per fortuna ancora la fede mi accompagna, perché ho diviso... questa situazione ho diviso la... la... l'istituzione della fede, però le risposte sono... sono state tremende.

P.M.: grazie ANGELA, nessun'altra domanda.

PRESIDENTE: Avvocati di Parte Civile devo rivolgere domande, Avvocato Gentili prego.

AVV. GENTILI: Avvocato Gentili Difensore di Parte Civile, prima ha parlato di una perquisizione, le chiedo se sono state portate via le fotografie o addirittura tutte le fotografie inerenti ai suoi figli.

BOITANO A.: sì, quel giorno, due giorni dopo che sono entrati a casa mia e... si sono portati via soltanto una cassa piena di fotografie, quello che si trova in famiglia sempre le fotografie dei piccoli, dei più grandi, meno le fotografie del mio matrimonio che stavano in un altro cassetto e quello lo abbiamo saputo alcuni mesi dopo perché mia madre entrava a casa noi... noi vivevamo in un altro appartamento e mia madre è entrata perché io le ho chiesto: "mamma perché non porti fotografie, così ricordiamo un po' assieme" e la mamma non li ha trovati, mi hanno lasciato come un elastico che era quello che chiudeva la casa e lì ci siamo resi conto che mancavano le fotografie, non ho saputo mai perché si sono portati via le fotografie, perché lo hanno fatto in parecchie case, però non hanno rubato niente, almeno a casa mia e... una volta mi hanno detto: "è probabile che sia stata la Marina che è entrato in tua casa, perché non distruggono tanto le cose", quello come un commento così, però a casa mia si sono portati via e mi so... e ci siamo resi conto anche che hanno guardato tutto, perché dovevo pagare certi conti, il telefono, gas, la luce, e gli ho detto a mia madre: "guarda mamma che ci sono in questo armadio", in un armadio x queste ricevute e mia madre li ha trovate in un posto totalmente diverso a quello dove stavano, allora abbiamo... siamo sicuri che hanno guardato tutto.

AVV. GENTILI: altra domanda. Lei non ha avuto più notizie dei suoi figli, né ne ha visto le salme, altri familiari hanno invece avuto in restituzione le salme dei loro figli, MAZZOCCHI, MORRESI, CARLOTTO e così. Lei si considera... considera questi che hanno avuto le salme dei figli, in qualche modo privilegiati rispetto alla sua condizione?

BOITANO A.: sì, all'inizio non eravamo troppo sicuri quando ha incominciato a lavorare questo equipe di Antropologia Forense che sono ragazzi molto giovani, hanno l'età dei nostri figli adesso però li consideriamo quasi come figli nostri che sono stati preparati, insegnati da un nord-americano, un Antropologo e loro cercano pianino, pianino nelle tombe "ene ene" i resti dei nostri figli, io ho sentito com'è che... penso che mi trovo preparata per trovare i resti dei miei figli quando sono andata alla veglia del figlio di... di JUAN ELMAN che sono di origine ebreo e c'era... non c'erano le cassette piccole dei resti come altri nostri familiari che li accompagnavamo al cimitero, questo stava la... la... il cassone non so come si dice, come un morto normale con i resti sicuramente che occupavano uno spazio molto piccolo coperto da un manto nero con la... con la stella di David... sopra e ho visto in un momento la madre senza piangere che abbracciava, questo e io ero seduta così come sto adesso... e ho detto, magari io trovassi i resti, non so se sono preparata perché per... quando li trovano i resti le famiglie devono essere presenti, guardare la fossa stare lì presente mentre loro cercano ogni cosa con cucchiaini piccolissimi e formano tutto lo scheletro accanto alla fossa, dopo fanno le prove, le prove sono al cento per cento sicure perché per esempio lì si sanno veramente come sono stati ammazzati o come il caso di LAURA CARLOTTO che l'hanno fatta vivere nel campo di concentramento mentre era incinta, dopo che ha avuto il bambino ce l'hanno tolto, l'hanno ammazzata e quando hanno esumato la... la salma hanno visto le pallottole come le avevano sparato nella... sulla pancia perché non si vedesse che era... che aveva avuto il bambino, dopo gli Antropologi studiando, no... non conosco, però studiando la forma della "pelvis" hanno riuscito a sapere che aveva avuto il bambino e... e allora penso che la... la "desaparicion" è una figura così tremenda, perché come se i nostri figli sono... si sono dispersi nel nulla, io vado al cimitero a trovare i miei genitori e mio marito, però i miei figli non li vedo "nunca" lì, neanche in un'altra parte, siamo riusciti ad avere pochi anni fa una legge per la prima volta, dove abbiamo una figura giuridica della scomparsa che si chiama Assen... e... lo dico in cartiggiano penso che si può capire, che ADRIANA per esempio o MICHELANGELO sono assenti "pour desaparecion forzada" e la data del sequestro, non si parla di morte perché se loro un giorno e... appaiono si dice... non so bene se si dice così, che quello sappiamo che non è così, però a tutti i fini legali e come se non... non esistesse questa legge, per la prima volta abbiamo nell'Anagrafe in ARGENTINA il libro delle nascite,

il libro dei morti e un libro per i Desaparecidos, per la prima volta lo Stato riconosce il terrorismo di Stato e per quello i fondamenti della legge dice che sono persone che sono state e... portate via illegalmente ossia detenute illegalmente, portati in campi di concentramento, torturati e Desaparecidos, per la prima volta nel '94 lo Stato Argentino riconosce il terrorismo di Stato.

AVV. GENTILI: nessun'altra domanda.

PRESIDENTE: altri Difensori? Prego.

AVV. COGODI: Avvocato Luigi Cogodi Difensore di Parte Civile. Vorrei rivolgere una domanda la cui risposta può essere utile anche per semplificare alcuni passaggi successivi di chiarimento in ragione dei fatti, dei fatti specifici. La domanda è la seguente: sicuramente i cittadini italiani in ARGENTINA avevano come riferimento quello che esisteva in quel paese di Autorità Italiana, quindi le Autorità Consolari, le Autorità Diplomatiche e per la conoscenza che abbiamo, lo stesso comportamento delle Autorità Diplomatiche è stata per molti versi non univoca, cioè sono state situazioni di...

PRESIDENTE: Avvocato dovrebbe fare la domanda, cerchiamo...

AVV. COGODI: la domanda è, quale fosse al relazione, il rapporto dei cittadini Italiani rispetto alle Autorità Italiane in ARGENTINA, cioè con le Autorità Consolari e quale fosse per converso la condotta dell'Autorità Italiana in ARGENTINA al tempo nel quale si sono verificati questi fatti.

BOITANO A.: io devo dire che il cognome dei miei figli era abbastanza conosciuto nel... nel Consolato, perché il Consolato era dipendente la scuola "CRISTOFORO COLOMBO" e come... per fortuna erano buoni studenti e avevano ricevuti parecchi, parecchi premi, anche hanno ricevuto una... una borsa di studio e tutti e due hanno fatto un viaggio in ITALIA, ADRIANA nel '70 e MICHELANGELO nel '75, erano conosciuti parecchio, però io non ho pensato subito quando è scomparso mio figlio di fare la denuncia a livello di Consolato Italiano, quando scompare ADRIANA e... ho fatto la denuncia in tutti e due, è stato proprio in quel momento che il Console Italiano MISTRETTA, Console di BUENOS AIRES c'era anche ENRICO CALAMAI come Console Generale, mi dice: "signora hanno sequestrato anche ALESSANDRO FLORO - che era questo ragazzo che io parlavo prima - però stia tranquilla perché ALESSANDRO già si trova in ITALIA". Del Consolato Italiano abbiamo ricevuto in quei tempi le... gli aiuti più... più solidali che potevamo... che potevamo avere, anche in un momento, anche un aiuto economico piccolo, però che a noi sembrava importante perché pensavamo: "il Governo Italiano si occupa dei familiari dei Desaparecidos Italiani", così devo dire che dal Consolato la risposta più assoluta, non è così con l'Ambasciata che in quel tempo l'Ambasciatore CARRARA diceva pubblicamente che i pochi problemi che avevano avuto co... no Desaparecidos lui diceva prigionieri italiani, dei militari, sono stati risolti, dice pubblicamente sui giornali, e non abbiamo più problemi, direi che dal '76 fino all'82 i diversi Ambasciatori non abbiamo avuto mai le porte aperte, soltanto nell'82 quando è uscito sul "CORRIERE DELLA SERA" che GIANGIACOMO fu assieme all'Ambasciatore SERGIO COCCIANGI che in quel momento era un nuovo Ambasciatore e... si... ci sono state delle... delle... diciamo sono andati all'Ambasciata, in quel tempo io stavo in ITALIA, tutti i familiari che dovevano... che ancora non avevano fatto la denuncia e da quel tempo dell' 82 l 'unica volta che abbiamo avuto dopo le porte aperte, però le porte aperte andavamo noi quando è arrivato lì il Presidente PERTINI e altri, ci aprivano le porte dal Presidente PERTINI fino adesso, però quasi con un certo obbligo, però la prima volta che abbiamo le porte aperte che sentiamo come se fosse nostra casa, è da quando ci sta l'ultimo Ambasciatore IANNUZZI.

PRESIDENTE: nessun'altra domanda?

AVV. MATTIODA: Avvocato Mattioda per la Regione PIEMONTE.

PRESIDENTE: sì, ma come, lei è soltanto interveniente?

AVV. MATTIODA: soltanto interveniente, sì.

PRESIDENTE: e non mi pare che possa rivolgere domande direttamente. I Difensori delle altri Parti Civili non hanno... se vuole può chiedere casomai al Pubblico Ministero di rivolgerla e se ritiene opportuno farla o a me. No, ma io penso più al Pubblico Ministero, no. I Difensori degli imputati? Aspettiamo il turno che arrivi a me poi mi potrà dire cosa voleva chiedere e se ritengo opportuno gliela rivolgo io.

AVV. MATTIODA: grazie.

AVV.STRILLAC.: sì, Signora BOITANO.

BOITANO A.: sì.

AVV.STRILLAC.: pur prendendo atto della tragedia che ha colpito la sua famiglia e che ci ha raccontato in quegli anni in ARGENTINA, debbo farle una domanda. In quegli anni di ricerca che lei ha effettuato in ARGENTINA e fuori dell'ARGENTINA per cercare almeno di avere notizie sulla situazione dei due suoi figli, ha mai avuto invece notizie o comunque ricerche riferite ai Signori MASTINU e MARRAS o tramite familiari degli stessi o perché casualmente lei ha sentito e ha avuto notizie di questi due... e... di queste due persone?

BOITANO A.: sì, ho avuto notizie soprattutto con MARIA, perché facevamo i giri in piazza sempre perché MARIA con suo marito venivano a familiare e... e come...

AVV.STRILLAC.: mi scusi signora, MARIA chi sarebbe?

BOITANO A.: MARIA, ah, MARIA MANCA la madre di MARTINU.

AVV.STRILLAC.: sì.

BOITANO A.: e... lei ha fatto per tantissimi anni il giro in piazza con pioggia o senza pioggia, tutti i giovedì dalle 15:30 alle 16:00 che ancora si fanno e allora noi come dicevo prima eravamo una famiglia tutti, allora io ho saputo sempre il caso dei MASTINU, dei MARRAS anche ho saputo quando è venuto in ITALIA a cercare nella Regione SARDEGNA, cercare qualche risposta e non... non l'ha avuta mai, non si è saputo, però conosco molto bene la storia loro e a parte già da... da tantissimi anni.

AVV.STRILLAC.: quindi chiedo scusa, per precisare lei ha avuto notizie di queste famiglie, perché tutti e due siete stati colpiti dalla stessa tragedia?

BOITANO A.: sì, sì.

AVV.STRILLAC.: grazie.

PRESIDENTE: altre domande? Senta, mi scusi la vostra famiglia aveva mantenuto la cittadinanza italiana, vero?

BOITANO A.: sì.

PRESIDENTE: quando eravate andati in ARGENTINA?

BOITANO A.: no, io sono andata a BUENOS AIRES i miei sono andati nel 1930, sono veneti di provincia di TREVISO di ODERSO, io sono nata sei mesi dopo il 20 luglio e... 31.

PRESIDENTE: ma suo marito pure, suo marito anche era...

BOITANO A.: mio marito nipote dei genovesi, BOITANO e CANEPAVOITANO sono di CHIAVARI.

PRESIDENTE: senta ma che motivi avevano i suoi figli per essere oggetto di una persecuzione di carattere politico?

BOITANO A.: il motivo per i militari e l'hanno...

PRESIDENTE: uhm!

BOITANO A.: ...detto sempre, nel caso dei miei che erano studenti, loro appartenevano, come ho detto prima alla Gioventù Universitaria Peronista che era per loro sinonimo dei sovversivi e... e quello è l'unica capo di accusa che hanno avuto i... meglio non l'hanno detto mai perché è quello che cercavamo noi, se sono accusati di qualcosa lo devono dire, devono essere processati.

PRESIDENTE: sì, ma adesso... quindi loro erano iscritti a questa associazione diciamo, risultavano formalmente la loro iscrizione a questa associazione...

BOITANO A.: e... nell'Università, mio figlio era delegato degli studenti.

PRESIDENTE: quindi risultava pubblicamente questa loro appartenenza...

BOITANO A.: sì, sì.

PRESIDENTE: ...a questo movimento?

BOITANO A.: sì, sì, sì.

PRESIDENTE: quindi loro svolgevano un'attività, tutti e due sia il maschio che la femmina?

BOITANO A.: tutti e due, MICHELANGELO era nella facoltà di Architettura e ADRIANA di Lettere.

PRESIDENTE: quindi svolgevano un'attività...

BOITANO A.: era più nota quella di MICHELANGELO.

PRESIDENTE: ...un'attività diciamo in senso lato politica...

BOITANO A.: sì, sì.

PRESIDENTE: ...nell'ambito universitario.

BOITANO A.: sì, sì, proprio così.

PRESIDENTE: l'Avvocato cosa voleva chiedere?

AVV. MATTIODA: semplicemente volevo sapere dalla signora se aveva avuto modo di aver conoscenza del ruolo di SUAREZ MASON.

PRESIDENTE: lei ha mai saputo qualcosa sulle responsabilità di singoli militari?

BOITANO A.: delle responsabilità è quello che sappiamo...

PRESIDENTE: in ordine a questi sequestri.

BOITANO A.: ...tutti che con... era responsabile di quasi tutti i campi di concentramento di BUENOS AIRES, capitale e provincia di BUENOS AIRES.

PRESIDENTE: questo come le risulta?

BOITANO A.: risulta il processo che c'è stato fatto in ARGENTINA, i capi di accusa contro la Cuppula militare della dittatura, SUAREZ MASON non è stato processato perché lui se ne è andato negli Stati Uniti, però le accuse sono state sempre quelle e dopo per i testimoni che sono stati presenti nel processo all'aggiunta militare, tantissimi testimoni e dei ex Desaparecidos e... che lo hanno visto nei campi, e... sono... sono stati loro quelli che hanno fatto le accuse nel processo, del tempo dell'84/85 e per i quali testimonianze sono stati processati i militari e anche condannati, dopo per le leggi di obbedienza dovuta, appunto finali, le leggi di indulto sono stati liberati, però le accuse sono... sono... le hanno fatte soprattutto i Desaparecidos che sono stati liberati specialmente da EMILIO MASSERA dell'Ammiraglio MASSERA della scuola della meccanica dell'armata.

PRESIDENTE: ma si pronuncia MESON, non MASON?

BOITANO A.: sì, diciamo MESON, sì, CARLO GUILLERMO SUAREZ MASON.

PRESIDENTE: c'è un contrasto, contrasto con l'Avvocato De Figueiredo. Il Pubblico Ministero...

AVV.DE FIGUE.: no, no, era l'inversione Presidente.

BOITANO A.: perché si scrive MASON.

PRESIDENTE: lei ha detto MASON, non MESON.

BOITANO A.: SUAREZ MASON.

PRESIDENTE: il Pubblico Ministero ha concluso l'esame vero? Non ci sono altre domande, possiamo liberare la teste la ringraziamo, può andare.

BOITANO A.: grazie a Voi.

PRESIDENTE: buonasera.

BOITANO A.: buonasera.

PRESIDENTE: facciamo entrare l'altra teste?

P.M.: MARIA MANCA.

AVV. MATTIODA: Signor Presidente chiedo scusa, ne approfitto, dovrò assentarmi e designo come mio sostituto l'Avvocato Gentili, grazie.

VOCI: (in sottofondo).



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