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14.6.2000 - Enrico Calamai

Stato

Presidente: MARIO D'ANDRIA
Giudice a Latere: STEFANO PETITTI
Pubblico Ministero: FRANCESCO CAPORALE
Cancelleria: ORIETTA CALIANDRO

UDIENZA DEL 14.6.2000
Esame del teste: ENRICO CALAMAI



PRESIDENTE: Allora SUAREZ MASON, assente, difeso in sostituzione dall'Avvocato Scialla.

AVV. FIORINI: Avvocato Marco Fiorini.

PRESIDENTE: RIVEROS già contumace stesso Difensore. Gli altri imputati tutti già contumaci, difesi dall'Avvocato Antonio Strillacci di Ufficio. E per le Parti Civili abbiamo già assegnato, sì, chi vogliamo sentire? E' arrivato il teste della...

P.M.: Presidente vorrei sentire prima ENRICO CALAMAI.

PRESIDENTE: teste del Pubblico Ministero.

AVV. VIDILI: Signor Presidente, in sostituzione dell'Avvocato Cogodi, compaio anche in sostituzione dell'Avvocato Cogodi, sono l'Avvocato Vidili, che rappresento l'Amministrazione Provinciale di ORISTANO.

PRESIDENTE: va bene.

AVV. VIDILI: interveniente e sostituisco l'Avvocato Cogodi che invece rappresenta le Parti Civili.

ESAME DEL TESTE CALAMAI ENRICO.-

PRESIDENTE: non abbiamo la dichiarazione, deve impegnarsi a dire la verità.

CALAMAI E.: mi devo mettere in piedi?

PRESIDENTE: no, no, non fa niente.

CALAMAI E.: non ho capito.

PRESIDENTE: deve impegnarsi a dire la verità.

CALAMAI E.: sì.

PRESIDENTE: e le sue generalità quali sono?

CALAMAI E.: il mio nome è ENRICO CALAMAI.

PRESIDENTE: nato quando e dove?

CALAMAI E.: nato a ROMA, il 24 giugno '45.

PRESIDENTE: residente...

CALAMAI E.: residente a ROMA.

PRESIDENTE: via?

CALAMAI E.: MADONNA DEI MONTI, 68.

PRESIDENTE: può rispondere al Pubblico Ministero.

P.M.: Dottor CALAMAI lei è stato Console Generale, presso il Consolato Italiano a BUENOS AIRES, negli anni '76 e '77 e prima Vice Console se non sbaglio dal '72, quindi la sua esperienza in ARGENTINA inizia diciamo dal '72 con il suo arrivo a BUENOS AIRES, io vorrei che lei spiegasse alla Corte di Assise intanto qual era il clima sociale politico nel quale poi maturò il golpe e successivamente le farò altre domande.

CALAMAI E.: sì, e prima... dovrei precisare che io sono stato Vice Console e Console a BUENOS AIRES, c'era un Console Generale, eravamo in tre, io sono arrivato come Funzionario più giovane e poi sono scalato al numero 2, insomma Vice Console e Console. E sono arrivato a BUENOS AIRES a fine '72, quando i militari del Generale LANUS si preparavano a lasciare il potere nell'impossibilità di continuare a gestire il paese ad un livello accettabile di repressione e... ricordo non potrò dimenticare la... l'euforia che accompagnò l'elezione di CAMPORA alla Presidenza a... fu qualcosa di molto bello e molto lacerante, un'esplosione di gioia come all'arrivo della libertà, della giustizia, della democrazia.

P.M.: CAMPORA, mi scusi CAMPORA, in realtà significava PERON.

CALAMAI E.: beh, sì, sì, sì, insomma aveva una sua personalità però era nell'ambito del PERONISMO, comunque la gente lo visse come la fine del Governo dei militari e come l'arrivo della Democrazia e questa festa veramente impressionante per le strade di BUENOS AIRES e esprimeva... le aspettative della gente, più che invece la fattualità delle loro realizzazione. E... c'erano all'epoca in ARGENTINA delle sarche di miseria nella campagna e... nelle bidonville, c'era una classe operaia ben organizzata con i Sindacati, i Sindacati forti in grado di paralizzare il paese, c'era una borghesia di origine europea colta, benestante e aperta politicamente e c'erano dei giovani studenti, Operai attratti dai modelli della Sinistra europea e anche dal... terzo mondonismo di stampo cubano. Nel '75, ecco tre anni dopo era già chiaro che il tentativo così populista conservatore del Peronismo era fallito, il paese stava in mano ad un Governo inetto, corrotto e che faceva un uso crescente della repressione e... senza peraltro riuscire a controllare il paese e in quella situazione di disordine e... crescente e... si aveva l'impressione di certi così sporadici successi della guerra... della guerriglia, della lotta armata, anche se in poi in verità era chiaro che non potevano ribaltare una situazione tenuta ancora sottocontrollo in realtà dietro le quinte dei militari. Ma ecco il punto è che l'unico... l'unica via di uscita democratica nel '75 in quella situazione sarebbe state nuove elezioni, ma queste nuove elezioni sarebbero state sicuramente vinte dalla Sinistra, il che era inaccettabile per i militari argentini che appunto continuavano a seguire molto da vicino gli sviluppi nel paese in stretto collegamento con i militari cileni, brasiliani, uruguaiani, e che erano strumento o interpreti della pesante ingerenza americana in tutta l'area.

P.M.: è quello che viene chiamata "Operazione CONDOR".

CALAMAI E.: sì.

P.M.: "Piano CONDOR".

CALAMAI E.: ecco, un'ingerenza che mi ricordo bene nel... '76, quando venne eletto CARTER si pensò qualcosa sarebbe cambiato, perché la nuova presenza americana dava molta importanza ai diritti umani, però in realtà era talmente essenziale il controllo geopolitico dell'area che nulla cambiò. E si arriva così al golpe, posso...

P.M.: si arriva al golpe, ecco, come si manifesta, cioè lei ha vissuto quegli anni drammatici da un osservatorio particolare che era il Consolato Italiano a BUENOS AIRES e io so, lei ce lo dirà, che moltissime furono le famiglie di argentini di origine italiana che si rivolsero al Consolato per chiedere aiuto, presentando anche attraverso il Consolato varie domande di "habeas corpus", intanto vorrei che spiegasse la Corte cosa erano queste istanze di "habeas corpus".

CALAMAI E.: beh, l'"habeas corpus" una richiesta che... veniva presentata al Giudice Argentino per ottenere la presentazione del... detenuto e... cioè ovviamente data la situazione le Forze Armate erano in grado di fermare e... i sospetti, però c'erano dei termini non so se due o tre giorni, dopo di che doveva essere presentato al Giudice. E... la nostra richiesta mirava a... stabilire con chiarezza che la persona sequestrata normalmente da individui in borghese era sotto custodia dell'apparato statale argentino, però io devo anche dire e... che se qualche effetto probabilmente produceva questo, tra l'altro era anche difficile trovare Avvocati disposti a... a rischiare a po... a presentare questa domanda, c'erano stati parecchi casi di Avvocati e... eliminati, però ecco restava una... testimonianza di interesse e... senza effetto, non sappiamo cosa dietro le quinte producesse questa nostra richiesta, ma purtroppo c'è da dire che... normalmente e... chi era a... quel punto scomparso non ritornava più.

P.M.: senta, noi abbiamo commentato ieri, attraverso la lucidissima testimonianza di ITALO MORETTI, il fatto che nel resto del mondo e per quello che ci riguarda in ITALIA, della vicenda dei "Desaparecidos" e in generale del golpe militare arrivò poco, arrivò in maniera superficiale quando non distorta. Io vorrei chiederle, lei sicuramente come Console cercò di mandare notizie in ITALIA di quello che stava accadendo, so che si è adoperato anche personalmente per salvare diverse vite umane, per quale ragione ci fu questa specie di indifferenza o comunque di scarsa attenzione a quello che accadeva in ARGENTINA in quegli anni?

CALAMAI E.: beh, e... cioè, lei mi ha fatto due domande, una sull'informativa e... in provenienza dal Consolato l'altra sull'informazione attraverso i media e per quanto riguarda l'informazione che il Consolato inviava, di fatti inviava, ecco, occorre chiarire che responsabile dell'analisi politica e dell'informativa sul paese di accreditamento è l'Ambasciata, il Consolato non poteva, non faceva, non ha come proprio compito informare sulla situazione politica, quello che io facevo era ogni volta che si presentava un caso di un connazionale che chiedeva aiuto in quanto perseguitato dalle Forze... Armate Argentine era informare sul singolo caso e... e questo era molto importante, perché e... in questo modo si era sicuri che al Ministero si sapeva che l'interessato, un cittadino italiano, aveva bisogno di tutela consolare. Per quanto riguarda invece il problema ben più ampio dell'informazione e... occorre tener presente che appunto i militari argentini, agivano d'accordo con i colleghi del CONOSUR e il golpe in ARGENTINA è stato programmato...

P.M.: scusi Signor Console, siccome sento dei... ci spieghi cos'è il CONOSUR io so che...

CALAMAI E.: va bene, è il sud...

P.M.: ...è la parte dell'AMERICA LATINA...

CALAMAI E.: ...insomma è il Sud dell'AMERICA LATINA...

P.M.: AMERICA LATINA.

CALAMAI E.: ...insomma il BRASILE, CILE, ARGENTINA, URUGUAY.

P.M.: tutti i paesi latino-americanti insomma.

CALAMAI E.: come?

P.M.: i paesi latino-americani.

CALAMAI E.: sì, non fino al VENEZUELA insomma, la parte...

P.M.: più a sud diciamo.

CALAMAI E.: ...finale sì. Ecco, si vollero evitare gli errori commessi da PINOCHET, mentre i militari cileni nella loro arroganza fecero spettacolo della violenza, della ferocia con cui si... reprimeva il popolo cileno e... come strumento per il consolidamento del proprio potere puntando su un... riassorbimento a breve dell'indignazione dell'opinione pubblica mondiale, gli argentini programmarono il golpe insieme ad una gigantesca e accuratissima operazione di disinformazione, proprio per evitare che succedesse lo stesso, l'isolamento del CILE non doveva ripetersi nei confronti dell'ARGENTINA. Non ci furono a BUENOS AIRES gli stadi pieni di detenuti, non ci fu il bombardamento del palazzo Presidenziale così, tragicamente evidenziato dalla morte del Presidente eletto dal popolo come a SANTIAGO, non ci furono carri armati per le strade, la città sembrava normale, le operazioni si facevano con camion e macchine senza targa di notte uomini in borghese. Ma soprattutto così nasce l'idea strategicamente brillante dei "Desaparecidos", cioè fa scomparire nel nulla le persone prelevate, il che da una parte paralizzava la famiglia, perché continuava a sperare che questa persona ritornasse non voleva renderne più difficile la situazione, ma dall'altra toglieva ogni evidenza econografica all'informazione, ai media, la mancanza di immagini, di rappresentatibilità, metteva in dubbio l'esistenza stessa della repressione, ciò può essere accompagnata a contatti, discreti contatti a livello politico diplomatico nei quali si minimizzava presso i governi amici quello che stava succedendo che veniva descritto come operazione di Polizia per sradicare la guerriglia e si chiedeva nell'ambito della solidarietà occidentale comprensione al fine di evitare il riproporsi di situazioni interne negli altri paesi che costringessero i Governi a prendere posizioni come quelle di isolamento, come quello che era successo nei confronti del CILE, tanto più tenendo conto dei ben più corposi interessi e... del capitale internazionale in ARGENTINA.

P.M.: a proposito di questo i rapporti anche di natura commerciale economica tra ITALIA e ARGENTINA sono sempre stati molto stretti in fondo l'ARGENTINA è come se fosse il secondo paese al mondo in cui vivono più italiani, un terzo circa degli argentini sono di origine italiana e questo lei ritiene abbia in qualche modo influito, cioè la necessità di mantenere buoni rapporti diplomatici, commerciali a passare sotto silenzio quello che stava accadendo?

CALAMAI E.: beh, non c'è dubbio, insomma e... vorrei articolare un pochino meglio la risposta, ma... non c'è dubbio che il capitale... le industrie presenti in ARGENTINA, attive in ARGENTINA e... siano state contattate prima di decidere un'operazione di tale gravità, non c'è dubbio che queste stesse industrie... che peraltro adesso... avevano interesse alla pace sociale, alla pace Sindacale, e erano molto... avevano un grosso peso nel nostro paese e quindi potevano... far valere le loro ragioni presso il nostro Governo...

P.M.: quali...

CALAMAI E.: no, mi scusi ma teniamo anche conto e... dei particolari collegamenti fra la stampa e il capitale in ITALIA, questo pure probabilmente ha influito.

P.M.: c'era oltre all'Ambasciata d'ITALIA un'altra rappresentanza diplomatica sicuramente di grosso livello e che avrebbe potuto fare qualcosa, mi riferisco a NUNZIO DIPLOMATICO che in fondo è un Ambasciatore della Santa Sede in terra di ARGENTINA, io so di affrontare un... tema piuttosto delicato, ma vorrei che lei ci dicesse cosa ha potuto constatare in quegli anni da parte della Chiesa, dei vertici della Chiesa.

CALAMAI E.: io preferirei concentrare l'attenzione sulla Chiesa in generale che fu... abbastanza differenziata...

P.M.: sì.

CALAMAI E.: ...ci furono dei Vescovi e... molto favorevoli alla presa di potere dei militari, ci furono dei Sacerdoti che cercarono di dare una mano a chi aveva bisogno, per quanto riguarda la sua domanda, e... credo che sia molto difficile... dare una risposta non articolata, nel senso che il NUNZIO era... è l'Ambasciatore della Santa Sede, in quanto tale non agisce in base a principi morali, agisce in base alle regole del... della Comunità Internazionale, il fatto che... il NUNZIO potesse magari giocare a tennis con personaggi in vista della Giunta militare, non comporta necess... io voglio dire, sono al corrente delle cose che si sono dette, si dicono, probabilmente fondate sul NUNZIO all'epoca, però io vorrei in qualche modo e... allargare il discorso, il fatto che NUNZIO giocasse a tennis con... i responsabili di quello che stava accadendo...

P.M.: con MASSERA in particolare.

CALAMAI E.: non comporta necessariamente che ne condividesse le idee, certo direi che in quel comportamento sembra sia prevalso un... un pilatesco buon senso... un dire e... la Chiesa deve essere presente qualunque sia il metodo di gestione del potere...

P.M.: pilatesco?

CALAMAI E.: ...non sta a noi dare pareri, io non lo so, certo e... la Chiesa agisce con una logica millenaria eh, e... certo non c'è stata una condanna, se è quello che lei vuole, non credo, ma forse non si poteva neanche pretendere, ecco non lo so, francamente è difficile, è stato sempre per me molto difficile capirlo.

P.M.: beh, io apprezzo molto la sua misura e continuo a chiamarla Signor Console, anche se so che non è più tale, e so che nonostante sia ancora molto giovane, perché abbiamo sentito prima è del '45 è in pensione. Per mia curiosità e per capire quale sia il livello di questo paese, quali sono state le sue vicissitudine successive, cioè quella pilatesco buon senso a cui lei faceva prima riferimento, lei non lo conobbe, mi pare di potere affermare, c'è anche presente qualcuno in questa Aula che le deve la vita, quali sono state per lei le conseguenze di questa scelta? Non voglio invitarla alle polemiche, so che è una domanda che lei non gradisce, ma vorrei sapere dopo BUENOS AIRES cosa l'ha aspettata?

CALAMAI E.: ma guardi e... questo è il problema del rapporto di organicità che ci si aspetta e... tra il Funzionario, Funzionario appunto, colui che deve dare esecuzione a delle direttive è lo Stato, non ci si aspetta dal Funzionario un... una valutazione etico politica, non è suo compito...

P.M.: e questo è giusto secondo lei?

CALAMAI E.: no, secondo me no, voglio dire e... sono stato un Funzionario un po' anomalo ecco, però... so che ogni apparato ha le sue regole e che o si sta all'interno di quelle regole oppure... oppure se ne pagano i costi insomma, in fondo si può scegliere siamo... in fondo alla fin fine io sono riuscito ad agire... quando è stato necessario, per cui... l'isolamento forse che ho dovuto pagare era scontato, non so... è molto difficile quello che lei mi chiede.

P.M.: la ringrazio, non ho altre domande, la ringrazio non soltanto per quello che ha detto oggi, ma per quello che ha fatto allora.

PRESIDENTE: Difensori di Parte Civile devono...

AVV. MANIGA: Avvocato Maniga di Parte Civile.

PRESIDENTE: prego.

AVV. MANIGA: e io apprezzo, abbiamo tutti credo apprezzato la misura e la classe con la quale il Console CALAMAI sta rispondendo, io però andrei più sul concreto, nel senso che... non che questo che è stato detto non sia concreto, ma prescinderei da questioni di carattere etico e mi preoccuperei di sapere, tornando all'ambiente diplomatico, se esistevano dei precisi obblighi da parte dell'Autorità Diplomatica e in relazione ai collegamenti tra l'Autorità Diplomatica e le Autorità Politiche Italiane in quei frangenti, e se tali obblighi siano stati rispettati o no. Non è un giudizio che le chiedo, ma un riferimento preciso ai compiti e... del... di quell'apparato.

CALAMAI E.: dunque, e... il compito di tutela del connazionale rientra nella competenza del Consolato, tuttavia nei paesi in cui c'è una vasta comunità italiana esiste presso le Ambasciate un Ufficio, un Consigliere per l'emigrazione, in genere tratta problemi a livello di Stato nel senso per esempio accordi per la pensione o... i visti la doppia cittadinanza. Certo e... è direi difficilmente negabile che quando il problema riguarda la collettività l'Ambasciata non abbia e... compiti istituzionali da far valere. Ci furono io ricordo all'epoca dei viaggi, delle missioni e... dal Sottosegretario competente per l'emigrazione all'epoca, che era FOSCHI, e... va be', e poi credo anche di ricordare una visita del Ministro COLOMBO credo che esso... non è che ricordo molto bene, forse mi sbaglio ma credo che proprio quando io stavo per andare via nel '77, ci fu una visita del Ministro e credo che era COLOMBO, quindi ci furono contatti politici e... a livello ufficiale, ma sappiamo tutti che in queste si sia anche parlato dei problemi della collettività italiana. Certo, forse una maggiore sicurezza, una maggiore chiarezza, ma una maggiore fermezza sarebbe stata più efficace. C'era lì il problema dei rifugiati in Ambasciata a me risulta che l'Ambasciatore venne convocato... penso con procedura analoga agli altri Ambasciatori e venne informato dell'imminenza del golpe. E venne detto che trattandosi di operazioni di Polizia, nei confronti di delinquenti non sarebbe stato ammesso l'asilo politico, l'asilo politico si dà a chi appunto svolge azioni politiche. Quindi era un messaggio molto chiaro, sempre rientrava secondo me in questa politica di disinformazione. Il fatto che i militari argentini non volessero... non comportava che il Governo Italiano ubidisse, cioè il Governo Italiano era libero di scegliere cosa fare, evidentemente è stata preferita... preferita l'alternativa a... gradita ai militari argentini, salvo poi... i credo, non... non credo si possano escludere contatti a livello dei singoli casi per cercare di risolverli, ma certo una fermezza, una chiarezza, come sarebbe anche piaciuta ai militari argentini, perché i militari sanno fino a dove si possono spingere, questo...

AVV. MANIGA: d'accordo, un'ultima domanda. Quindi con riferimento ai compiti specifici del Consolato, lei svolse i compiti di tutela che era compito istituzionale che il Consolato svolge, quindi come mai questi compiti non trovarono corrispondenza o quanto meno non trovarono la rispondenza che lei si aspettava.

CALAMAI E.: lei mi sta dicendo nell'Ambasciata?

AVV. MANIGA: certo.

CALAMAI E.: beh, l'Ambasciata non aveva competenza.

AVV. MANIGA: ho capito.

CALAMAI E.: la competenza era del Consolato, per cui io ero... facevo il mio... i miei compiti, svolgevo le mie funzioni, l'Ambasciata... io so di casi in cui veniva consigliato di rivolgersi in Consolato a chiedere aiuto. Voglio dire, la differenza sostanziale sarebbe stato che entrare in Ambasciata avrebbe rappresentato l'asilo politico e quindi la sicurezza. Ma questo non si è voluto.

AVV. MANIGA: non si è...

CALAMAI E.: allora, invece andare in Consolato significava non garantire la sicurezza, visto che i locali del Consolato non sono inviolabili, non sono extraterritoriali, però in quale modo... permettere che si cercasse una soluzione del singolo caso. Non so se ho risposto.

AVV. MANIGA: grazie.

AVV. GENTILI: Avvocato Gentili Difensore di Parte Civile, una domanda di conferma per quello che ha detto prima, sempre con grande omaggio allo stile e morale da lei espresso nelle ultime domanda, che ha risposto alle domande al Pubblico Ministero. Quindi, lei è a conoscenza o no di passi ufficiali dell'Ambasciata in difesa dei "Desaparecidos", a parte i contatti individuali, riservati o politici, c'è stata o no una presa di posizione ufficiale, formale dell'Ambasciata sui "Desaparecidos" italiani?

CALAMAI E.: posso? E... guardi, però ogni "Desaparecidos" l'Ambasciata Italiana faceva una nota verbale, una nota verbale è un passo diplomatico, è un contatto diplomatico fra un Governo e l'altro, però non è un passo diplomatico a un livello molto elevato. Per di più la nota verbale bisogna vedere come viene consegnata, qual è l'importanza che si attribuisce all'oggetto della nota stessa, una nota verbale si può fare anche per chiedere l'esenzione doganale per la benzina. In questo caso io non so l'enfasi con cui... l'importanza che si attribuiva, so che comunque da un punto di vista dell'espletamento formale delle competenze questo si faceva.

AVV. GENTILI: chiarissimo. Abbiamo sentito da alcuni testi anche della paura, dell'esitazioni con cui presentavano anche solo "habeas corpus" per la speranza di non nuocere ai proprio parenti scomparsi, volevo chiedere qualche dato, qualche dato di frequenza di queste iniziative dei familiari.

CALAMAI E.: guardi io...

AVV. GENTILI: settimanale, mensile, qualche numero se l'è possibile ricordare.

CALAMAI E.: guardi, io ricordo... ricordo la tragicità di quei giorni, la violenza, avevamo un Avvocato, un gran brava persona, coraggiosa, che ha rischiato, che faceva questo, e... e che si dedicava esclusivamente questo. Lei parla dell'"habeas corpus" o... o della gente che veniva in generale?

AVV. GENTILI: tutti e due, se mi è consentito...

CALAMAI E.: perché sono cose diverse, un cosa è la persona già scomparsa e una cosa è chi ancora era in situazione di pericolo.

AVV. GENTILI: tutte e due le ipotesi.

CALAMAI E.: io guardi in questi giorni, anche perché si sono fatte delle cifre e... io non vorrei che si esagerassero le cifre, io credo di ricordare un qualcosa come cinque persone alla settimana, cin... e però sa... no... è che molto... io credo un giorno ne... due, un altro giorno tre, un giorno non capitava nessuno, di gente lì proprio che aveva problemi di sicurezza. E il numero dei "Desaparecidos" per cui si faceva l'"habeas corpus" e... era elevato, però io onestamente non... non riesco a ricordare.

AVV. GENTILI: io chiedevo la frequenza e a questa il teste ha risposto, grazie.

PRESIDENTE: altre domande da parte di altri Difensori? Nessun altro? Prego.

AVV.STRILLAC.: Signor Console, anzitutto la Difesa non può che fare proprie le parole di ringraziamento e di elogio già manifestate dai precedenti colleghi. Io le volevo chiedere invece una circostanza più... più piccola, più particolare, ma che presuppongo sia molto utile alla Corte per capire tutto il contesto che ha vissuto sia lei nella qualità di Console, che tutta... il corpo consolare italiano all'epoca degli avvenimenti che stiamo valutando. Ci può riferire se è vero di una cosiddetta stanza segreta usata in generale... nostro corpo diplomatico per cerare di aiutare in maniera indiretta i nostri connazionali e se sì in modo fu usata? Grazie.

CALAMAI E.: guardi, il problema era... vede, chi veniva in Consolato a chiedere aiuto, molto spesso approdava in Consolato e non aveva via di uscita, cioè non poteva uscire senza rischio irreale per la sua sopravvivenza. Io ricordo di casi di gente che mi ha detto se voi non mi fate stare qui io mi suicidio, perché sapeva, sapeva cos'è la tortura, sapeva che non si resiste alla tortura e sapeva che dopo si veniva comunque eliminati. Allora, nei primi tempi noi abbiamo cercato di trovare una soluzione presso dei Conventi, cioè certo non era sicuro al cento per cento, però insomma un convento è un posto abbastanza... normalmente rispettato dalla Polizia e abbiamo avuto anche Sarcedoti per questo mi riferivo prima, che erano disposti a collaborare, a dare una mano. Però poi è successo che il responsabile del Convento cominciasse a preoccuparsi, cominciasse a temere per la sicurezza dell'Istituzione e alla fine non volesse più, come dire, assumermi dei rischi al di là... di quello che era normale in qualche modo, non lo so. Allora ci siamo trovati a dover improvvisare qualcos'altro e in effetti c'era in Consolato, vede, il problema del Consolato è che... come un convento, non è un posto... è un posto rispettato, ma non è che... per la Convenzione di VIENNA in materia consolare, soltanto gli archivi hanno extraterritorialità, ma non potevano tenere gente in archivio, e allora siccome il Consolato a BUENOS AIRES è molto grande, avevamo trovato una stanza sotto... al piano sotto del mio ufficio, in cui abbiamo in effetti tenuto della gente, cercando di fare in modo che... non potevamo evitare che la cosa più o meno si sapesse, nel senso che accanto c'era la Camera di Commercio. Il mangiare gli veniva portato dal portiere, per cui insomma un... un minimo di fuga di notizie ci poteva essere, però avevamo anche trovato in questa situazione un equilibrio, e di fatto non abbiamo avuto particolari problemi.

AVV.STRILLAC.: ma questo chiamiamolo in maniera irregolare, però parcheggio di questi nostri connazionali, era istituito con lo scopo poi di tentare una...

CALAMAI E.: certo, certo il proble... loro stavano lì finché si poteva risolvere il problema, il che non era semplice.

AVV.STRILLAC.: anche con l'espatrio volendo, se era possibile.

CALAMAI E.: no, no, l'espatrio lo si garantiva, il problema era riuscire a fargli varcare la frontiera, il problema era che all'aeroporto di BUENOS AIRES c'era il controllo della Polizia. Il problema era capire se queste persone ricerc... siccome c'era una molteplicità di Forze non sempre ben coordinate fra di loro, grazie a Dio, cioè chi agiva in una provincia non dava i propri dati alla capitale o che ne so la Marina non era coordinata... cioè ognuno aveva un po' i propri elenchi, c'erano degli spazi per tentare l'espatrio, ma non si poteva neanche rischiare. Allora il problema era come ottenere un documento argentino che assicurasse la... il passaggio della frontiera. Molte volte noi siamo riusciti per esempio a fare arrivare e... questa gente che aveva bisogno di aiuto attraverso l'aeroporto, adesso non ricordo il nome, che... da cui si andava a MONTEVIDEO perché lì il controllo era minore. Il controllo grosso stava nei confronti dell'"AEROPORTO ESEISA" dove si volava in EUROPA, ma siccome l'URUGUAY era in mano ai militari, il controllo era... non si riteneva che chi aveva problemi sarebbe stato così folle ad andare lì. Poi a MONTEVIDEO gli veniva dato un biglietto dall'Ambasciata, un passaporto e potevano volare. Ci abbiamo avuto dei casi di... di ragazzi che non avevano carta d'identità o che sicuramente erano ricercati a BUENOS AIRES, allora lì prima di riuscire, le abbiamo provate tutte, ma prima di riuscire a trovare la soluzione son passati a volte anche dei mesi. In alcuni casi abbiamo, non lo so, forse non è formalmente corretto, ma abbiamo chiuso un occhio di fronte a una manipolazione del documento argentino, per dargli una nuova identità, e noi e... davamo un passaporto italiano con il nome nuovo, che però comunicavamo immediatamente al Ministero degli Esteri a ROMA, in modo che il passaporto poi gli veniva prelevato all'arrivo.

AVV.STRILLAC.: quindi in sintesi per concludere, di tutta questa vostra attività, chiamiamola segreta, riferita a questa camera, era un'attività svolta da voi in quanto tali o il Ministero a ROMA sapeva e non sapeva?

CALAMAI E.: beh, che ci fosse una camera non... loro sapevano che c'era...

AVV.STRILLAC.: beh, camera intendo dire tutta questa...

CALAMAI E.: loro sapevano che c'era...

AVV.STRILLAC.: e non sapevano.

CALAMAI E.: ...il Signor GIOVANNI ROSSI che aveva dei problemi e che il Signor GIOVANNI ROSSI aveva bisogno di un passaporto. Al fine... alla fine magari il passaporto era intestato a GIUSEPPE BIANCHI, però loro sapevano... seguivano l'iter burocratico, delle carte questo sì.

AVV.STRILLAC.: grazie.

CALAMAI E.: prego.

PRESIDENTE: nessun'altra domanda? Senta volevo sapere, queste persone che voi... alle quali avete dato assistenza, avevano una doppia cittadinanza, erano cittadini italiani e cittadini argentini?

CALAMAI E.: in alcuni casi sì.

PRESIDENTE: in altri invece?

CALAMAI E.: e in altri erano anche italiani insomma.

PRESIDENTE: soltanto... la cittadinanza solo italiana insomma.

CALAMAI E.: c'erano cittadini italiani e cittadini italiani e argentini.

PRESIDENTE: e i motivi per i quali erano perseguitati, ricercati quali erano?

CALAMAI E.: motivi... beh, attività sindacale, erano... ma i motivi sa erano i più... io ricordo una volta ho avuto dei ragazzi di sedici anni che hanno avuto bisogno di... ecco, mi scusi, mi sono bloccato perché credo di non essere stato del tutto onesto nel risponderle, in realtà c'erano anche cittadini argentini, ecco, io non ho avuto la forza di rifiutare aiuto a chi ne aveva veramente bisogno per... vedendo soltanto la cittadinanza. Comunque i motivi erano i più vari, c'erano... ho avuto due ragazzi argentini sedici anni che tornando da scuola, anche loro sono stati messi in guardia perché li aspettavano sotto casa, addirittura uno avevano preso un suo compagno e l'avevano messo al balcone perché indicasse quando si avvicinavano. E... questi qui non avevano... non potevano avere un'attività di guerriglia, erano semplicemente dei ragazzi idealisti che avevano messo su un giornale politicamente impegnato, che probabilmente non sapevano neanche quello che dicevano, che scrivevano e che di fatto molti di questi sono scomparsi. Questi due ragazzi per esempio avevano nella stessa classe due sorelle, no una sorella poi stava in classe con loro, ma sono andati a casa dei genitori di queste due e non le hanno trovate, allora la Polizia gli ha detto: "guardate quando arrivano mandatecele al Commissariato perché dobbiamo interrogarle", e i genitori le hanno portate al Commissariato tutte e due, e sono scomparse. Allora di fronte a queste tragedie, beh, bisognava anche insomma essere un po' elastici secondo me.

PRESIDENTE: quindi le categorie di persone che poi sono rientrate in questo fenomeno di queste persone scomparse, quindi lei ha parlato di coloro che svolgevano attività sindacale o attività politica o parapolitica in ambito studentesco mi pare di aver capito, e poi quali altre categorie furono...

CALAMAI E.: guardi glielo dico subito, il golpe aveva come obiettivo il raggiungimento della pace sociale, della stabilità duratura eliminando qualunque possibile oppositore, cioè intellettuali, Sindacalisti, studenti, soprattutto i giovani per il fatto di essere giovani già erano sospettati di collusione con la lotta armata, al di là di qualunque credibilità. C'erano certo, ma non erano soltanto loro, più c'erano molti elementi di antisemitismo, e questo si diceva, io non so se è stato dimostrato, si spiegava con l'esistenza di istruttori, di vecchi istruttori nazisti, approdati in ARGENTINA dopo la Seconda Guerra Mondiale e ancora attivi, cosa che si diceva anche in CILE. In realtà, ecco per farle un esempio che può sembrare una barzelletta, mi hanno raccontato di una famiglia fuori BUENOS AIRES che ci fu una retata e il Professore venne portato via perché gli trovarono un libro sul Cubismo, il Cubismo, CUBA, venne portato via.

PRESIDENTE: quindi intellettuali impegnati politicamente o ideologicamente a sinistra immagino.

CALAMAI E.: sì.

PRESIDENTE: questa era...

CALAMAI E.: sì.

PRESIDENTE: ...l'area nella quale potevano... Ecco, ma di lotta armata ce n'era...

CALAMAI E.: sì, c'era certo, c'era ma non... vede è stata usata come pretesto per scatenare il golpe, c'era ma non avrebbe mai secondo me avuto una capacità di prendere il controllo di un paese industrializzato, di stampo europeo, non era CUBA nel '59 l'ARGENTINA, non aveva nessuna chance di vincere una guerra, faceva dei colpi di spillo, creava disordine, ma non...

PRESIDENTE: quindi lei...

CALAMAI E.: ...non poteva...

PRESIDENTE: ...ha avuto difficoltà, poi è stato osteggiato diciamo da... ha avuto delle noie, diciamo che l'hanno spinta poi ad andare in pensione prematuramente, da quello che ho capito o ad essere trasferito, non so non abbiamo chiarito questo punto, questo proprio in conseguenza di un'attività che lei ha svolto in parte diciamo anche al di fuori dell'osservanza stretta delle regole...

CALAMAI E.: sì, guardi allora...

PRESIDENTE: e da parte di chi c'è stata questa...

CALAMAI E.: sì, sì.

PRESIDENTE: ...ostilità? Cosa le rimproverano in particolare?

CALAMAI E.: dunque, io sono partito nel maggio del '77 e... quando ormai avevo superato il termine per legge di permanenza in sede, cioè io... il D.P.R. 18 che regola il Ministero degli Esteri, prevede che si possa rimanere in sede quattro anni, io mi sono battuto per restare un po' di più e mi hanno dato mi pare sei mesi in più, però poi non c'è stato più niente da fare, tutto è stato regolare, io non posso dire di essere stato allontanato. E... non mi è mai stato rimproverato niente, certo si è creata una... un frattura, una... un imbarazzo, cose non dette ma presenti, che mi hanno messo forse a me a disagio al di là... al di là, io non posso dire onestamente di essere andato in pensione perché nel '75 ho dato una mano a qualcuno, questo non... non sarei onesto, posso dire però che si è creata una ferita che non si è del tutto rimarginata.

PRESIDENTE: perché ha avuto una sede non all'altezza delle sue possibilità successivamente o cosa?

CALAMAI E.: no, no, non è così, ho avuto dei problemi, ma non... io sono stato in NEPAL come Ambasciatore, come Ambasciatore, voglio dire, sembrerebbe una cosa positiva, no? Certo il NEPAL non è il centro del mondo, ma poi ecco vorrei anche dire questo, l'amministrazione dello Stato non crea situazioni di rottura, offre poi possibilità di reintegrare chi... ricordo una volta mi è stato detto: "ma nel tuo fascicolo non risultano particolari peccati mortali", ecco quindi una possibilità di... come dire, di trovare sbocchi anche dignitosi professionalmente mi è stato offerta, il problema a quel punto era mio, nel senso che mi sentivo io psicologicamente a disagio.

PRESIDENTE: comunque lei ha detto che da parte del Governo Italiano non c'è stata una risposta adeguata alla gravità del fenomeno che... di quello che stava accadendo in ARGENTINA, questo mi pare di aver capito.

CALAMAI E.: beh, direi sì, proprio così.

PRESIDENTE: e anche da parte dell'Ambasciata ci sono stati contrasti, anche con l'Ambasciata?

CALAMAI E.: contrasti...

PRESIDENTE: con l'Ambasciata...

CALAMAI E.: ...miei?

PRESIDENTE: sì.

CALAMAI E.: sì.

PRESIDENTE: cioè tra Consolato e Ambasciata...

CALAMAI E.: sì, sì.

PRESIDENTE: ...non c'è stata la stessa...

CALAMAI E.: sì.

PRESIDENTE: va bene. Dei casi dei quali noi ci stiamo occupando in particolare, di queste uccisioni, scomparse, lei non ha avuto notizie particolari?

CALAMAI E.: io credo di ricordare, però... credo di ricordare, credo che... credo di ricordare un tragico avvenimento avvenuto al TIGRE, no? Quello nel... credo che sì, però ecco purtroppo...

PRESIDENTE: cioè si riferisce al MASTINU...

CALAMAI E.: MASTINU sì.

PRESIDENTE: ...e MARRAS?

CALAMAI E.: sì.

PRESIDENTE: che cos'è che ha potuto sapere a questo riguardo?

CALAMAI E.: e... abbiamo ricevuto una segnalazione dai familiari e... onestamente adesso così ricordare che cosa è stato fatto mi resta difficile. Ricordo che abbiamo ricevuto la segnalazione, non credo che ci sia stato un "habeas corpus", perché sono stati ammazzati, se non sbaglio, per cui probabilmente avremmo chiesto spiegazioni.

PRESIDENTE: non lo ricorda, ma queste richieste che voi facevate, che mandavate per iscritto per sapere notizie su persone in particolare, che risposte avevano?

CALAMAI E.: no, scusi, le richieste, le note verbali le faceva l'Ambasciata, cioè noi comunicavamo immediatamente all'Ambasciata e al Ministero degli Esteri, e la competenza per i rapporti diplomatici spetta all'Ambasciata.

PRESIDENTE: ecco, ma queste richieste fatte dall'Ambasciata...

CALAMAI E.: nessuna risposta.

PRESIDENTE: non venivano proprio...

CALAMAI E.: no, erano molto... io non lo so, forse c'è stato qualche caso, ma sicuramente dei casi molto rari.

PRESIDENTE: e nonostante questa mancata risposta non c'era la presa di posizione più decisa da parte dell'Ambasciata?

CALAMAI E.: forse ogni tanto si faceva una seconda nota verbale.

PRESIDENTE: il sollecito.

CALAMAI E.: il sollecito sì.

PRESIDENTE: ha concluso il Pubblico Ministero? Gli altri Difensori? La ringraziamo, buongiorno. Dobbiamo fare entrare un altro teste.

AVV.DE FIGUE.: si può chiamare il teste Presidente URIEN?

PRESIDENTE: sì.

AVV.DE FIGUE.: grazie.

VOCI: (in sottofondo).


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