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9.11.2000 - Requisitoria del P.M. Francesco Caporale

Stato

Presidente: MARIO D'ANDRIA
Giudice a Latere: STEFANO PETITTI
Pubblico Ministero: FRANCESCO CAPORALE
Cancelleria: ORIETTA CALIANDRO

UDIENZA DEL 9.11.2000
Requisitoria del P.M. FRANCESCO CAPORALE




PRESIDENTE: Allora, gli imputati sono tutti contumaci. C'è l'Avvocato Masini che...

AVV. MASINI: Avvocato Masini in sostituzione dell'Avvocato Strillacci.

PRESIDENTE: sia dell'Avvocato Strillacci che dell'Avvocato Scialla. Parti Civili sono già...

VOCI: (in sottofondo)

PRESIDENTE: sì, tutti presenti. Allora dobbiamo dichiarare utilizzabili gli atti che erano sin dall'inizio nel fascicolo del dibattimento, e quelli che abbiamo assunto nel corso del dibattimento, che abbiamo acquisito nel corso del dibattimento. Possiamo dare la parola al Pubblico Ministero per la Requisitoria finale. Prego!

P.M.: Signor Presidente, Signor Giudice a latere, Signori Giudici Popolari, quando due anni e mezzo fa mi fu detto che avrei dovuto seguire questo Processo, io mi sono visto arrivare nel mio Ufficio una trentina di faldoni processuali, come questo che ho qui davanti. La prima reazione è stata di perplessità, di incredulità, di stupore, intanto non sapevo neanche che esistesse da tanti anni, dall'83, un fascicolo aperto alla Procura di ROMA che riguardava la vicenda dei "Desaparecidos", e la prima reazione è stata anche quella di chiedermi che senso avesse celebrare in ITALIA un Processo per questi fatti. Devo dire che immergendomi totalmente nelle carte processuali la risposta mi è arrivata subito, la risposta sul perché bisognasse dopo tanti anni, comunque, rendere giustizia a chi aveva subìto quelle cose orrende, che cominciavo a scoprire leggendo le carte processuali. Mi sono imbattuto pagina dopo pagina in dichiarazioni di ragazzi che avevano la mia età, quando questi fatti accadevano, ragazzi che avevano subìto torture, umiliazioni, vessazioni inenarrabili, ragazzi che avevano semplicemente la colpa di appartenere ad una generazione che aveva vissuto quei venti di libertà, di speranza, quei sogni che in tutto il mondo erano rappresentati da quegli ideali magari un po' ingenui. Ci sono stati quelli del '68, che hanno poi rappresentato qualcos'altro negli anni '70, una piccola frangia, una scheggia modestissima rispetto alla massa di giovani, che avevano vent'anni in quell'epoca, abbraccio la lotta armata; ma io credo che la stragrande maggioranza di quella generazione, a cui devo confessare il mio orgoglio ad appartenere, per ragioni anagrafiche e non solo anagrafiche, la stragrande maggioranza di quella generazione ha assorbito, ha fatto propri ideali di giustizia, di democrazia, di uguaglianza, di solidarietà, che io mi auguro la vostra Sentenza esprima. Ho fatto questa premessa, perché penso di non sbagliare se immagino che anche Voi prima di entrare in quest'Aula, quando in Camera di Consiglio vi sarà stato detto, dobbiamo affrontare un Processo che riguarda questo argomento, i "Desaparecidos". Vi sarete sicuramente anche Voi chiesti che senso avesse fare un Processo del genere in ITALIA tanti anni dopo, c'è una risposta tecnico giuridica che è quella che possono offrire le norme processuali. Questo Processo esiste perché una norma, l'art. 8 del nostro codice penale consente di giudicare qui in ITALIA fatti che integrano delitti politici commessi all'estero in danno di cittadini italiani, ma questa è solo una norma tecnico giuridica. Io credo che dietro la forma, dietro le norme, che sono spesso fredde e inutili, esiste una verità più alta, più nobile che non appartiene al mondo del diritto, ma dell'umanità intera. La Giustizia ha un qualcosa di più elevato che non può restringersi nelle poche o tante pagine di un codice penale o di procedura penale. Io credo che se ignoravate, come io ignoravo tutti questi particolari agghiaccianti che sono stati spiegati con dolore, con fatica, con pudore spesso, dai testi che sono passati qui, se avevate delle zone d'ombra, queste zone d'ombra sono state squarciate dai racconti ascoltati in quest'Aula, e la risposta sul perché dovesse celebrarsi un processo e se fosse giusto farlo, credo che Vi sia arrivata proprio dai testimoni che avete sentito. Io ho detto all'udienza del 30 marzo, quando mi è stato gentilmente concesso di fare un'esposizione introduttiva, che le nuove norme adesso non prevedono più, che quando mi sono accostato a questo Processo dell'ARGENTINA sapevo quel poco che noi italiani sappiamo, in maniera anche un po' oleografica o folcloristica. L'ARGENTINA era quella terra molto lontana, che produce oltre che buone bistecche, grandi calciatori, e a ROMA per fortuna ne è piena sia da una sponda che dall'altra, che produce tango, empanadas, e che ha prodotto - purtroppo -negli anni '70 questa generazione di "Desaparecidos"; ma chi fossero i "Desaparecidos" non l'abbiamo mai saputo se non quando un pugno di madri coraggiose, alcune delle quali Voi avete conosciuto in quest'Aula, non hanno deciso di continuare a battersi fino alla fine, fino allo stremo per ottenere giustizia per i loro figli. E allora mi è venuto spontaneo cercare di sapere il più possibile su questa terra lontana, ma culturalmente tanto vicina all'ITALIA. E la prima cosa che mi ha sorpreso è scoprire, e Ve l'ho detto già nell'udienza del 30 marzo, che questa terra è una terra grande dieci volte l'ITALIA, l'ARGENTINA ha una superficie di tre milioni di chilometri quadrati circa, contro i poco più di trecentomila chilometri quadrati dell'ITALIA, e in questa terra enorme vive quasi la metà della popolazione che invece contiamo in ITALIA. In ITALIA siamo quasi sessanta milioni, secondo gli ultimi censimenti, in ARGENTINA sono trentasei milioni. Quindi in una terra che dieci volte l'ITALIA vive la metà della popolazione che abbiamo noi italiani. E mi è venuto spontaneo pensare, visto che quasi un terzo di questa popolazione ARGENTINA è di origine italiana, che in effetti l'ARGENTINA è un po' il secondo paese del mondo in cui vivono più italiani. E' una specie di ITALIA posta ad oltre diecimila chilometri di distanza da noi, ma che dell'ITALIA ha tutto quello che noi possediamo, la cultura, la sensibilità, le tradizioni familiari.

Poi ho voluto cercare di capire perché sia accaduto in ARGENTINA quello che è accaduto negli anni '70, e questo mi ha ovviamente imposto uno studio, che devo dire forse ha rappresentato la parte più ostica, più difficile per me in questo Processo, uno studio della storia ARGENTINA, io adesso non voglio fare il professorino, per carità, dirò soltanto alcune cose elementari. L'ARGENTINA è stata... l'ARGENTINA, forse tutta l'AMERICA LATINA, comunque l'ARGENTINA è stata scoperta nel 1516, ha ottenuto l'indipendenza tre secoli dopo, nel 1816, è una terra che ha avuto una costante rappresentata da queste dittature militari, come ha incisivamente detto in quest'Aula ITALO MORETTI, è un Paese dove ogni tanto i militari prendono il potere poi, dopo qualche anno, così, improvvisamente, si ritirano nelle proprie caserme. Ne ha conosciute tante di dittature, ma nessuna ha mai avuto la ferocia, la crudeltà, la scientificità del golpe militare del 24 marzo del '76. Non è stato facile capire la storia argentina e la storia politica argentina, Voi avrete sentito parlare spesso in quest'Aula di JUAN DOMINGO PERON, è importante capire questa figura, perché in qualche modo attraversa in maniera trasversale tutta la storia argentina e tutta la politica argentina, non è facile comprenderlo e devo dire in questo, due Giornalisti, due Scrittori di razza, MORETTI, ITALO MORETTI, italiano, e ORAZIO VERDISCHI, argentino, hanno finito in sostanza per darne un'immagine corrispondente analoga. Voi ricordate cosa disse ORAZIO VERDISCHI in quest'Aula, quando io gli chiesi di spiegare chi era PERON, lui è ricorso ad un'immagine molto efficace, ha fatto un sorriso e ha detto: "PERON è un animale mitologico con la testa di destra e un grande corpo di sinistra". E qui c'è tutto l'enigma del personaggio PERON, e la difficoltà per noi anche di decifrare quel movimento importantissimo per l'ARGENTINA, che è stato e che continua ad essere il Peronismo. Sostanzialmente non diversa è stata quella battuta a cui ha ricorso invece ITALO MORETTI, per far capire la difficoltà che abbiamo sempre avuto noi italiani ad interpretare il personaggio PERON, e lui ha ricordato visivamente un'immagine in PIAZZA DEL POPOLO, qui a ROMA, quando nel marzo del '73, gli era capitato di intervistare per la radio PERON, e ha raccontato che uscendo da VIA DEL BABUINO, dove c'era all'epoca la sede della "RAI", fu colpito in PIAZZA DEL POPOLO da due scritte sulla piazza, di segno chiaramente opposto, in una più o meno c'era scritto: "i giovani della FGCI salutano il compagno PERON", dalla parte opposta: "Il Fronte Nazionale della Gioventù saluta il camerata PERON". Questa è la difficoltà di capire per noi italiani, che ragioniamo sicuramente con un'ottica europea, la figura di DOMINGO PERON, l'abbiamo sempre probabilmente liquidato un po' frettolosamente come personaggio di destra, perché aveva in fondo per noi europei tutti i requisiti per essere considerato tale, un Generale salito al potere inizialmente in maniera autoritaria, che il potere aveva sempre conservato in maniera plebiscitaria, però devo anche dire che questo potere lo conservò in maniera plebiscitaria, perché il popolo argentino - in maniera plebiscitaria - gli diede il suo voto. E allora vediamo chi era PERON, ho citato prima quello che disse in udienza ITALO MORETTI, che vedo qui presente, e la cosa mi fa piacere, e quello che disse anche ORAZIO VERDISCHI: "l'animale mitologico con la testa di destra e il corpo di sinistra", o quel personaggio che destra e sinistra in ITALIA consideravano entrambe appartenergli. PERON era apparso sulla scena politica argentina nel '45, nei primi anni '40, come giovane Colonnello nell'ambito di un golpe militare, appunto uno dei tanti golpi militari spesso indolori, tranne quello di cui parleremo, e aveva subito ottenuto un vastissimo consenso popolare come Segretario al lavoro. Però si porta dietro, sicuramente anche grazie al carisma di quella figura mitica e dolcissima che fu la moglie EVA DUARTE, EVITA, si porta dietro centinaia di migliaia o milioni di "Descamisados", o le "Capecitas negras" di cui ha parlato sempre MORETTI in udienza, cioè il proletariato e sottoproletariato argentino degli anni '40, diventa l'idolo delle folle. Diviene Presidente una prima volta nel '46, nel '51, finito il suo primo periodo presidenziale, viene rieletto in maniera plebiscitaria. Nel '52 muore EVITA PERON, il Generale forse conosce un periodo di appannamento di immagine probabilmente, fatto sta che nel '55 viene rovesciato da un altro golpe militare, quello del Generale ARAMPURU. E' abbastanza curioso e divertente vedere questi militari rovesciati a loro volta da altri militari. Dal '55 PERON conosce un esilio quasi ventennale che lo terrà fino al '73 in SPAGNA, nella SPAGNA di FRANCISCO FRANCO, lontano dal suo Paese.

Il Peronismo tuttavia continua ad essere la parte dominante della politica argentina, della storia argentina, e PERON incoraggia, dall'esilio spagnolo, proprio il formarsi di una nuova generazione anche di peronisti, di giovani che non l'avevano conosciuto, che non avevano vissuto sotto il Peronismo e che tuttavia, in un momento in cui il mondo intero era pieno anche di simboli diversi, voglio dire, noi in ITALIA ricordiamo anni in cui le manifestazioni giovanili avvenivano inneggiando e proponendo immagini, per esempio di "CHE" GUEVARA, anche lui figlio di questa ARGENTINA, "CHE" GUEVARA era di ROSARIO, morì a trentanove anni nel '67 in BOLIVIA, come tutti sappiamo, aveva tutto, l'età, la nascita argentina, aveva quello che aiuta a fare di un uomo un mito e un eroe, "Gli eroi sono tutti giovani e belli" cantava GUCCINI; "CHE" Guevara era morto giovane per un ideale, e tutto il mondo giovanile all'epoca condivideva, l'ARGENTINA solo in piccolissima parte riconosce, e questa è una cosa curiosa, riconosce se stessa nella figura di "CHE" GUEVARA, una parte minima, la stragrande maggioranza, anche dei giovani argentini, che pure non avevano conosciuto PERON, si identifica invece nel movimento peronista, e nasce così la "Joventù Peronista", che è un fenomeno stranissimo, perché è un movimento che coagula idee di sinistra, di giustizia sociale, di solidarietà, di uguaglianza, al di fuori di quelli che sono i canoni classici tradizionali per noi europei, abituati a pensare alla sinistra come un qualcosa che debba essere di matrice necessariamente marxista-leninista. La sinistra giovanile argentina è la sinistra peronista, giovani che, ripeto, erano semplicemente nati negli anni '50, che quindi non avevano assolutamente vissuto il Peronismo, e tuttavia ne fecero la loro bandiera. Gli anni '60 furono per l'ARGENTINA non diversi da quelli che sono stati in EUROPA, e non solo in EUROPA, ma in tutto il mondo, furono anni in cui, come ho detto prima, soffiava un forte vento di libertà, anni in cui i giovani erano disposti anche a morire per un ideale. Io adesso mi rendo conto che sto correndo il rischio di fare un po' l'apologia dell'estremismo di sinistra, e voglio subito chiedere di credere nella mia buona fede. Quando io dico: "ci ho l'orgoglio di appartenere a quella generazione che aveva vent'anni negli anni '70", mi riferisco, lo ripeto, a quella stragrande maggioranza di giovani che non hanno mai praticato la lotta armata, ma che sono vissuti facendo propri sentimenti di giustizia sociale e di solidarietà, che i decenni successivi non hanno più avuto. E io devo dire, penso con tristezza a questo mediocre fine millennio che sta producendo giovani senza valori.

L'ARGENTINA attende il ritorno di PERON, questa "Joventù Peronista" sente il bisogno di riaffidare il proprio Paese al vecchio Generale. Questo accadrà perché nel '72 l'ultimo dittatore, LANUS, in maniera abbastanza curiosa come ogni tanto facevano, ripeto, questi dittatori, decide di riconsegnare il Paese a libere elezioni democratiche. Nel '72 indìce elezioni democratiche, in sostanza c'è una clausola che avrebbe dovuto impedire a PERON di parteciparvi, perché potevano candidarsi soltanto quanti risiedessero in ARGENTINA alla data di agosto del '72. Questo ostacolo formale viene però aggirato da PERON, che rientra per un breve periodo autorizzato da LANUS, nel novembre del '72, e si incontra con quello che sarà il suo uomo di paglia o la sua testa di legno, e cioè HECTOR CAMPORA. HECTOR CAMPORA diventa il candidato peronista a queste elezioni, elezioni che stravince, proprio perché tutti sapevano che dietro CAMPORA in realtà c'era PERON, elezioni che stravince nel marzo del '73. E qui arriva il momento di maggiore esaltazione da parte di questi giovani, il rientro del Generale è previsto per il 20 giugno del '73, e qui avviene quell'episodio di cui Vi hanno già parlato tanto ITALO MORETTI che ORAZIO VERDISCHI, e cioè quella che è nota come la "Strage di ESEISA". ESEISA è l'aeroporto internazionale di BUENOS AIRES, la loro FIUMICINO per intenderci, in quell'aeroporto avrebbe dovuto atterrare il 20 giugno del '73 JUAN DOMINGO PERON, che cosa avviene? Avviene che tutto il peronismo, e qui si scoprirà in maniera evidente che esiste un Peronismo di destra e uno di sinistra, tutto il peronismo si porta ad ESEISA per accogliere, come il salvatore della patria, il vecchio Generale. E accade che, come spesso succede quando in troppi hanno lo stesso idolo, accade che si contengano i posti più vicino al palco, accade che la destra peronista, che presidiava il palco, apre il fuoco contro questi giovani peronisti, vengono uccisi tredici ragazzi, restano ferite centinaia di altre persone.

Qui si fa chiara, in maniera direi proprio evidente, che il Peronismo ha due anime, che è lacerato in realtà da intendimenti opposti; la posizione che assumerà PERON allontanerà sempre di più i giovani peronisti, e il distacco totale tra la gioventù peronista e il suo punto di riferimento, il suo vecchio Generale, avviene il primo maggio del '74, in quello che è il luogo storico per tutto il popolo argentino, e cioè la PLAZA DE MAYO o DE MAJO, secondo la pronuncia argentina, che si trova davanti alla CASA ROSADA, che è la sede del Presidente della Repubblica Argentina. Il primo maggio del '74, durante una celebrazione, che anche per loro esiste, della festa del lavoro, PERON bolla i giovani peronisti che riempiono la piazza come imbelli e inderbi, i giovani peronisti ammainano le loro bandiere, voltano, non solo simbolicamente parlo io, materialmente le spalle al vecchio Generale, abbandoneranno la piazza, alcuni di questi finiranno per confluire nei "Montoneros", che è quel gruppuscolo che sicuramente praticò la lotta armata, ma che rappresentò una goccia infinitesimale nel mare di quell'enorme movimento pacifista, sostanzialmente pacifista, che fu la gioventù peronista. Cosa accade successivamente? Accade che neanche due mesi dopo, o meglio, esattamente due mesi dopo, il primo luglio del '74, PERON muore e gli succederà la seconda moglie, MARIA ESTELA MARTINEZ, detta ISABELITA, attrice, ballerina, secondo altri entreneuse, nel libro di ITALO MORETTI è riportato un modo di dire degli argentini, che evidentemente non amarono mai ISABELITA, e che amarono invece intensamente EVITA, e spero che la mia pronuncia non sia sbagliata, ma più o meno quello che MORETTI scrive degli argentini dicevano: "si EVITA viviera, ISABELITA seria copera". E cioè se EVITA ancora vivesse, ISABELITA starebbe continuando a versare coppe di champagne nei locali dove faceva l'entreneuse, prima di diventare Presidente dell'ARGENTINA. E' un Presidente semplicemente formale, perché in realtà l'ARGENTINA cade nelle mani di quello che viene chiamato lo stregone LOPEZ REGA, JOSE' LOPEZ REGA era una sorta di Astrologo Esoterico, molto caro al Generale PERON, che quando ISABELITA rimane vedova, di fatto prende le redini di questo Paese tormentato. E' LOPEZ REGA che crea sul finire del '74 le "TRIPLE A", l'Alleanza Anticomunista Argentina. Veri e propri squadroni della morte, che cominciano quindi già prima, già quasi due anni prima del golpe militare del 24 marzo del '76, a praticare in maniera scientifica quel meccanismo di sequestri, torture, eliminazioni fisiche che costituiranno poi il piano di un orrendo genocidio, che è quello che avrebbe dovuto portare lo sterminio, e di fatto portò allo sterminio di un'intera generazione.

La "TRIPLE A" rappresenta semplicemente la premessa di quello che di lì a poco accadrà. Nel '75 ISABELITA viene indotta a firmare lo stato d'assedio con un decreto che sostanzialmente attribuisce all'Esercito ogni ampio potere in quella che viene chiamata " la lucia anti sovversiva", la lotta alla sovversione. Sovversione rappresentata spesso solo da giovani qualche volta di diciassette anni, che osano chiedere per esempio una riduzione del biglietto dell'autobus, come accadde a PABLO DIAZ, a NORMA, CLAUDIA FALCONE e ad altri giovani nella città di LA PLATA, nel '76; o sovversivi che sono semplicemente tali, perché passano il loro tempo a insegnare, a leggere, a scrivere, a quei poveracci che abitavano, quelle che a BUENOS AIRES chiamano le "villas miserias", cioè le "bidonville", le "favelas" i sobborghi di BUENOS AIRES abitati dalla gente più umile. Questo decreto che sancisce lo stadio d'assedio, dicevo praticamente, trasferisce nelle mani dell'Esercito, dei militari ogni ampio potere nella lotta antisovversiva. Il passo verso il golpe militare del 24 marzo '76, è stato poi facile, era nell'ordine delle cose.

Il 24 marzo del '76, viene rovesciata ISABELITA, è una giunta composta dai vertici dell'Esercito, della Marina e dell'Aviazione, e cioè GHEORGHE RAFAEL VIDELA, Comandante in capo dell'esercito. ORLANDO RAMON AGOSTI, il Brigadiere AGOSTI, Brigadiere nel senso di Generale di brigata, ovviamente non di Brigadiere come intendiamo qui in Italia, Comandante dell'Aviazione militare; e quella figura sinistra che è EMILIO EDOARDO MASSERA, Ammiraglio, Comandante della Marina, prendono il potere. E qui devo tornare a fare quella riflessione che ho fatto nel corso della mia esposizione introduttiva. Il golpe militare in Argentina del '76 era stato preceduto, quasi tre anni prima, l'11 settembre del '73, da un colpo di stato in CILE, che ha accompagnato, ricordo benissimo, in maniera intensa quegli anni in ITALIA, in cui vennero organizzate manifestazioni di massa studentesche e anche di altri settori della vita civile, di sostegno a quello che era accaduto in CILE. E io mi sono sempre chiesto, come mai non sia successo nulla di questo genere di fronte al golpe dell'ARGENTINA del marzo '76. Ho cercato di pensarci su e mi sono dato delle risposte. Una prima risposta è di carattere emotivo e cioè, il colpo di stato dell'11 settembre del '73 in CILE aveva tutto per colpire in maniera diretta, come un pugno allo stomaco, l'immaginario collettivo. Era il colpo di stato, di militari, la faccia feroce di PINOCHET, contro un Governo di sinistra, rappresentato da SALVADOR ALLENDE, in quel momento era Presidente della Repubblica cilena SALVADOR ALLENDE, socialista, governava una Giunta di centro sinistra, niente di estremamente rivoluzionario, una semplice Giunta di centro sinistra. Il golpe cileno avviene in maniera sanguinosa, perché c'è questo assalto alla MONEDA, che era la sede presidenziale cilena, ALLENDE preferisce suicidarsi, sparandosi un colpo di fucile, piuttosto che cadere in mano ai militari che avevano assaltato la MONEDA. In ARGENTINA non ci fu nulla di tutto questo, il golpe argentino era quanto di più indolore, tra virgolette, ci potesse essere. E dirò di più, era un golpe militare di destra, che sostanzialmente rovesciava un Governo di destra. Questa è una prima risposta, che ho cercato di dare a me stesso sul perché non ci fosse stato per l'ARGENTINA, quella reazione di massa emotiva che pure noi italiani avemmo di fronte al golpe cileno. Ci fu anche, sicuramente, un'altra ragione e cioè, devo dire anche la sinistra europea in generale, non si sottrasse a questo errore, neanche quella italiana, tutto sommato considerò VIDELA un moderato rispetto a quella che era la situazione in quel momento esistente in ARGENTINA. Era l'Argentina in cui c'erano le "TRIPLE A", in cui avvenivano sicuramente, perché sarebbe stupido negarlo degli atti terroristici, era un'ARGENTINA in cui sembrava quasi che la figura di un militare, tra virgolette, moderato, come cercò di proporsi VIDELA, potesse rappresentare una via d'uscita. Quest'errore ce lo siamo portati dietro per anni, e anche quest'equivoco sulla stessa figura dei "desaparecidos", ce lo siamo portati indietro per anni. Probabilmente all'inizio abbiamo scambiato i "desaparecidos" per "tutamaros" o qualcosa che finiva con la esse. Abbiamo pensato che fossero tutti dei terroristi, ripeto, se si vuole fare un'operazione seria, storica, non bisogna nascondersi la verità. Ci furono gruppi terroristici, ci furono fatti terroristici. Esisteva l'ERP, l'Esercito Rivoluzionario del Popolo, esisteva la lotta armata da parte dei "montoneros", ma io penso di poter affermare in assoluta tranquillità, che gli aderenti alla lotta armata non siano stati più di mille e cinque in totale; per sbarazzarsi di millecinquecento terroristi o praticanti la lotta armata, la dittatura militare pensò bene di sterminare un'intera generazione. Quando dico che non potevano essere più di mille e cinque, lo dico riflettendo su un'altra cosa, e qui devo riferirmi a una mia esperienza personale. Io a metà degli anni '80 ero già Magistrato da cinque anni, ho avuto un'esperienza, di qualche anno, a quella che allora era la Direzione Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena, e che adesso si chiama Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Mi occupavo di detenuti, e nell'ambito detenuti mi occupavo anche di detenuti della massima sicurezza. In ITALIA, e lo posso dire con dati di fatto alla mano, e l'ITALIA è un Paese di circa sessanta milioni di abitanti, con una tradizione marxista, leninista e tutto quello che vogliamo, nota, in ITALIA nell'85/'86 avevamo nelle nostre carceri, complessivamente, tra detenuti per fatti di terrorismo di destra e di sinistra, non più di millecinquecento giovani. Ed è un Paese di sessanta milioni di abitanti con quella tradizione marxista e di pratica anche della lotta armata, che conosciamo. Non potevano essere più di mille, millecinquecento i veri appartenenti alla lotta armata in ARGENTINA.

Cosa accade con il golpe militare del 24 marzo '76? L'ARGENTINA viene divisa in cinque zone militari, ognuna di queste zone militari corrisponde al comando di uno dei corpi dell'Esercito. La zona 1, che corrisponde all'area di BUENOS AIRES capital federal, e della provincia di BUENOS AIRES, è sotto il comando del primo corpo dell'Esercito. Comandante del primo corpo dell'Esercito è CARLOS GUILLERMO SUAREZ MASON, che quindi diviene Comandante della zona 1. Una zona 2 è quella che corrisponde grosso modo alla provincia di ENTRERRIOS, a nord di BUENOS AIRES, c'è una zona 3, che corrisponde alla provincia del TUCUMAN e di CORDOBA, sotto il comando di un altro Generale feroce di cui abbiamo sentito parlare in quest'Aula, MENENDEZ. Noi abbiamo sentito in una delle tante udienze alcuni sopravvissuti, di un centro clandestino di detenzione, che non riguarda esattamente i nostri casi, ma che tuttavia fu certamente uno dei più spietati, cioè il centro clandestino detenzione, "LA PERLA" di CORDOBA. E c'è poi la zona 4 che rappresenta un po' una anomalia, perché è una zona complessivamente piccola all'interno di quella zona più grande, che è la zona 1. La zona 4 corrisponde geograficamente all'area TIGRE, "CAMPO DE MAYO", ed è sotto il comando degli istituti militari. A comandare gli istituti militari c'era in quel momento il Generale di divisione SANTIAGO OMAR RIVEROS, che diviene quindi Comandante della zona 4. La quinta zona è quella che abbraccia il sud del Paese il CONOSUR, la zona della PATAGONIA, TIERRA DEL FUEGO.

Tutto questo ovviamente lo si saprà meglio solo dopo, quando questa macchina del terrore è già messa in moto, quando già a migliaia e migliaia i giovani iniziano a sparire. L'unica voce pubblica, che in quegli anni in ARGENTINA denuncia questo, è rappresentata da quelle madri coraggio, di cui ho parlato. Qualcuna di queste l'avete imparato a conoscere anche Voi in quest'Aula, una è presente anche oggi ANGELA BOITANO, che perse il figlio MICHELANGELO nel'76 e la figlia ADRIANA nel '77. Purtroppo la mancanza di elementi non ha consentito di portare qui, anche il caso relativo alla scomparsa dei suoi figli, ma l'impegno morale di RITA BOITANO non le ha impedito di seguire tutte le udienze di questo Processo, e ha voluto essere qui anche oggi per sentire questo ragazzo di cinquant'anni, che Vi parla. Le madri di PLAZA DE MAYO diventano l'associazione che conosciamo nel '77, nell'aprile del '77. E nascono in maniera casuale, come spesso le grandi cose nascono in maniera casuale, perché due o tre madri accomunate dallo stesso dramma di non sapere più nulla dei propri figli spariti, decidono di andare a protestare o a chiedere notizie in PLAZA DE MAYO, questo luogo storico, come ho detto prima, il luogo, il cuore di BUENOS AIRES. Vanno lì, perché lì c'è la CASA ROSADA, vanno lì, forse sperando ingenuamente di poter parlare con VIDELA e chiedere addirittura a lui direttamente notizie dei loro figli. Iniziano a essere insolentite, percosse, allontanate dalla piazza, diventano subito "las locas de PLAZA DE MAYO", le pazze di PLAZA DE MAYO. Queste pazze, che inizialmente erano due o tre, diventano rapidamente decine, centinaia di migliaia e ancora oggi semmai doveste andare a BUENOS AIRES, il giovedì pomeriggio, trovereste queste madri, ognuna con in testa il fazzoletto con il nome e la data di scomparsa del proprio figlio, che continuano a girare attorno a questa piazza, alla ricerca certamente non più di un figlio, che avrebbe oggi cinquant'anni, e neanche di un cadavere; alla ricerca di una cosa che io mi auguro quest'Aula e questa Corte potrà dare, di un po' di giustizia. Fu proprio quest'opera silenziosa e costante delle madri di PLAZA DI MAYO, che portò gradualmente a una erosione di quel monolitico potere della dittatura militare.

Qualcuno dei primi sopravvissuti, che venivano liberati con la minaccia di non raccontare nulla dell'esperienza attraversata, approfitta per quel coraggio che ti dà la lontananza fisica dal tuo Paese, e mi riferisco alle testimonianze di ANNA MARIA MARTI' e SARA SOLARS OSATINSKI (come da pronuncia), non sono venute in quest'Aula, si tratta di due sopravvissute dell'ESMA, la Scuola di Meccanica della Marina, che ho definito un "AUSCHWITZ" argentina, ma dovrei dire che di "AUSCHWITZ", di MATAUSEN di DACHAU ce n'erano almeno trecentocinquanta, nell'ARGENTINA di quegli anni. Queste due ragazze SARA SOLARS OSATINSKI e ANNA MARIA MARTI', sul finire del '79 raccontano, dalla SVIZZERA dov'erano riparate, la loro orrenda esperienza. Le segue ELENA ALFARO, che non ha voluto essere qui presente, ma di cui comunque invito la Corte a leggere quanto ebbe a dichiarare il 2 luglio dell'85 nel Processo alle Giunte, e iniziano a prendere coraggio quei pochi sopravvissuti, schegge nel mare dei trentamila "desaparecidos". E a quel punto quando la verità comincia a essere nota, l'ARGENTINA sa chi sono i macellai del potere, e sa quali sono i numeri, le modalità, le dimensioni di quella mattanza, che ha sterminato una intera generazione.

Il Paese semmai avesse espresso una qualche forma di consenso ai militari, volta le spalle al regime, e l'ultima spiaggia come spesso accade ai regimi dittatoriali in difficoltà, è rappresentata da un tentativo goffo di vincere una guerra. Una guerra vera, non una guerra come quella guerra contro poveracci di vent'anni, disarmati, che era stata portata avanti con tanto vergognoso orrore. Dovettero coniare un neologismo per giustificare quella crudeltà, si inventarono il neologismo di "gherra susia" (come da pronuncia), guerra sporca. Riconoscendo, volendo far passare l'idea, da una parte che si trattasse di una guerra e dall'altra così, dicendosi loro stessi che forse i mezzi usati, erano stati sporchi. Fu una cosa sporca, ma non fu una guerra, non fu una guerra se per guerra intendiamo, come deve intendersi secondo un minimo elementare di ragionevolezza, uno scontro tra persone armate contro altre persone armate. E di che cos'erano armati questi giovani che venivano sottratti nelle loro case nel cuore della notte, nel sonno o per strada completamente inermi, incappucciati, bendati, portati in questi centri clandestini, torturati e poi eliminati o con i "voli della morte", di cui abbiamo parlato in quest'Aula più volte, o attraverso quell'altra pratica oscena che chiamavano "asado", "asado" sta per grigliata, carne alla brace, cioè "l'asado" è quello che è la nostra grigliata. Molti di questi giovani venivano uccisi, messi uno sull'altro, insieme a copertoni di gomme di autoveicoli e veniva dato fuoco; questo lo chiamavano "asado". Sto parlando del tentativo del regime militare di guadagnarsi quel consenso che stava perdendo.

Questo tentativo, quest'ultima spiaggia, ma proprio ultima spiaggia nel senso anche materiale del termine, è rappresentato dalla guerra delle MALVINAS, o meglio di quelle che per gli argentini sono le MALVINAS e per gli inglesi invece le FALKLAND. Una specie di guerra lampo voluta incautamente dalla Giunta Militare, che era al potere nell'82, e che si risolvette nel giro di due mesi in maniera vergognosa per l'ARGENTINA, che d'altra parte nulla poteva contro la Marina britannica della Signora TATCHER. E qui voglio dire una cosa, qualcuno di questi feroci torturatori, uno dei più spietati ALFREDO ASTIZ, ASTIZ è uno dei pochi che sia raggiunto dalla condanna. E' stato condannato due o tre anni fa in FRANCIA, all'ergastolo, in contumacia, per il sequestro e l'uccisione di due monache francesi ALICE DAUMON e LEONIC DIUCHEN (come da pronuncia). Questo eroe della guerra sporca, quando si trovò a combattere una vera guerra, che è appunto quella delle MALVINAS, lui era un Ufficiale della Marina, si arrese subito agli inglesi, divenendone anche prigioniero. Poi purtroppo venne subito liberato. Questo era il grado di eroismo militare dei figli di questa sporca dittatura. La guerra delle MALVINAS rappresenterà la tomba della dittatura militare, avere perso anche quell'unica vera guerra, farà sì che il regime deciderà di riconsegnare un Paese in ginocchio, un Paese che era sopraffatto da un debito pubblico che aveva cifre spaventose, riconsegnare alla democrazia un Paese assolutamente ridotto allo stremo.

La cosa tuttavia, comunque rappresentò per l'ARGENTINA lo spiraglio di luce, che da sette anni attendeva, e a dicembre del 1983 diviene Presidente, eletto democraticamente RAUL ALFONSIN, che è il leader dell' "Unione Civica Radical". RAUL ALFONSIN è sicuramente un grande politico democratico. Dico questo, perché alcuni provvedimenti di cui poi parlerò, perché ne abbiamo tanto parlato in quest'Aula, perché non si può non riparlarne, e cioè la legge del "PUNTO FINAL" e la legge di "OBEDENCIA DEBIDA", portano comunque in qualche modo la sua firma. Era tuttavia ed è ancora adesso, perché ancora adesso è un punto di riferimento politico nell'ARGENTINA attuale, un grande leader democratico. E che fosse un grande leader democratico lo dimostrò subito, perché uno dei suoi primi gesti politici, lui fu eletto Presidente il 10 dicembre dell'83, fu quello il 12 dicembre dell'83 di emanare un decreto, il decreto numero 158, col quale sostanzialmente disponeva che venisse celebrato un processo alle Giunte Militari. Il 15 dicembre dell'83, a completamento di questo suo disegno, con un altro decreto, il decreto numero 183, istituisce la CONADEP, la "Comision Nacional Sobre la Desaparicion de Personas", di cui ormai sapete cosa fosse, è quella Commissione di cui Vi ha parlato in quest'Aula, due settimane fa credo, MAGDALENA RUIZ GUINAZU, che è una delle Giornaliste più autorevoli, più conosciute dell'ARGENTINA. Ne fece parte la GUINAZU, ne fece parte e fu eletto Presidente, in seno a questa Commissione, quella grande figura morale e intellettuale che è ERNESTO SABATO, Scrittore e Pittore, anche ultimamente, argentino; che non è potuto venire qui, anche se vedo che la Difesa ne aveva sollecitato l'esame, perché avendo novant'anni non è semplice affrontare un lunghissimo viaggio in aereo come quello necessario per giungere da BUENOS AIRES qui a ROMA. Dicevo, col decreto numero 158, ALFONSIN dispone l'apertura di un processo penale nei confronti dei Comandanti delle Giunte Militari succedutesi tra il '76 e l'83, il che avviene grazie anche l'opera enorme di acquisizione di testimonianze e sostanzialmente di ricerca di mezzi prova, che aveva svolto la CONADEP, questo processo pubblico avviene tra l'aprile e il settembre del 1985, con ritmo serrato; e ieri abbiamo visto anche se malissimo, o meglio visto ma non sentito, cos'era l'aula nella quale questo processo alle Giunte veniva svolto. Gli imputati in quel processo alle Giunte Militari erano ovviamente i Comandanti delle prime tre Giunte Militari, e cioè oltre VIDELA, AGOSTI e MASSERA, che erano quelli della prima Giunta Militare, quelli venuti dopo LAMBRUSCHINI, VIOLA, GALTIERI. Quanti nomi italiani! GRAFFIGNA, ANAIA O ANAYA secondo la pronunzia argentina e LAMIDOSO.

A dicembre dell'85 si arriva a una sentenza di condanna, che è una condanna all'ergastolo per VIDELA e MASSERA, condanne più lievi verranno inflitte a LAMBRUSCHINI, a VIOLA, credo a GALTIERI, e qualcuno, per la verità, di questi verrà anche assolto. Sicuramente gli ultimi e cioè GRAFFIGNA, ANAYA e LAMIDOSO. Questa sentenza comunque diviene definitiva, ed è l'unica sentenza insieme a quella cosiddetta CAMPS dell'anno successivo, con la quale l'ARGENTINA abbia fatto, almeno formalmente giustizia di questa grande mattanza degli anni '70.

C'è un punto della sentenza nel processo alle Giunte, il punto numero trenta, di cui pure si è accennato, che sostanzialmente disponeva la trasmissione degli atti alle Autorità Giudiziarie competenti, perché procedessero nei confronti di quanti altri in quel processo erano comunque risultati coinvolti nella responsabilità di questi massacri, e mi riferisco ai Comandanti di zona, di subzona e ai Comandanti addirittura dei singoli centri clandestini, di cui si era potuto accertare l'identità. Il processo alle Giunte in altri termini, avrebbe dovuto rappresentare nient'altro che un primo livello dell'accertamento delle responsabilità; cui avrebbe dovuto seguire un'operazione di giustizia a trecentosessanta gradi, che coinvolgesse tutti, Comandanti di zona e subzona, Comandanti dei centri clandestini appartenenti a quelli che venivano chiamati i "gruppos de tareas" (come da pronuncia), gruppi operativi, o anche "patotas" e cioè quelle squadracce fasciste, che avevano il compito materiale di sequestrare i giovani, incappucciarli, buttarli su una macchina e portarli nei centri clandestini, da cui non sarebbero quasi mai più usciti vivi.

La sete di giustizia e la speranza di giustizia nell'ARGENTINA di quegli anni era enorme, e parallelamente a questa grande sete di giustizia, a questo momento di esaltazione del popolo argentino, è agevole immaginare quanto dura, nervosa, risentita dovesse essere la reazione dei militari che si vedevano alitare sul collo la mano della Giustizia. Che cosa accade? Accade in un paese abituato come... e devo ricitare ancora ITALO MORETTI che comunque mi ha dato una grande mano a capire l'ARGENTINA, accade che i militari abituati ad entrare ed uscire dalle caserme, ci rientravano quando decidevano che il periodo della dittatura era finito, pensano bene di minacciare nuove insurrezioni militari. La minaccia di queste nuove insurrezioni militari porterà quello che continuo a dire, era un galantuomo ed è un galantuomo ALFONSIN, a cedere al ricatto, a firmare due leggi, una a dicembre dell'86, una a maggio dell'87 che ho già definito e ridefinisco una più vergognosa dell'altra, ma che non appartengono ad ALFONSIN, così come non appartiene a nessuno un atto compiuto sotto una violenza fisica o morale, sotto una pressione che ti impedisca di scegliere liberamente.

Di fronte alle minacce di nuove insurrezioni militari, a dicembre dell'86 viene emessa e firmata da ALFONSIN questa Legge del "PUNTO FINAL" cosa significava questa legge, significava che i Magistrati, l'Autorità Giudiziaria avevano semplicemente sessanta giorni di tempo, sessanta giorni di tempo per istruire processi e rinviare a giudizio i responsabili di questi crimini. Non posso non sottolineare, perché ha la sua importanza, come se già sessanta giorni sono in assoluto un termi ne ridicolo, diventa ancora più ridicolo, impossibile, improponibile nell'ARGENTINA, dove il mese di dicembre '86, visto che era una legge che entrava subito in vigore, corrisponde, poiché siamo nell'emisfero australe, al nostro periodo estivo.

Sostanzialmente si diceva ai Magistrati a dicembre dell'86, che per loro era come se fosse luglio/agosto da noi, entro sessanta giorni ferie o non ferie, anzi a questo punto non andate in ferie e istruite dei processi e rinviate a giudizio i responsabili, altrimenti non se ne fa nulla. E devo dire che nonostante questa assurda imposizione i Magistrati argentini riuscirono ad istruire processi e a chiedere il rinvio a giudizio per quattrocentocinquanta militari, non è poco. E allora la reazione diventa ancora più forte, più dura, e c'è quella vera e propria insurrezione militare rappresentata da quei quattro pagliacci, ma forse non erano quattro pagliacci dei "carapintadas" , "carapintadas" significa facce dipinte, perché pensavano bene, come spesso fanno questi soggetti, di travisarsi per passare magari inosservati o non essere identificati, comunque agli ordini del Colonnello RICO, questi militari si ammutinano, i "carapintadas", minacciando nuove insurrezioni. La cosa adesso a distanza di tempo può far ridere e io ho parlato di quattro pagliacci, quattro pagliacci non erano evidentemente se nella Pasqua del 1987, il giorno di Pasqua dell'87, la situazione era talmente tesa e talmente rischiosa che ALFONSIN in persona si fece accompagnare in elicottero a trattare personalmente con questo Colonnello RICO e i suoi "carapintadas", per scongiurare quella ribellione che minacciava di trasformarsi in una nuova insurrezione militare. Finisce il colloquio con il Colonnello RICO, si fa riaccompagnare su quella storica "PLAZA DE MAYO", si affaccia alla CASA ROSADA e rassicura le centinaia di migliaia di argentini, che con il fiato sospeso attendevano sulla piazza, dicendo, più o meno testualmente: "la CASA è in ordine, gli eroi delle MALVINAS - ahimè usò questo termine - gli eroi delle MALVINAS hanno accolto il mio invito a usare la ragione, tornate pure nelle vostre case serenamente, perché la CASA è in ordine e mangiate pure la colomba pasquale".

Il prezzo della fine di questo ammutinamento si sarebbe scoperto un mese più tardi. Il prezzo di questa scampata minaccia sarebbe stato rappresentato dalla "LEJ DE OBEDIENZA DEBIDA", "LEGGE DI OBBEDIENZA DOVUTA". Sostanzialmente con questa legge si garantiva la più totale impunità a tutti quanti avessero concorso, operato anche con ruoli di comando in quel feroce sterminio rappresentato dai sette anni di genocidio, costituiti dalla dittatura miliare. Gli unici a rimanere fuori da questa totale impunità furono perché così recitava un articolo di questa "LEGGE DI OBBEDIENZA DOVUTA" che io ho prodotto e che è composta da pochissimi articoli, gli unici a esserne fuori da questa impunità, ripeto, erano i Generali di divisione e quanti avessero operato con il grado di Comandanti di zona o subzona.

Quindi da questa "LEGGE DI OBBEDIENZA DOVUTA" restavano fuori SUAREZ MASON e restava fuori SANTIAGO OMAR RIVEROS. Non posso terminare il discorso su questa legge senza sottolineare quanto fosse assolutamente assurda per... per quello che riguarda tutti i principi di tutti gli ordinamenti giuridici di questo pianeta. Noi abbiamo... e un equivalente c'è un po' in tutte le legislazioni, una esimente, una causa di giustificazione come viene chiamata in senso tecnico che è quella prevista dall'art. 51 del codice penale e cioè l'adempimento di un dovere.

In base a questa norma si è sempre detto pacificamente, non risponde di un fatto costituente reato, chi ha agito in esecuzione di un ordine legittimo, ordine legittimo. E la Giurisprudenza ha sempre precisato che non può in alcun modo invocarsi questa esimente laddove si versi in ipotesi di ordine palesemente illegittimo. Ora, proprio non riesco ad immaginare come possa considerarsi legittimo l'ordine dato, sia pure ad un militare, di sequestrare, torturare, eliminare fisicamente persone disarmate. Ecco perché spesso i militari poi ricorsero ad un altro escamotage e cioè quello della cosiddetta "LEGGE DI FUGA", "LEJ DE FUGA".

E cioè: siccome questa esimente non poteva sicuramente invocarsi davanti ad un evidente e palese sequestro seguito da torture, seguito da eliminazione, era necessario, anche per salvare la faccia, simulare scontri a fuoco, simulare fuga di prigionieri. E' la ragione per cui sono stati barbaramente trucidati LAURA CARLOTTO e LUIS CARLOS LAHITTE, PEDRO LUIS MAZZOCCHI e credo più o meno anche il povero ragazzo di diciassette anni NORBERTO JULIO MORRESI figlio di quell'uomo mite, dolcissimo, JULIO MORRESI che avete conosciuto qui dieci giorni fa e per il quale, devo dire, provo un affetto particolare. Questa "LEGGE DI OBBEDIENZA DOVUTA" non ha diritto di accoglienza in nessun paese civile, contrasta con i principi fondamentali di qualunque ordinamento giuridico. Significa garantire l'impunità davanti ai crimini più atroci, più aberranti, e dirò di più, si poneva in contrasto con lo stesso codice militare argentino che prevedeva qualcosa di analogo al nostro adempimento del dovere come esimente, quello che noi abbiamo cristallizzato nell'art. 51 del codice penale esisteva in una norma del codice penale militare argentino che prevedeva appunto l'impunità per fatti compiuti nell'esercizio, nell'adempimento di un dovere, salvo che lo stesso codice penale militare argentino diceva: "salvo che si tratti di fatti ". E io credo che non possa non rientrare in questa categoria questa orrenda sequela di torture, sequestri, sopraffazioni, umiliazioni di ogni genere che la dittatura militare argentina si è portata dietro, lasciandosi dietro una scia di sangue lunga trentamila chilometri di "Desaparecidos". Presidente, io proporrei dieci minuti di pausa.

VOCI: (in sottofondo). (Sospensione).-


ALLA RIPRESA

P.M.: Devo riprendere il discorso da dove é stato interrotto, cioè dalla "LEGGE DI OBBEDIENZA DOVUTA", da questa "LEJ DE OBEDENCIA DEBIDA" che dal maggio dell'87 praticamente oltre che assicurare l'impunità a tutti i responsabili di questi crimini che non rivestissero, ripeto, il grado di Generali di divisione e non avessero operato come Comandanti di zona o subzona, di fatto, tuttavia aveva fatto piazza pulita di tutti i procedimenti che si stavano istruendo per accertare queste responsabilità. Restavano quindi in piedi la condanna divenuta definitiva nei confronti di VIDELA, MASSERA, AGOSTI, LAMBRUSCHINI, VIOLA, e gli altri Comandanti delle tre Giunte che erano stati condannati nel processo del 1985, restava in piedi la Sentenza CAMPS che è detta così, ma non riguardava solo CAMPS, perché tra gli imputati condannati c'erano altri personaggi di spicco, come CHECOLAZ (come da pronuncia), un altro dei maggiori torturatori e genocidi dell'ARGENTINA di quegli anni.

Restavano in piedi e si stavano quindi istruendo ancora i procedimenti nei confronti di chi, avendo il grado di Generale di divisione, avesse operato come Comandante di zona. Tra questi appunto, il Generale CARLOS GUILLERMO SUAREZ MASON e il Generale SANTIAGO OMAR RIVEROS che sono i principali imputati nel Processo che si svolge dinanzi a Codesta Corte di Assise.

Cosa accade, accade che nel 1989 diviene Presidente, ed è un Presidente che viene dallo stesso "PARTITO PERONISTA" giustizialista nel quale si riconoscevano alla fine la stragrande maggioranza delle vittime dei "Desaparecidos" degli anni '70. Questo Presidente MENEM, inseguendo un proprio disegno discutibilissimo di riconciliazione nazionale o di pacificazione nazionale, insegue quello che gli argentini chiamano rifiutandolo, respingendolo l'"olvido" (l'oblio), dimentichiamoci il passato. E lo insegue e lo realizza attraverso la grazia concessa tra l'89 e il '90 ai Comandanti delle Giunte Militari che erano stati condannati due di questi, ripeto, VIDELA e MASSERA avevano riportato un condanna all'ergastolo, una brevissima condanna all'ergastolo. E completa l'opera e questa è poi la ciliegina sulla torta, concedendo, con estrema disinvoltura, e uso questo termine per non usarne altri, l'indulto a SUAREZ MASON e a RIVEROS.

Io quando mi sono trovato davanti questo termine, indulto, ho ragionato come ragionerebbe uno abituato a frequentare queste Aule in ITALIA. E cioè, sappiamo tutti, credo, che l'indulto è una causa estintiva della pena, presuppone una Sentenza di condanna passata in giudicato, ha l'effetto sostanzialmente di condonare la pena già inflitta. E allora che razza di indulto è questo, concesso a SUAREZ MASON e a RIVEROS prima che ci fosse addirittura anche un rinvio a giudizio? Un indulto dato in istruttoria mentre si stava ancora istruendo il procedimento, raccogliendo le prove per arrivare a quello che sarebbe stato, che avrebbe dovuto essere il giusto dibattimento.

Per un po' di tempo ho pensato anche che forse c'era qualche diversità tra il nostro sistema e quello argentino, e devo dire con sollievo ho appreso, credo che sia avvenuto anche questo due settimane fa, dalla voce di un collega, ex collega perché adesso fa l'Avvocato LUIS MORENO OCAMPO, che coadiuvò JULIO CESAR STRASSERA come Pubblico Ministero "fiscal", dicono in ARGENTINA, nel processo alle Giunte dell'85 dalla voce, ripeto, di LUIS MORENO OCAMPO ho appreso con sollievo, che anche in ARGENTINA l'indulto è esattamente la stessa cosa che conosciamo noi. Cioè, è un provvedimento che opera come causa estintiva della pena che presuppone una condanna passata in giudicato, una Sentenza irrevocabile, un giudizio di merito dinnanzi ad una Corte, ad un Tribunale, a un Giudice su determinati fatti che vengono contestati. E lo stesso MORENO OCAMPO vi ha spiegato quale fosse la sensazione di sgomento da parte della Magistratura argentina di fronte a questo provvedimento assolutamente abnorme che non aveva alcun diritto di asilo nell'ordinamento argentino come non lo avrebbe in nessun ordinamento di nessun paese civile.

L'opera viene quindi completata, le grazie ai Comandanti delle Giunte che erano stati condannati nell'85, l'indulto concesso a SUAREZ-MASON e a RIVEROS, l'applicazione indiscriminata della "LEJ DE OBEDENCIA DEBIDA" davanti a tutti i crimini commessi da Ufficiali medi, Sottufficiali, militari di truppa, torturatori, appartenenti a quelli che abbiamo imparato a conoscere come "gruppos de tareas", gruppi operativi o "fatocas", questa indiscriminata impunità pone nel nulla sette anni di orrore.

Siamo nel '90 e più o meno da questa data e qui devo parlare di come nasce il nostro Processo italiano, è più o meno da questa data che questo nostro Processo italiano che era iniziato fin dal 21 gennaio dell'83, prende un minimo di vigore. Come era nato questo procedimento italiano? Il 21 gennaio dell'83 vi fu una richiesta dell'allora Ministro della Giustizia CLERIO DARIDA alla Procura Generale presso la Corte di Appello di ROMA che poi ne investì per competenza la Procura presso il Tribunale, come richiesta di apertura di un procedimento penale nei confronti di quanti in seguito alle indagini che sarebbero state, che avrebbero dovuto essere avviate, venissero ritenuti responsabili dei crimini commessi in ARGENTINA, dove come Parti offese si trattasse di cittadini italiani o di origine italiana, perché questo è il limite che anche il nostro ordinamento pone alla perseguibilità di fatti commessi all'estero in danno di cittadini italiani. Fu utilizzato lo strumento dell'art. 8 codice penale che prevede la punibilità del delitto politico commesso all'estero in danno di cittadini italiani. "E' delitto politico - recita l'art. 8 codice penale - quello che offende un diritto o un interesse politico dello stato o del cittadino". E c'è poi un ultimo comma che precisa, semmai ve ne fosse bisogno: "che è delitto politico altresì il delitto comune determinato in tutto o in parte da motivi politici". Comunque li si voglia considerare questi fatti di sequestri, torture, eliminazioni con i metodi barbari che vedremo dopo, non possono non essere considerati delitti politici. Come era nato, dicevo, questo Processo, da questa richiesta del Ministro della Giustizia dell'epoca il 21 gennaio '83, io penso di non sbagliare e di non commettere nessun arbitrio interpretativo se dico che dietro questa richiesta del Ministro DARIDA dovette esserci un interessamento diretto, una pressione diretta di quello che per me rimane il più grande Presidente della Repubblica che il nostro paese abbia mai avuto, e devo aggiungere che credo forse non ne avremo mai più nessun altro del suo livello, e cioè SANDRO PERTINI. SANDRO PERTINI in un momento in cui tutti i governanti di questo stanco pianeta, facevano orecchie da mercante alle "locas" di "PLAZA DE MAYO", a queste pazze signore che avevano perso i loro figli, SANDRO PERTINI fu l'unico a commuoversi alle loro storie, fu l'unico che dal primo momento le ricevette e le aiutò. Mi raccontava RITA BOITANO che PERTINI era stato eletto Presidente da neanche un mese, ricordiamo tutti che venne eletto Presidente nel luglio del '78.

Il '78 è uno degli anni di maggiore terrore in ARGENTINA, perché coincidendo con i mondiali, i militari pensarono di fare piazza pulita, ancora più pulita della piazza pulita che aveva fatto fino a quel momento. E ci sono queste due argentine, una in superficie che festeggia i suoi mondiali che vincerà, come spesso succede alle dittature, vincono anche i mondiali, così si assicurano quel minimo di consenso per meriti sportivi, e c'era invece una ARGENTINA sommersa, l'inferno dell'orrore di cui ho parlato nell'esposizione introduttiva. Un'ARGENTINA dove un ragazzo di diciannove/vent'anni poteva finire dopo essere stato preso in casa di notte mentre dormiva oppure per strada, incappucciato, bendato, tenuto seminudo, torturato con la "picana" elettrica per giorni e giorni e così senza una precisa ragione, o... e questo succedeva molto di rado, liberato e si guardava bene dal parlare, perché ne usciva fuori uno straccio di ragazzo terrorizzato o più probabilmente e come avveniva nel novanta per cento dei casi, caricato su un aereo dopo essere stato intontito con un'iniezione di Pentotal e buttato vivo in mare, nel RIO DE LA PLATA, questo fiume che per chi non è abituato a vedere fiumi così grandi, come è successo a me, viene scambiato per l'OCEANO ATLANTICO.

Quando sono andato a BUENOS AIRES mi sono trovato sulla AVENIDA LIBERTADOR che è proprio la via, una delle vie più belle di BUENOS AIRES dove sorge l'ESMA, "l'Escuela Superiore de meccanica de l'Armada", la Scuola di Meccanica della Marina, ripeto, quella che ho definito l'"AUSCHWITZ" argentina. Il luogo di terrore forse più feroce di tutti quanti. E da questa riva, da questa AVENIDA LIBERTADOR, lo sguardo spazia lontanissimo, vedi solo acqua e io ero convinto stupidamente che fosse l'OCEANO ATLANTICO, si tratta invece di un fiume, il RIO DE LA PLATA e all'orizzonte, da quell'altra parte c'è la costa uruguaiana, una costa sulla quale finivano spesso per essere trascinati dalle correnti i cadaveri straziati di questi ragazzi buttati da vecchi aerei SCAIVAN o ELECTRA. Tutte le speranze di giustizia di fronte ai colpi di spugna del Presidente MENEM si trasferiscono giustamente su questo procedimento italiano che era stato aperto grazie sicuramente all'interessamento di PERTINI.

PERTINI, ah ecco da dove sono partito, ho fatto un lungo giro e mi sono perso per strada, PERTINI era Presidente da un mese, era stato eletto nel luglio '78 e quando nell'agosto ricevette una delegazione di madri di PLAZA DE MAYO, fregandosene come spesso faceva di ogni protocollo e di ogni formalità. Magari non era un incontro previsto nei suoi impegni, ma decise di incontrarle e quello che mi hanno riferito queste madri e l'autentica commozione, la solidarietà, la vicinanza che PERTINI ha sempre avuto verso di loro. Ecco perché, e torno a quello che mi ha fatto parlare di SANDRO PERTINI, ecco perché io penso di non sbagliarmi se dico che nel gennaio dell'83, quando il Ministro DARIDA chiede alla Procura di ROMA di aprire un procedimento per questi... per queste vicende, dietro la richiesta del Ministro doveva esserci stata una richiesta più alta di SANDRO PERTINI che all'epoca, siamo nel gennaio '83 era ancora Presidente della Repubblica.

Il processo era iniziato quindi a gennaio '83, ma si era, come potete immaginare portato avanti tute le difficoltà che un'indagine di questo genere comporta. Difficoltà dovute alla necessità di rogatorie internazionali, aggravate in questo caso ancora di più dalla stessa difficoltà o impossibilità che già l'ARGENTINA che pure aveva giudicato fatti propri, interni, aveva conosciuto e quindi decuplicati o centuplicati per noi italiani di sviluppare un qualche tipo di indagini su fatti avvenuti in un paese lontano.

Il lavoro di Pubblico Ministero è quello di ricevere una notizia di reato e di disporre delle attività di indagine. Non sono facili neanche quando i fatti accadono contestualmente all'apertura del procedimento, figuriamoci quando sono accaduti diversi anni prima in un paese lontano. Non puoi certamente delegare nessun ufficiale di Polizia Giudiziaria a svolgere indagini che ti aiutino più di tanto a ricostruire i fatti. I fatti qui vennero ricostruiti essenzialmente sulla base di quelle norme di lavoro di raccolta di dichiarazioni di giovani che erano sopravvissuti a questi centri di tortura. Ed è stato un po' un lavoro a incastro perché acquisendo tante dichiarazioni si cominciava a creare per così dire, una sorta di geografia del terrore, individuare centri clandestini, dare un nome, un cognome o semplicemente un soprannome, perché spesso erano tra loro riconosciuti solo attraverso dei soprannomi, quando non attraverso dei codici, dei numeri, come ci hanno spiegato più persone che hanno vissuto quell'esperienza terribile. La persona non... non è più una persona fisica, perde la propria identità, perde la propria dignità, diventa un soprannome affibbiato lì per lì o più facilmente una lettera e un numero, un codice. Quello che sappiamo sui trecentocinquanta centri clandestini, su queste trecentocinquanta "AUSCHWITZ", MATAUSEN e TACA' (come da pronuncia), prosperate nell'ARGENTINA degli anni '70. Dopo quella terribile esperienza del genocidio e dello sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, pensavamo tutti che quello dovesse rappresentare per l'umanità il momento in cui si tocca il fondo. Il fondo della dignità, il fondo della pietà umana. Imbattendomi in queste vicende, ho avuto la sensazione che non fosse quello il fondo, ma ci fosse un fondo ancora più fondo di quel fondo nero. E molte di queste storie che abbiamo sentito in quest'Aula appartengono a quest'ultima categoria.

Il giudizio va avanti, questo procedimento, dicevo piuttosto stancamente e segna tra l'85 e il '90 quella battuta di arresto che si spiega agevolmente con il fatto che in ARGENTINA si stavano celebrando il processo alle Giunte Militari, il Processo CAMPS, si stavano in quel periodo istruendo gli altri procedimenti nei confronti degli altri Ufficiali o Sottufficiali o comunque soldati o anche civili responsabili di questi fatti. Quella frenetica attività di Giustizia che l'ARGENTINA stava conoscendo in quegli anni comporta, per così dire, un stallo di questo procedimento italiano.

Un primo segno timido di ripresa si ha nel 1988 e il procedimento all'epoca era stato avviato e si procedeva con il vecchio rito, con il codice del 1930 poi sostituito dal codice entrato in vigore nel 1989. Si procedeva quindi con istruzione formale e il procedimento all'epoca era seguito per quello che riguarda la Procura, dal P.M. ANTONIO MARINI, per quello che riguarda invece l'Ufficio Istruzione di ROMA, da quello che era all'epoca il capo dell'Ufficio Istruzione e cioè il Consigliere RENATO SQUILLANTE. Il Consigliere SQUILLANTE, io credo di avere prodotto forse in una delle prime udienze una documentazione a riguardo, a dicembre dell'88, dopo che erano divenute definitive le Sentente del processo alle Giunte Militari e la Sentenza CAMPS, ritenne di dover inviare una nota all'allora Ministro della Giustizia, il Ministro all'epoca era GIULIANO VASSALLI, appunto rappresentando che poiché nei confronti di quegli imputati era intervenuta una Sentenza di condanna passata in giudicato, per procedere contro gli stessi in ITALIA sarebbe stato necessario ai sensi dell'art. 11 capoverso, dal nostro codice penale, una espressa richiesta del Ministro di rinnovamento del giudizio. Io ho fatto il nome di GIULIANO VASSALLI, per il quale ho la massima stima e il massimo rispetto, è stato anche mio Professore di Diritto Penale nei primi anni '70 qui all'università di ROMA e lo considero e penso tutti lo consideriamo, senza sbagliare, una persona di altissimo livello intellettuale e morale, persona di integrità assoluta. Questa nota venne accolta con il silenzio del Ministro che avrebbe significato, "non facciamone nulla". Io adesso non voglio fare il buonista e trovare per tutti un giustificazione, però devo dire che nel momento in cui ricevette, a dicembre dell'88, quella nota dell'Ufficio Istruzione del Tribunale di ROMA, il Ministro VASSALLI si trovava davanti ad una Sentenza definitiva per la quale non era stato ancora concessa la grazia, che sarebbe stata concessa solo dopo due anni da MENEM e si trovava davanti ad un processo, ad una Sentenza CAMPS definitiva che era stata... che era appunto da poco passata in giudicato e per la quale ugualmente non vi era stato nessun provvedimento di grazie né era nell'aria che potesse essere pensata da qualche politico succeduto poi ad ALFONSIN un provvedimento di grazia. Dico questo per... per non ingenerare il sospetto che magari ci sia stata una certa superficialità in questa decisione da parte del Ministro VASSALLI e mettendoci in quella situazione lì, del dicembre '88, in quel contesto, in quella ARGENTINA sembrava muoversi verso una Giustizia per tutti questi casi, ritengo che la scelta di non richiedere il rinnovamento in ITALIA del giudizio abbia semplicemente voluto essere un non dare l'impressione di un accanimento particolare da parte dello Stato italiano nei confronti di queste persone che comunque in quel momento erano condannate all'ergastolo e nessuno si era sognato di dare loro la grazia.

Ovviamente con il senno di poi, sarebbe stato preferibile che venisse chiesto un rinnovamento del giudizio. E vi dico la verità, siccome a me è cresciuto sempre più, giorno dopo giorno, questo senso di ridare Giustizia a chi ha subìto queste cose, non mi sarebbe affatto dispiaciuto vedere su questi faldoni scritto: "VIDELA + 40, 50, 60, 100", non so quanti nomi, tutti quelli che comunque sono stati responsabili di questi fatti. Il processo riprende quindi solo dopo che la grazia concessa da MENEM ai Comandanti delle Giunte e dopo l'indulto concesso con quella disinvoltura che ho detto prima a SUAREZ MASON e a RIVEROS, fa apparire ai familiari e a chi in qualche modo li seguiva, questo nostro Paese come il Paese nel quale forse si può ancora ottenere Giustizia.

E qui lasciatemi dire che io ho ammirato fin dal primo momento in cui sono entrato in questo Processo, due anni e mezzo fa, la serietà, la tenacia, l'umanità con cui, in particolare l'Avvocato Gentili e l'Avvocato Maniga, che sono quelli che da più tempo sono dentro queste carte processuali e da più tempo seguono questo procedimento e lo seguono sicuramente non per scopo di lucro, perché non credo che lo seguano aspettandosi chissà quali parcelle, probabilmente non più di un rimborso spese. Sento il bisogno di dire pubblicamente che li ammiro, li stimo e li rispetto e li ringrazio anche io da parte dei loro... dei familiari delle vittime per quello che hanno fatto in tutti questi anni. E' grazie a loro che il procedimento si arricchisce di testimonianze e di prove, di documentazioni che porteranno, nel maggio del '99, al decreto che dispone il giudizio.

Il dibattimento è iniziato ormai più di un anno fa, la prima udienza dinanzi a Codesta Corte di Assise è del 21 ottobre del '99, anche se il dibattimento vero e proprio, inteso come esame di testi, ha avuto inizio sostanzialmente solo dal giugno di quest'anno. Io a questo punto non ho più ragione di ripercorrere quelli che sono stati i punti che hanno caratterizzato le prime udienze, cioè le varie questioni preliminari che essendo state sollevate e definite non hanno più motivo di essere ricordate in questa sede e devo invece passare alla trattazione dei singoli casi, non senza premettere tuttavia qualche considerazione di carattere generale.

Quello che avviene con il colpo di Stato del 24 marzo '76, non avviene da un momento all'altro, abbiamo visto che già da quasi un anno e mezzo operavano le "TRIPLE A", l'Alleanza Anticomunista Argentina, quelli che ho definito squadroni della morte che avevano il compito di sequestrare, torturare e fare sparire esattamente come questo compito di torturare, sequestrare e fare sparire, avranno poi i "grupos de tareas" che opereranno nella varie zone militari nate con il golpe del 24 marzo '76.

Devo dire che oltre a non essere nato per caso, questo golpe si inquadra in qualcosa di più oscuro e più grave, che interessa non soltanto l'ARGENTINA ma tutta l'AMERICA LATINA. L'AMERICA LATINA si chiama così AMERICA LATINA, perché fisicamente e geograficamente sta sotto l'AMERICA, ma culturalmente, umanamente, come ricchezza delle persone, come tradizioni delle persone, come sangue e corpi, è un paese latino, latino a quanto siamo latini noi italiani, latino quanto sono latini gli spagnoli e anche i nostri cugini francesi, anche se non ci stanno molto simpatici alcune volte. E' un lembo di EUROPA finito chissà perché a distanza di diecimila chilometri sotto un Paese grande, che sembra avere come missione divina quello di governare tutti gli altri Paesi di questa terra. Quel Paese grande che sta a nord dell'AMERICA LATINA, concepì già negli anni '60, e questo me la sento di dirlo, perché lo hanno detto D'ANDREA MOHR e altri che stando dentro l'Esercito, hanno portato in questo Processo una testimonianza personale e diretta, concepì, in particolare sotto la presidenza NIXON e sotto quella eminenza grigia che era KISSINGER, quello che poi è passato, noto non a tutti, perché non è che poi se dico PLAN CONDOR tutti quanti sappiano cosa sia, ma è un piano scientificamente concepito che prevede una sorta di sistema di alleanze e collaborazioni tra vari regimi militari dell'AMERICA LATINA. Sotto questa sorta di egida della CIA e di certi settori americani, intesi come AMERICA del nord. Non è casuale che ci sia stato il colpo di Stato in ARGENTINA il 24 marzo '76, che sia stato preceduto l'11 settembre del '73 da un colpo di Stato ugualmente sanguinoso e violento come quello cileno, non è casuale che quella regione di questo nostro pianeta abbia conosciuto altre dittature militare, BRASILE, URUGUAY, PARAGUAY. L'AMERICA LATINA è un paese dalle potenzialità naturali e geografiche enormi, ed è uno dei paesi più poveri del mondo, è uno dei paesi dove sembra che si voglia che chi è povero rimanga sempre più povero e quei pochi che sono ricchi diventino sempre più ricchi. Ecco perché rivendico, e voglio dirlo di nuovo, il mio orgoglio di essere nato in una generazione che queste cose non le ha mai accettate, non le ha sopportate e si è battuto per fare in modo che non esistessero più. La mia generazione è quella di chi aveva vent'anni in quegli anni, che queste cose ha cercato di combatterle a costo della propria vita. Non sono terroristi, sono giovani che conoscevano l'esistenza, il significato di un valore alto, sembra quasi scandaloso parlarne in epoche come queste in cui siamo circondati da cose squallide come il "GRANDE FRATELLO", valori alti, l'uguaglianza, la Giustizia, la solidarietà, valori che sembra siano stati perduti e sottratti alle generazioni successive. Gli anni '80 hanno insegnato che... che quello che è importante nella vita è inseguire il successo personale, sono gli anni del Yuppismo, del rampantismo. Non so neanche che cosa siano gli anni '90 e non oso immaginare andando avanti così, cosa starà dietro questo millennio che abbiamo alle porte. Quello che era la costante di questo pianificato sistema di pulizia,

perché così venne spacciata, bisognava fare pulizia di tutti questi giovani che sono sovversivi. In questo momento mi sento un sovversivo anche io perché avendovi detto quello cose che ho detto, non posso che essere considerato un sovversivo. Se fossi nato in ARGENTINA in quegli anni, probabilmente avrei fatto la stessa fine che hanno fatto questi trentamila ragazzi della mia età che avrebbero oggi alcuni anche abbastanza meno della mia età, anzi io appartengo una fascia di età che forse era quasi alta tra quella dei ragazzi che sparivano, moltissimi avevano sedici, diciassette anni, diciotto anni, io ne avevo qualcuno in più. Di questi crimini in un sistema ordinato in maniera gerarchica, quale era quello successivo al colpo di Stato del 24 marzo '76, non possono non considerarsi responsabili, in primo luogo i vari Comandati delle Giunte succedutesi, e in secondo luogo, ma non so tanto fino a che punto in secondo luogo, i Comandanti di zona. I Comandanti di zona in realtà avevano sopra di sé il Consiglio supremo dell'Esercito, quindi i vari... le Giunte dell'epoca, ma operavano con i poteri più ampi, quali veri e propri signori della morte nelle rispettive zone. E' stata prodotta in udienza, ed è una documentazione di grande importanza, quel decreto numero 9 del '77 che porta la firma di SUAREZ MASON. Questo decreto numero 9 del '77, riproduce e rende, per così dire, operativo e concreto il pianificato sistema di annientamento della lotta sovversiva che era già contenuta in pectore nel decreto del '75 con il quale "ISABELITA" conferiva al Consiglio Supremo delle Forze Armate il più ampio potere nella lotta, quella che chiamavano la sovversione, "annichilar la lucia sovversiva", annientare la sovversione. Annientarla non politicamente, annientarla nella maniera più barbara e letterale del termine. E' stato un vero e proprio genocidio applicato a una generazione. In questo sistema di genocidio che mi dispiace doverlo dire, si ispirava o riteneva erroneamente di ispirarsi a principi cristiani occidentali e che si portò dietro la connivenza di una parte della Chiesa, dei vertici non della base, che ebbe le sue vittime. Di questo sistema di annientamento sono responsabili in maniera chiara, indiscutibile, i Comandanti di zona. Ho parlato di signori della vita e della morte nelle rispettive zone, tutti si sentivano in misura minore o maggiore padroni della vita e della morte. Ricordate cosa hanno raccontato in quest'Aula MARIO VILLANI, ALLEGA e altri sopravvissuti e soprattutto voglio ricordare quello che ci ha detto due settimane fa il Premio Nobel PEREZ ESQUIVEL, anche lui finito in un centro clandestino, torturato, rilasciato dopo quasi un anno. Non c'era motivo di ritenere che PEREZ ESQUIVEL fosse un sovversivo, era semplicemente il rappresentante di un movimento cristiano "PAX Y JUSTICIA" che stava soltanto protestando contro questi sistemi che cominciavano ad essere visibili. Stava protestando contro queste sparizioni che diventavano sempre più ingombranti di giovani. Lui ha raccontato, PEREZ ESQUIVEL, di svastiche disegnate sui muri di quel centro dove si trovava ristretto, di quelle scritte farneticanti, "qui noi siamo Dio", e vi ha raccontato, ed è una cosa che mi è rimasta dentro, di una scritta tracciata da chissà quale mano disperata di ragazzo o di ragazza, tracciata con il sangue, "Dios no mata" Dio non uccide. Era l'unica forma di rivendicazione della propria identità e dignità, Dio non uccide.

I casi di cui ci occupiamo sono quelli relativi al sequestro e all'uccisione di LAURA CARLOTTO, di NORBERTO JULIO MORRESI, di PEDRO LUIS MAZZOCCHI, di LUIS ALBERTO FABBRI e di DANIEL JESUS CIUFFO, e ci occupiamo anche del sequestro del piccolo GUIDO CARLOTTO, nato il 26 giugno '78 da LAURA presso l'Ospedale Militare di BUENOS AIRES e da allora nella mani probabilmente dei torturatori e degli omicidi di sua madre. Devo entrare nei singoli casi e lo farò iniziando per la verità.... No, iniziamo da SUAREZ MASON, risponde quindi di cinque omicidi e del sequestro del piccolo GUIDO CARLOTTO e inizierei dal caso di LAURA ESTELA CARLOTTO.

LAURA ESTELA CARLOTTO era quella bellissima ragazza di ventidue anni che avete potuto vedere nelle fotografie che sono state prodotte qui in dibattimento, una ragazza nata nel febbraio del '55, studentessa universitaria di Storia, ragazza di LA PLATA. LA PLATA è una città universitaria, una delle maggiori città argentine e LA PLATA insieme a BUENOS AIRES è forse uno dei centri che ha più vissuto questa feroce repressione militare contro i ragazzi del movimento giovanile. LAURA è di origine italiana, perché il papà GUIDO è di ARSIGNANO, si è era trasferito in ARGENTINA dove aveva aperto una piccola fabbrica di vernici. La moglie, quella signora che avete conosciuto in Aula, ESTELA CARLOTTO che oggi è Presidentessa della "avuelas" di PLAZA DE MAYO, cioè delle nonne di PLAZA DE MAYO, era una Maestra elementare, Direttrice di una scuola elementare. La storia di LAURA inizia in realtà, prima del proprio sequestro, inizia con il sequestro il primo agosto del '77 del padre GUIDO, ovviamente chi, i militari o i civili che insieme ai militari si erano aggregati in questa PATOTA, cercavano non era GUIDO CARLOTTO ma era sua figlia LAURA. GUIDO CARLOTTO resterà sequestrato dal primo al 25 agosto del '77, sarà torturato così come venivano torturati i ragazzi di vent'anni con la "picana" elettrica solo perché avrebbe dovuto dire ai suoi torturatori dove si trovava LAURA, e qui si inserisce all'assurdità, alla ferocia già di un crimine di questo genere, quell'altro fenomeno altrettanto ributtante, che è quello sciacallaggio che spesso accompagna questi sequestri. Ricorderete quello che ha detto ESTELA CARLOTTO, qualcuno la avvicinò dopo che lei aveva cercato in tutti i modi di trovare il sistema per liberare il proprio marito, per sapere intanto che fine avesse fatto, qualcuno le si avvicinò facendo credere di poter intervenire nella liberazione di GUIDO CARLOTTO e pretese e ottenne 40.000.000 (quarantamilioni) in pesos. Di questo tipo di sciacallaggio sono piene queste storie, ricordate quello che ha raccontato qui anche JULIO MORRESI, il figlio era stato ucciso la stessa mattina del 23 aprile '76, quando era uscito di casa, lo ha cercato per mesi e per anni in maniera disperata, gli hanno fatto credere anche a distanza di mesi e di anni che fosse vivo, estorcendogli danaro per una presunta liberazione. E d'altronde non è un mistero che i sequestri avvenivano accompagnati anche da un rituale di barbara sottrazione del bottino di guerra, così lo chiamavano, tutto ciò che veniva trovato e che avesse un certo valore nella case, veniva portato via. Il sequestro di GUIDO CARLOTTO si protrae dal primo agosto al 25 agosto del '77, il 25 agosto del '77, viene quindi liberato, LAURA nel frattempo vedendo ciò che era accaduto al padre deve necessariamente nascondersi, temendo che la prossima volta venga lei sequestrata. Le ultime notizie che sua madre, ESTELA CARLOTTO, avrà da LAURA risalgono al 16 novembre del '77, quando come ha spiegato qui ESTELA CARLOTTO, sua figlia le scrisse una lettera comunicandole anche che era in attesa di un bambino dal giovane marito da cui era da poco sposata. Il 26 novembre del '77 LAURA e il proprio compagno vengono sequestrati mentre si trovano in una pasticceria di BUENOS AIRES. Noi non sappiamo esattamente quale sia stata la prima destinazione di LAURA, è probabile che sia stata all'ESMA come LAURA avrà modo di raccontare all'interno del Centro Clandestino de "LA CACHA" ad ALCIRA RIOS, questo è quanto ALCIRA RIOS ha dichiarato qui in udienza, di avere saputo da LAURA che il primo centro dove la ragazza fu internata era appunto l'ESMA, la Scuola di Meccanica della Marina. Le notizie certe che si hanno di LAURA CARLOTTO sono quelle che derivano dalle testimonianze dei giovani o meno giovani internati insieme a lei nel Centro de "LA CACHA" e a riguardo si tratta di plurime dichiarazioni come diciamo noi, con freddo termine giudiziario, di persone informate sui fatti, in realtà di internati, torturati, che hanno vissuto anche loro quella terribile esperienza. E devo dire il caso di LAURA è quello che da un punto di vista probatorio, mi ha sempre dato meno problemi, nel senso che... ad affermare senza alcuna incertezza di essere stati insieme a LAURA nel Centro de "LA CACHA", sono MARIA LAURA BRETAL che è stata sentita in quest'Aula. MARIA LAURA BRETAL era una giovane ragazza anch'essa incinta nel momento in cui venne sequestrata e che ebbe la... lucidità, la prontezza di spirito di mentire sulla data del possibile parto, cercando di nasconderlo inizialmente, di procastinarlo poi quando divenne evidente, questo per far sì di poter riuscire, come poi per fortuna le accadde, ad essere liberata prima della nascita del bambino. Per molte di queste ragazze che venivano sequestrate in stato di gravidanza, questa situazione di gravidanza diventava un motivo in più per sapere già in anticipo quale sarebbe stata la propria sorte e cioè la soppressione fisica. Una ideologia folle come quella che presiedeva a questi centri clandestini a quello che eufemisticamente veniva chiamato il Processo di Riorganizzazione Nazionale e che aveva dietro una farneticante dottrina veramente di tipo Nazista come la dottrina della sicurezza nazionale, non era più solo sufficiente il genocidio di una generazione, lo sterminio di questi giovani, era necessario, come diceva MASSERA, il lucido e feroce Ammiraglio MASSERA, assicurarsi, e questo lo poteva ottenere con quei metodi, che in ARGENTINA i giovani per almeno quattro generazioni non si occupassero più di politica. Per fare questo era necessario sopprimere anche i loro germogli, il loro frutto, i loro figli, questi figli che venivano fatti nascere e venivano poi presi magari dagli stessi militari che avevano materialmente ucciso o che avrebbero ucciso le loro madri o i loro genitori. MARIA LAURA BRETAL vi ha raccontato di aver conosciuto LAURA CARLOTTO, a lei nota con il soprannome di "RITA" all'interno di questo Centro "LA CACHA", "LA CACHA", anche nella scelta dei nomi dei centri, ricorre una sorte di umorismo macabro dei militari. "LA CACHA", è stato spiegato deriva dalla "bruca cacha racha" (come da pronuncia), "la strega cacha racha" contratto "LA CACHA", era un personaggio dei fumetti che faceva sparire le persone, era il nome adatto per un centro clandestino di detenzione, come era adatto il nome di "OLIMPO DEGLI IDEI", visto che chi li gestiva si sentiva Dio. Nel Centro de "LA CACHA" dunque MARIA LAURA BRETAL conosce questa ragazza con il nome di "RITA", ragazza che più tardi in una fotografia apparsa su un quotidiano, perché ESTELA CARLOTTO la madre usa ricordare ogni anno l'anniversario della morte della figlia LAURA, riconobbe appunto in LAURA CARLOTTO. Questa ragazza di nome "RITA", ci ha detto MARIA LAURA BRETAL, era in attesa di un bambino, bambino che la BRETAL avrà, di cui dalla cui nascita avrà notizia in quanto MARIA LAURA BRETAL poi rimase sequestrata nell'interno del Centro de "LA CACHA" fino al 22 agosto '78. Il bambino nasce il 26 giugno del '78, sappiamo che era già in attesa del bambino a novembre del '77, LAURA, perché lo aveva comunicato alla madre in una lettera appunto in quella data. Il bambino nasce il 26 giugno del '78 LAURA viene per l'occasione portata dal Centro Clandestino de "LA CACHA" all'"OSPITAL MILITAR CENTRAL" di BUENOS AIRES e possiamo essere certi che quella sia la data e il luogo dove è nato il bambino, perché in una delle ultime udienze, CARLOS LOPEZ un ragazzo nato il 25 giugno del '51 e dico questa data, perché questa è la ragione per cui ha impressa nella mente quella particolare data, questo ragazzo CARLO LOPEZ era, stava prestando servizio militare di leva, e venne disposto che il servizio lo prestasse presso l'"OSPITAL MILITAR CENTRAL" di BUENOS AIRES. Il 25 giugno del '78 era il suo compleanno e ricorda intanto di non avere gradito il fatto di essere messo di guardia alla stanza, così le era stato detto, di una sovversiva che avrebbe partorito, primo, perché era il suo compleanno, era il 25 giugno, la sera del 25 giugno e in secondo luogo, perché proprio quella sera il 25 giugno del '78, l'ARGENTINA festeggiava la vittoria al suo mondiale di calcio, avendo battuto l'OLANDA. E' normale immaginare che un ragazzo di poco più di vent'anni, intendesse, desiderasse trascorrere il proprio compleanno festeggiando per strada la vittoria di un mondiale del proprio paese, anziché ritrovarsi a fare da guardia alla porta di una ragazza che stava per partorire, e che le era stata descritta come una sovversiva. Questa ragazza descritta come una sovversiva, CARLOS LOPEZ ha modo di guardarla e ce lo ha ribadito, a lungo nel viso e intanto perché come potete immaginare è facile socchiudendo semplicemente una porta, aprendola di quel tanto che basta a vedere una persona che si trova seduta o sdraiata in un letto, imprimere il volto della ragazza stessa, ma poi perché soprattutto il giorno dopo, cioè il 26 agosto '78, verso le sei e mezza, sette di sera, ricorderete che LOPEZ ha riferito che dopo il parto, perché deve essere avvenuto nelle prime ore della notte, della mattina del 26 giugno '78, dopo il parto si... organizzò il nuovo trasferimento della ragazza evidentemente presso il centro da cui era stata mandata lì e lui ebbe modo personalmente di seguire tutto il tragitto della ragazza dalla stanza fino alla macchina, una FORD FALCON, non è casuale, è la classica macchina usata dai militari nelle loro operazioni, dove venne portata. Accompagnò questa ragazza sulla sedia a rotelle, ebbe modo di guardarla più volte nel lungo tragitto, soprattutto rimase colpito dai bellissimi occhi di questa ragazza che ha di nuovo riconosciuto senza ombra di dubbio nella fotografia a lui mostrata in udienza e che del resto aveva già riconosciuto in epoca più prossima ai fatti, attraverso una di quelle pubblicazioni sui quotidiani in occasione dell'anniversario dell'uccisione di LAURA, a cui ho fatto riferimento prima. Il 26 giugno '78, quindi nasce il piccolo GUIDO o meglio questo bambino a cui LAURA avrebbe desiderato dare il nome di GUIDO come suo padre e che ovviamente si trova da allora nella mani di non sappiamo chi... sotto un nome che non è sicuramente quello di GUIDO, e un cognome che non ha nulla a che fare con quello di suo padre e di sua madre. La circostanza della nascita del piccolo è confermata anche da altri testi che sono stati internati in questo Centro Clandestino de "LA CACHA" che si trovava nei pressi della città de LA PLATA, vicino al carcere di LISANDRO OLMOS, in un'area dove sorgeva un ripetitore di "RADIO PROVINCIA". Questi altri testi che abbiamo sentito in udienza, sono MARIA INES PALEO e il marito EDUARDO MOROTE, che furono entrambi sequestrati il 25 luglio del '78, in epoca quindi successiva alla nascita del bambino di LAURA, dalla quale tuttavia avevano appreso la recente maternità. Entrambi hanno parlato di LAURA come della ragazza a loro nota con il nome di "RITA" e di "RITA" parlano ancora LUIS PABLO NICANOR CORDOBA e sua moglie ALCIRA RIOS. CORDOBA e la moglie ALCIRA RIOS furono sequestrati il 29 luglio del '78 e rimasero internati a "LA CACHA" fino al primo settembre del '78. In particolare LUIS PABLO NICANOR CORDOBA ha riferito anche di essere stato assistito da "RITA" che fungeva anche da... un po' da vivandiera, un po' da Infermiera all'interno di questo centro, aveva riportato delle ferite e "RITA" gli era stata vicino, curandolo. Ai due, LAURA CARLOTTO, "RITA", aveva raccontato della nascita del bambino nel giugno del '78 e quanto è stato sufficiente per poter poi identificare in "RITA", senza ombra di dubbio, la ragazza LAURA CARLOTTO. La testimonianza di... LUIS PABLO NICANOR CORDOBA e della moglie ALCIRA RIOS è molto importante soprattutto per quanto attiene al momento del cosiddetto "traslado", del trasferimento di LAURA CARLOTTO dal Centro Clandestino de "LA CACHA". La sera del 24 agosto del '78 LAURA CARLOTTO, "RITA", viene avvertita che insieme ad un altro giovane internato, CARLITOS, che sarà poi identificato per LUIS CARLOS LAHITTE, avrebbero dovute essere trasferiti, dovevano lasciare il campo, questo termine trasferimento "traslado" in realtà si è appreso poi che significava nel novanta per cento dei casi l'eliminazione fisica, prima di lasciare il centro clandestino per il proprio trasferimento, LAURA chiese ad ALCIRA RIOS la moglie di... CORDOBA un oggetto in ricordo, e ALCIRA RIOS non avendo altro da darle, si tolse il proprio reggiseno di pizzo nero, porgendolo a quella bellissima ragazza che lo avrebbe indossato e tra i cui resti sarebbe stato poi trovato quello stesso reggiseno di pizzo nero, quando nell'85 venne effettuata la riesumazione dei resti da parte dei Dottori MORRIS VERNON TIDBALL e DARIO MARIANO OLMO, che procedettero insieme ad altri colleghi, sia alla riesumazione dei resti di LAURA, sia più tardi nell'88 a quelli di LUIS CARLOS LAHITTE. La circostanza del trasferimento il 24 agosto del '78 insieme a LAHITTE, viene riferita anche da LUIS PABLO NICANOR CORDOBA che ricorda anche un altro particolare e cioè che la ragazza calzava, al momento in cui lasciò il campo, delle calzature particolari, quelle che... siamo negli anni '70, molti di voi ricorderanno erano delle calzature con un ampio tacco di sughero che credo si chiamassero all'epoca zatteroni. Una di queste calzature verrà trovata, riconosciuta anche per la fodera di plastica blu, da LUIS PABLO NICANOR CORDOBA quando si trovò presente alla riesumazione dei resti di LUIS CARLOS LAHITTE. Questo elemento significa la conferma che LAURA e CARLITOS come veniva chiamato, furono uccisi insieme, nella stessa circostanza, e che fossero stati uccisi assieme ce lo dice in maniera inoppugnabile l'accertamento espletato appunto dai Medici, dagli Antropologi di cui ho parlato prima. Entrambi i resti, sia di LAURA che di CARLITOS, presentavano, insieme allo scheletro e a quello che era rimasto, delle schegge di vetro di parabrezza, assieme ai resti vennero trovate cartucce dei proiettili di fucili da ca... fucili calibro dodici, non da caccia come è stato erroneamente scritto nelle trascrizioni, ma di fucili a canna corta calibro dodici, utilizzati, "ITACA", utilizzati dall'Esercito Argentino. Se a questo si aggiunge la calzatura di LAURA trovata tra i resti appartenenti a CARLITOS, a me sembra che non ci siano dubbi sulla circostanza della soppressione nelle stesse circostanze di tempo e di luogo di entrambi questi giovani, e del resto devo dire, che quel cadavere fosse il cadavere di LAURA CARLOTTO risulta pacifica, risulta pacifico per un'altra circostanza e cioè, e devo fare un passo indietro, quando venne sequestrata LAURA, quando ESTELA CARLOTTO non ebbe più notizie di LAURA, perché risalivano al 16 novembre del '77, a quella lettera con cui LAURA le comunicava di aspettare un bambino, poi non seppe più nulla, dopo settimane di silenzio della figlia e dopo magari avere appreso da qualcuno che era stata sequestrata, ESTELA CARLOTTO si rivolge attraverso una propria collega che il caso volle fosse la sorella del Generale BIGNONE, BIGNONE fu tra l'altro l'ultimo Presidente argentino prima che il Paese venisse consegnato alla Democrazia, attraverso le elezioni poi vinte da ALFONSIN. Il Generale BIGNONE all'epoca, parliamo del '77/'78, durante il sequestro di LAURA, era non so come definirlo, lavorava presso una sorta di Segreteria della prima Giunta Militare, era suppongo molto vicino a VIDELA che era all'epoca Presidente oltre che Capo della Giunta. ESTELA, ingenuamente, chiese al Generale BIGNONE, che le venisse detto dove si trovava la figlia, che venisse liberata la figlia, e qui c'è quella risposta da parte di BIGNONE che ESTELA CARLOTTO ha riferito in udienza di avere ricevuto e cioè, sostanzialmente se si trova ristretta in qualche carcere, in qualche struttura, difficilmente verrà liberata, perché gli argentini non volevamo commettere l'errore che era stato commesso da altri con i "tupamaros", che erano riusciti a fare proseliti tra le loro Guardie Carcerarie e davanti a questa risposta cinica ESTELA CARLOTTO ottiene solo una concessione, in quanto chiede disperatamente che se sua figlia sarà uccisa, almeno le venga restituito il cadavere. Questa promessa devo supporre che fosse stata mantenuta dal Generale BIGNONE, perché il 25 agosto del 1978 ESTELA CARLOTTO e suo marito GUIDO, ricevono una telefonata, un invito a portarsi al Commissariato di ISIDRO CASANOVA. In questo Commissariato di ISIDRO CASANOVA le viene sostanzialmente riconsegnato il cadavere della figlia LAURA, ovviamente la versione ufficiale non poteva essere quella di un'esecuzione barbara nei confronti di due giovani che fino a poche ore prima erano internati in un centro clandestino che non vedo quali armi potesse avere con sé, quella barbara esecuzione fu contrabbandata per uno scontro a fuoco, un "enfrentamiento", nel quale i due giovani erano caduti sotto il piombo dei militari. In questo "enfrentamiento" in realtà vennero finiti da colpi esplosi a brevissima distanza, senza che potesse esserci alcun concreto tentativo di reazione da parte dei due giovani. In questo simulato scontro a fuoco venne esploso sul ventre di LAURA CARLOTTO che aveva partorito due mesi prima, un colpo di arma da fuoco che doveva in qualche modo distruggere le prove della recente maternità. Non ci sono dubbi sul fatto che i resti, di cui hanno ampiamente parlato i Dottori MORRIS TIDBALL BINZ e DARIO MARIANO OLMO, siano quelli di LAURA CARLOTTO e di LUIS CARLOS LAHITTE, uccisi, ripeto, nelle stesse circostanze di tempo e di luogo subito dopo subito dopo essere stati trasferiti in questo simulato trasferimento e in questo simulato "enfrentamiento", che avrebbe significato in realtà la loro soppressione fisica. Questo per quello che riguarda il caso di LAURA CARLOTTO. Vorrei passare adesso a un altro caso legato in qualche modo, non in qualche modo, legato al Centro Clandestino de "LA CACHA" dove fu ristretta LAURA di sicuro a partire dal maggio e fino al 25, 24 agosto del '78 che è la data in cui venne uccisa. In questo stesso Centro Clandestino "LA CACHA", mesi prima, sono tante tessere, tante storie individuali che sembrano quasi sfiorarsi anche come, come coincidenza temporarie, uno viene ucciso qualche mese prima, qualche mese dopo un altro, le vicende sono uguali, ma per un caso non si sono incrociate le loro vite e le loro morti.

Voglio parlare del caso di PEDRO LUIS MAZZOCCHI, che anche lui venne finito dopo essere stato internato nel Centro Clandestino di "LA CACHA". Chi era PEDRO LUIS MAZZOCCHI, era un giovane ragazzo del 1950, giovane... nel luglio del '77 ha ventisette anni, e si trova a fare il servizio militare di leva, lo aveva rinviato per ragioni di studio, perché studente di Geologia. Che cosa gli accade nel luglio del 1977? L'11 luglio del 1977 PEDRO LUIS MAZZOCCHI esce dalla casa dei propri genitori, lui abita a TANDIL presso i familiari, e ha la fortuna di prestare il servizio di leva in una base aerea vicina, la base aerea di TANDIL, che è qualche chilometro fuori dalla città, ma è comunque raggiungibile comodamente con un mezzo pubblico, con un autobus. L'11 luglio del '77 dunque PEDRO LUIS MAZZOCCHI esce di casa per fare rientro in caserma, nella propria... nella base aerea di TANDIL e in realtà non vi fa ritorno. Questo i genitori lo apprendono perché il giorno dopo, 12 luglio, un commilitone di PEDRO LUIS, telefona ai familiari o comunque si mette in contatto con i familiari, perché in realtà mi pare abbia detto il padre di PEDRO LUIS MAZZOCCHI, che loro non avevano il telefono ma furono contattati attraverso dei vicini da un commilitone che chiedeva come mai PEDRO LUIS, il loro figliolo, non era rientrato in caserma. Qui ovviamente inizia la preoccupazione dei genitori, i quali si recano anche presso la base aerea di TANDIL e lì riescono a parlare credo con il "Comodor" VAN DE CANTOS (come da pronuncia) o con qualcuno comunque che aveva funzioni di responsabilità o di comando all'interno della caserma, che cerca di tranquillizzare i genitori dicendo: "non preoccupatevi, magari sarà... starà da qualche parte con qualche ragazza, perché tanto il ragazzo sa che solo dopo cinque giorni dal mancato rientro scatta la diserzione, quindi state tranquilli può darsi che magari si ripresenterà da solo tra qualche giorno". Si sarebbe ripresentato da solo il povero PEDRO LUIS MAZZOCCHI, credo la mattina del 14 luglio o del 13 luglio dopo qualche giorno comunque da questo primo sequestro, si ripresenta alla caserma, presso la base aerea di TANDIL, visibilmente scosso, seminudo, in condizioni pietose, i genitori avranno modo di vederlo un'unica volta, il 18 luglio qualche giorno quindi dopo il rientro e in quella occasione ebbero ancora la netta sensazione di un ragazzo frastornato, come se gli fosse successo qualcosa di particolarmente grave. Il ragazzo era tenuto non in comunità con gli altri, ma in una specie di infermeria da cui sarebbe nuovamente sparito il 30 luglio dello stesso anno, del '77. Evidentemente aveva scelto come luogo dove rifugiarsi dopo il primo sequestro, l'ultimo luogo al mondo dove avrebbe dovuto cercare riparo e credo che un terrorista, un vero terrorista non commette una ingenuità di questo genere, se qualcuno viene sequestrato, portato in un centro, torturato e ha la fortuna di riuscire a scappare, non va a rimettersi nelle mani di militari, se è un terrorista; se è un povero ragazzo con la testa piena di sogni, come probabilmente o sicuramente era PEDRO LUIS MAZZOCCHI magari sì, perché probabilmente si sentiva più protetto nella caserma dove prestava servizio, dove immaginava che tutti avrebbero potuto aiutarlo e proteggerlo da altri eventuali sequestri. Quello che gli accadde l'11 luglio del '77 noi possiamo saperlo solo attraverso testimonianze, che altre persone ricevettero da PEDRO LUIS MAZZOCCHI, cosa accade il 30 luglio? Il 30 luglio c'è questo secondo sequestro, comunque sparisce PEDRO LUIS MAZZOCCHI dalla base aerea di TANDIL, le notizie che si hanno di PEDRO LUIS MAZZOCCHI certe, è che nel settembre del '77, quindi due mesi circa, un mese e mezzo dopo il secondo sequestro del 30 luglio, viene conosciuto e visto e ci ha parlato all'interno del Centro Clandestino de "LA CACHA", viene conosciuto da JUAN CARLOS GUARINO e anche dalla moglie di questi, ELENA VARELA. Devo necessariamente far riferimento alla vicenda di JUAN CARLOS GUARINO, JUAN CARLOS GUARINO è quell'Ingegnere che ha deposto un paio di settimane fa qui davanti a Voi, che venne sequestrato anche lui ne LA PLATA o lì vicino, credo dalle parti di VIJA INSUPERABILE forse, il 21 settembre '77. GUARINO ha raccontato di essere stato sequestrato mentre tornava dal lavoro ed era appena rientrato in casa, da militari e civili, tra i quali c'era uno strano personaggio chiamato il LOCO SESAR (o simile), inizialmente venne portato in un centro che poi identificherà come lo "SHERATON" che in realtà si individua nella "Commissaria" di... della località di VIJA INSUPERABILE, "SHERATON" perché era evidentemente un centro dai modi più morbidi rispetto agli altri centi clandestini di cui abbiamo sentito parlare tante volte in quest'Aula. Dallo "SHERATON" dove viene parcheggiato per poche ore, parcheggiato si fa per dire, iniziano già lì le torture in sostanza, viene portato il 22 settembre del '77 nel Centro de "LA CACHA" e qui il 22 settembre del '77 all'interno del Centro de "LA CACHA" ha modo di conoscere un giovane che già vi si trovava internato, un giovane che viene da tutti chiamato "EL FUGGITIVO", ha raccontato di essersi incuriosito davanti a questo soprannome, di avere chiesto spiegazioni sul perché venisse chiamato "IL FUGGITIVO" e di aver appreso dalla voce dello stesso ragazzo, che questo soprannome gli derivava dal fatto di essere scappato a un primo sequestro operato nei suoi confronti la sera dell'11 luglio del '77, sequestro in seguito al quale era stato portato in un centro clandestino che possiamo oggi individuare nel Centro Clandestino di "LA HUERTA" sempre nella zona di TANDIL. E raccontò quello che accadde dopo, cioè del fatto che riuscito a scappare, era tornato presso la base aera di TANDIL dove prestava servizio di leva e poi da questa base aerea era stato nuovamente risequestrato per trovarsi privo di conoscenza, perché gli era stato somministrato evidentemente un narcotico, al risveglio nel Centro Clandestino de "LA CACHA". Questa circostanza della conoscenza di un giovane noto come "IL FUGGITIVO" verrà riferita qualche mese più tardi da JUAN CARLOS GUARINO e anche dalla moglie ELENA VARELA a un'altra coppia di... marito e moglie sequestrati e internati anche loro, si tratta di ENRIQUE CARLOS GHEZAN e di sua moglie ISABEL MERCEDES FERNANDEZ BLANCO; noi abbiamo sentito in quest'Aula per la verità solo la seconda e cioè ISABEL MERCEDES FERNANDEZ BLANCO, che ha riferito di essere stata sequestra insieme al proprio marito e di essere stata internata nei Centri de "EL BANCO" e poi a "L'OLIMPO", in questi due centri i due, GHEZAN e la moglie, conobbero ENRIQUE CARLOS GHEZAN... conobbero JUAN CARLOS GUARINO e la moglie ELENA VARELA che erano stati precedentemente internati a "LA CACHA", da loro ebbero notizie di un ragazzo di TANDIL detto "IL FUGGITIVO", il perché siano state date queste notizie è presto spiegato, perché tanto il GHEZAN che la moglie, ISABEL MERCEDES FERNANDEZ BLANCO vivevano a TANDIL, per cui a sentire il nome di questa città sostanzialmente GHEZAN... GUARINO si ricordò della vicenda de "IL FUGGITIVO", raccontando ai due la storia del giovane ragazzo. Più tardi avrebbe JUAN CARLOS GUARINO riconosciuto in foto e l'ha fatto anche in Aula qui, nella foto di PEDRO LUIS MAZZOCCHI il ragazzo da lui incontrato e conosciuto all'interno del Centro de "LA CACHA" come "IL FUGGITIVO". E notizie direttamente anche dai familiari di PEDRO LUIS MAZZOCCHI furono attinte anche da ENRIQUE CARLOS GHEZAN e ISABEL MERCEDES FERNANDEZ BLANCO che, riottenuta la libertà, ebbero modo a TANDIL di conoscere personalmente i genitori di MAZZOCCHI e avere attraverso la voce degli stessi una conferma che la storia di PEDRO LUIS MAZZOCCHI doveva identificarsi nella storia de "IL FUGGITIVO". Le ultime notizie in vita di PEDRO LUIS MAZZOCCHI risalgono all'11 novembre '77, dico questo perché questa è la data nella quale JUAN CARLOS GUARINO viene trasferito insieme alla moglie prima "AL BANCO" e poi a "L'OLIMPO", quindi l'ultima persona in grado di riferire e lo ha fatto in quest'Aula, di aver visto vivo all'interno del Centro de "LA CACHA", "EL FUGGITIVO" e cioè PEDRO LUIS MAZZOCCHI e JUAN CARLOS GUARINO, l'11 novembre '77 quindi PEDRO LUIS MAZZOCCHI era ancora vivo, il suo cadavere o meglio i poveri resti di quello che era il suo cadavere, verranno riesumati nell'88, dall'Equipe Antropologica Argentina di cui facevano e fanno parte i Dottori TIDBALL BINZ e DARIO MARIANO OLMO che hanno ampiamente testimoniato davanti a Voi sulla riesumazione dei resti del giovane. Per quello che riguarda PEDRO LUIS MAZZOCCHI c'è stato anche il rinvenimento di un documento, anche qui relativo a un simulato "enfrantamiento" o scontro a fuoco in cui si dà notizia della morte, per uccisione per colpi di arma da fuoco di un giovane, avvenuta il 23 novembre del '77. La riesumazione di questi resti è stata operata dai Medici Legali Antropologi che ho prima detto, i quali hanno ritenuto di identificare senza alcuna ombra di dubbio in quei resti ciò che rimane di PEDRO LUIS MAZZOCCHI, e hanno spiegato in termini che non ritengo necessario ribadire in questa sede, come PEDRO LUIS MAZZOCCHI sia stato in realtà vittima di una fredda esecuzione, fatta in maniera barbara, senza che il ragazzo potesse difendersi; l'unica difesa riscontrata sono stati dei segni che rivelano colpi di arma da fuoco che dovettero essere esplosi contro il suo braccio, che il ragazzo sollevò nell'istintivo gesto di ripararsi mentre venivano esplosi contro di lui i colpi che l'avrebbero ucciso. Presidente rimangono tre casi per i quali risponde SUAREZ MASON e rimane il caso MASTINO e MARRAS, io posso andare avanti se non ci sono...

PRESIDENTE: così facciamo una sola pausa, non so altrimenti...

P.M.: va bene. Passerei ai casi di LUIS ALBERTO FABBRI e di DANIEL JESUS CIUFFO. Parliamo qui di un diverso centro clandestino di detenzione, non è più "LA CACHA" ma "EL VESUVIO", anche questo centro come quello de "LA CACHA" si trova nella zona 1, nella zona corrispondente a la Capital Federal BUENOS AIRES e alla provincia di BUENOS AIRES, anche questo centro quindi ricade sotto il comando zona 1 a cui capo vi è il Generale SUAREZ MASON. LUIS ALBERTO FABBRI venne sequestrato il 21 aprile del '77 a BUENOS AIRES insieme a quella che era all'epoca la sua compagna, ELENA ALFARO, che aspettava da lui un figlio, LUIS ALBERTO FABBRI aveva precedentemente svolto attività sindacale all'interno dell'università, era in quel momento Segretariodi un partito, un movimento, dal nome rivoluzionario, ma che non credo abbia mai svolto nessuna attività riconducibile alla lotta armata, il Movimento Socialista Rivoluzionario, e era Direttore di un giornale che si chiamava "RESPUESTA DE LA CLASSE OBRERA E DEL PUEBLO". Vengono sequestrati il 21 aprile del '77 LUIS ALBERTO FABBRI e la sua compagna ELENA ALFARO e internati quindi "AL VESUVIO"; in questo centro clandestino qualche giorno dopo verrà internato anche DANIEL JESUS CIUFFO insieme alla sua, io dico compagna in realtà era la moglie, CATALINA OVIEDO. In questo centro nello stesso periodo si trovano internati EDUARDO JORGE KIERNAN e la moglie ANA MARIA DI SALVO,si trovavano già internati alla data del 21 aprile del '77 in quanto erano stati sequestrati già dal 9 marzo del '77, quindi erano già internati a "EL VESUVIO", quando il 21 aprile '77 vi vennero condotti LUIS ALBERTO FABBRI e la moglie, e la compagna meglio, ELENA ALFARO e qualche giorno dopo DANIEL JESUS CIUFFO e sua moglie CATALINA OVIEDO; KIERNAN e la moglie vengono liberati intorno al 20 maggio del '77. Hanno entrambi riferito in Aula che già da un paio di giorni prima della loro liberazione c'era un po' di fermento nel centro, perché si stava preparando un trasferimento, in realtà l'ennesimo "traslado" che significava la soppressione degli internati che vi erano coinvolti, si stava preparando quindi prima del 20 maggio del '77, prima che venissero rilasciati, un trasferimento che riguardava una quindicina di internati del centro, tra questi internati vi erano LUIS ALBERTO FABBRI e DANIEL JESUS CIUFFO e anche la moglie di quest'ultimo, e cioè CATALINA OVIEDO. KIERNAN e la moglie in realtà vennero liberati il 20 maggio '77, quindi devo dire non erano presenti la sera in cui effettivamente avvenne questo trasferimento nel quale erano coinvolti FABBRI e CIUFFO, ma ci hanno riferito, ebbero notizia da... dalla lettura dei giornali, qualche giorno dopo di un... quello che veniva presentato e anche qui come l'ennesimo "enfrantamiento" o scontro a fuoco, ebbero notizia di una operazione o scontro a fuoco avvenuto in località MONTE GRANDE, in cui erano caduti una quindicina di sovversivi. Questa notizia non era una normale notizia giornalistica, questa notizia riportava esattamente il testo di un comunicato ufficiale recante la firma del Comandante della zona 1, di SUAREZ MASON, comunicato ufficiale del primo... del comando della prima zona militare, che appunto riferiva di questa brillante operazione militare in cui erano caduti quindici sovversivi; non erano caduti erano stati barbaramente soppressi da SUAREZ MASON e dai suoi allegri compagni. KIERNAN e la moglie ovviamente non credono neanche per un attimo che le persone che hanno lasciato internate nelle condizioni che tutti possiamo immaginare in un centro clandestino, improvvisamente riacquistano la libertà e diventano improvisamente dei brillanti terroristi che non si capisce bene dove riescano a trovare queste armi dal momento che sono stati fino al giorno prima torturati con la "picana" elettrica e comunque svuotati di qualunque forza che possa minimamente spingerli ad atti quali quelli che vengono fatti credere con questo comunicato ufficiale del primo Corpo. Dicevo, questo comunicato apparso sul quotidiano, su vari quotidiani, io adesso non ricordo quali ma ci sono in atti, perché ricordo di avere prodotto quanto meno un quotidiano durante l'esame della teste della sorella di FABBRI, MARIA ELISA FABBRI. La notizia apparsa dicevo su questo quotidiana, dava proprio una elencazione individuale dei nominativi di questi sovversivi che erano caduti in questo scontro a fuoco e tra questi vi erano i nomi di LUIS ALBERTO FABBRI, di DANIEL JESUS CIUFFO e della moglie di quest'ultimo CATALINA OVIEDO. Anche DANIEL CIUFFO e sua moglie CATALINA OVIEDO vivevano in BUENOS AIRES, i familiari non ne avevano notizie da pochi giorni dopo il 21 aprile del '77, era cioè passato più di un mese e i familiari non avendo notizie dei due, preoccupati in quanto i vicini non sanno cosa dire o probabilmente perché sarà stato riferito loro che invece erano caduti in mano a militari e sequestrati, si portano in BUENOS AIRES, e comunque nelle zone dove ritengono di poterli trovare; si trovano quindi già per una mera coincidenza già sul posto, quando appare sui giornali la notizia di questo scontro a fuoco tra militari e sovversivi, asseritamente avvenuto in località MONTE GRANDE il 24 maggio del '77. Leggono o comunque qualcuno gli fa presente che tra i nomi c'era anche quello di DANIEL JESUS CIUFFO; la ricerca di DANIEL JESUS CIUFFO avviene ad opera della mamma del giovane, OLGA FERRERO, e di JUAN ALFONSO e MATEO BAUTISTA FERRERO, si tratta degli zii del giovane che si portano insieme alla madre in BUENOS AIRES e che poi vengono invitati al riconoscimento della salma di DANIEL JESUS CIUFFO presso il cimitero di MONTE GRANDE. C'è stata in Aula la testimonianza di JUAN ALFONSO FERRERO che, come ricorderete, è venuto al posto del fratello che inizialmente era stato indicato da questo P.M. come teste nella propria lista e che non è potuto venire per gravi ragioni di salute. JUAN ALFONSO FERRERO procedette insieme al fratello, operazione alla quale vollero risparmiare la loro sorella OLGA, madre del giovane, procedettero al riconoscimento della salma del giovane. Lo riconobbero senza dubbio per il loro nipote DANIEL, così come riconobbero anche il cadavere della moglie del ragazzo e cioè di CATALINA OVIEDO. Non abbiamo, per quello che riguarda questi due giovani, un accertamento tecnico effettuato ad opera di Medici Legali o di Antropologi, lo ritengo ovviamente del tutto superfluo, atteso che vi è una certificazione che proviene proprio dal primo comando della zona militare, a cui vertice era il Generale SUAREZ MASON, in cui si dà notizia dello scontro a fuoco e dell'uccisione di questi... in uno scontro tra militari e sovversivi, quindi riterrei che non c'è nessun dubbio che siano morti in uno scontro armato in cui tuttavia armata era solo una parte e non l'altra, scontro a fuoco con un fuoco che proviene da una sola parte perché gli altri non hanno il becco di un'arma con cui difendersi. Presidente resterebbero i casi di NORBERTO JULIO MORRESI e i casi MASTINO e MARRAS, io chiederei una sospensione perché poi ritengo di poter concludere tutto quanto con il prossimo intervento.

PRESIDENTE: quanto tempo vogliamo fare?

P.M.: ma a questo punto potremmo fare anche una mezz'oretta se non...

PRESIDENTE: va bene.

P.M.: grazie. (Sospensione).-


ALLA RIPRESA

PRESIDENTE: Prego!

P.M.: l'ultimo omicidio di cui è chiamato a rispondere in questa sede SUAREZ MASON è quello di NORBERTO JULIO MORRESI.

NORBERTO MORRESI aveva diciassette anni, ne avrebbe compiuto diciotto nel maggio del '76, come ha spiegato qui suo padre JULIO, è il 23 aprile del '76, quindi neanche un mese dopo il golpe del 24 marzo dello stesso anno, usciva di casa dicendo ai suoi genitori di non preoccuparsi perché sarebbe rientrato a casa tardi quella sera, in quanto avrebbe dovuto andare a una festa di compleanno di un amico, NORBERTO MORRESI esce di casa la mattina del 23 aprile del '76 e non vi farà più ritorno. Che cosa, che cosa gli era accaduto? Quello che gli era accaduto, il padre lo scoprirà dopo mesi, anni, di tormentante ricerche; intanto un'avvisaglia che qualcosa doveva essere accaduto arriva a JULIO MORRESI e a sua moglie IRMA SCRIVO attraverso una telefonata nella tarda serata del 24, del 23 aprile '76, quando telefona a casa MORRESI un amico di NORBERTO, chiedendo come mai NORBERTO non era poi andato a questa festa di compleanno a cui era atteso e qui inizia quel calvario che con tanta semplicità e tanta... struggente partecipazione ci ha raccontato in udienza JULIO MORRESI quest'uomo che voglio tornare a definire un uomo veramente mite e buono, che ha sentito il bisogno davanti a Voi di riaffermare la sua italianità e riaffermare che era cresciuto con una sana educazione familiare che gli era stata data dai genitori e la stessa educazione aveva voluto trasmettere ai figli, a NORBERTO in quel momento era il primogenito e all'altro figlio di tre o quattro anni più giovane, CLAUDIO, l'unico figlio rimasto a JULIO MORRESI, un figlio che gli avrebbe per altra via data qualche soddisfazione, perché poi divenne un famoso giocatore di football, ha giocato nel "RIVER PLATE" che è la squadra insieme al "BOCA" la squadra più importante dell'ARGENTINA ed è stato anche nazionale giovanile. NORBERTO era il figlio più grande di JULIO MORRESI, inizia questa ricerca disperata si rivolge ingenuamente ce lo ha detto ad un suo amico che era Commissario di Polizia, dirigeva un Commissariato di BUENOS AIRES, le ricerche non approdano a nulla e anzi, in queste ricerche disperate si inseriscono quei loschi personaggi che lui ha chiamato squali, quegli sciacalli che non mancano mai davanti alla disperazione di una persona e gli estorcono danaro per dargli notizie e che poi ancora più crudelmente gli fanno credere e sono già passati mesi o anni dal sequestro che NORBERTO fosse vivo e gli riferiscono un particolare che fa accapponare la pelle, quella circostanza delle mele verdi che ha riferito JULIO MORRESI, NORBERTO spesso la sera preferiva saltare la cena e mangiare semplicemente delle mele verdi; gli sciacalli che contattano JULIO MORRESI, arrivano per rendere credibile la loro falsa rappresentazione dei fatti, a convincerlo che si tratta del figlio che il figlio è sequestrato da qualche parte e loro sanno dove, che sarebbe stato poi liberato e per questo chiedevano denaro, e per convincere che si trattava di NORBERTO gli dicono sì, la sera preferisce mangiare le meli verdi; questo... in quell'animo semplice che JULIO MORRESI e sua moglie IRMA li rafforza nel convincimento che JULIO si... che NORBERTO sia ancora vivo, e che possa un giorno essere liberato.

Così non sarà, perché in realtà si scoprirà che era stato ucciso quella stessa mattina del 23 aprile '76, poco dopo essere uscito di casa, e come si arriverà a scoprire questo?

NORBERTO quella mattina del 23 aprile del '76 aveva appuntamento con un ragazzo di qualche anno più grande di lui, LUIS MARIA ROBERTO, detto "EL COLORADO" per via dei capelli rossi; LUIS MARIA ROBERTO ha poco più di trent'anni è sposato, e ha anche dei figli, la moglie di LUIS MARIA ROBERTO, ROSALINA CARDOSO attraversa lo stesso calvario dei coniugi JULIO e IRMA MORRESI. ROSALINA CARDOSO era però riuscita, mentre ancora JULIO MORRESI e la moglie venivano turlupiani da sciacalli venditori di fumo, era riuscita a sapere qualcosa di più sulla fine del proprio marito. Questo perché è una ragazza, una sua conoscente, una ragazza che conosceva quindi anche, anche LUIS MARIA ROBERTO e cioè NORMA ARROSTITO, che ROSALINA incontra nel luglio del '76, quindi due o tre mesi dopo la scomparsa del marito LUIS MARIA ROBERTO, NORMA ARROSTITO, tra parentesi, ragazza che qualche mese dopo, un anno dopo verrà anche questa sequestrata, che finirà internata all'ESMA, che finirà in uno dei "voli della morte" destinazione finale il RIO DE LA PLATA. NORMA ARROSTITO riferisce a ROSALINA CARDOSO che una persona, che conosceva anche lui LUIS MARIA ROBERTO, le aveva riferito di avere notato passando su un autobus a distanza... a velocità bassissima, aveva notato che il marito LUIS MARIA ROBERTO insieme ad un giovane ragazzo entrambi con le mani appoggiate su un furgoncino, circondati da decine di militari armati. Questo è quanto viene riferito poi da ROSALINA CARDOSO a JULIO MORRESI e a sua moglie IRMA SCRIVO. E viene riferito, perché e qui è l'importanza di quel fascicolo segreto che è stato acquisito agli atti, fascicolo che i Medici e Antropologi TIDBALL BINZ e OLMO rinvennero tra le carte del Processo alle Giunte dopo che già si era celebrato il Processo alle Giunte e quindi quelle carte processuali erano accessibili a chi per ragioni di giustizia, appunto ne avessero bisogno come era il caso degli Antropologi tra le carte processuali, del giudizio alle Giunte, venne trovato ripeto questo fascicolo segreto in cui vi erano due certificati di morte di due giovani uno di poco più di trent'anni, l'altro descritto come dell'età apparente di venticinque anni, certificati di morte entrambi redatti come n.n. morti per ferite di arma da fuoco, il 23 aprile del '76 nello stesso luogo, nello stesso momento alle ore 11:00 in località la MATANZA nei pressi di BUENOS AIRES. I cadaveri di questi due n.n. che tali non erano, perché fin dal primo momento i militari che avevano redatto quel fascicolo segreto, sapevano in realtà trattarsi di NORBERTO JULIO MORRESI e di LUIS MARIA ROBERTO i cadaveri di questi due giovani, vennero inumati in due tombe contrassegnate dai numeri 1504 e 1505 nel cimitero di VIGEGAS vicino quella località la MATANZA dove erano stati appunto matati poco prima e come erano stati uccisi, uccisi anche loro in maniera barbara con colpi di arma da fuoco esplosi a distanza ravvicinata. Voi avete visto con quale tenerezza JULIO MORESSI ha guardato seduto su quel banco la foto del figlio diciassettenne a cui avevano esploso a distanza di mezzo metro dei colpi di fucile sul viso e continuava a dire: "che bello NORBERTO". I due cadaveri vennero quindi inumati in queste tombe 1504 e 1505 dove sarebbero stati poi riesumati nell'89, nel giugno dell'89 grazie a questo fascicolo segreto dai Medici Legali e Antropologi che avevano trovato questo fascicolo. La riesumazione ha consentito di accertare che si trattava appunto dei resti dei cadaveri appartenuti in vita a NORBERTO MORRESI e a LUIS MARIA ROBERTO, non vi sono dubbi sulle circostanze della morte e sulla feroce esecuzione che venne loro riservata.

Qual era il crimine che avevano commesso questi due giovani per meritare questa barbara esecuzione? Il crimine che avevano commesso era quello di essere stati trovati con delle copie di un periodico "EVITA MONTONERA", ritenuto sovversivo da pochi giorni, perché la Giunta Militare aveva deciso che questo periodo che fino a pochi giorni prima era liberamente in vendita in tutte le edicole dell'ARGENTINA, questo periodico era sovversivo, "EVITA MONTONERA", EVITA è un chiaro riferimento a EVITA PERON, "Montoneros" erano quei romantici cavalieri del nulla che speravano di cambiare le cose in ARGENTINA, qualcuno con un pugno di armi, qualcun altro semplicemente con un'adesione ideale, diciamo pure romantica come poteva essere e come forse fu e come senz'altro fu, quella di NORBERTO MORRESI e di LUIS MARIA ROBERTO. Questo crimine, chiamiamolo crimine, tra virgolette, è stato ritenuto sufficiente, per quella barbara esecuzione.

Perché tutti questi crimini sono da ricondurre direttamente alla responsabilità di SUAREZ MASON? Io potrei cavarmela, perché non ho forse la forza mentale e fisica in questo momento di affrontare disquisizioni giuridiche con un... con un esempio: tutti sapete cosa fu il Processo di NORIMBERGA, a NORIMBERGA dopo la Seconda Guerra Mondiale, vi fu un processo contro responsabili dei crimini nazisti; su quel banco, ovviamente non sedeva ADOLF HITLER e non sedeva perché preferì togliersi la vita con la sua compagna EVA BRAUN nel bunker di BERLINO dove si era nascosto, ma se non si fosse tolta la vita nel bunker di BERLINO, io penso che nessuno dubiti che il primo imputato a sedere su quel banco degli imputati a NORIMBERGA non poteva che essere ADOLF HITLER. SUAREZ MASON, in quella particolare geografia dell'Autorità Militare rappresentata dalla suddivisione del Paese in zone militari era nella zona 1, BUENOS AIRES, Capital Federal e gran BUENOS AIRES l'equivalente in ARGENTINA, nell'ARGENTINA di quegli anni di ADOLF HITLER, era il padrone assoluto della vita e della morte. Io sono sicuro che se anche quella sorta di delega che veniva come dire concessa una tantum con quel decreto numero 9 del '77, a vari Comandati di subzona, comprendesse in sé la licenza di uccidere, perché era già prevista e pianificata destinazione finale naturale soppressione. Dove riemerge il potere assoluto di SUAREZ MASON, io sono convinto che l'unico, ecco, perché il signore della vita e della morte, l'unico a decidere chi dovesse sopravvivere era SUAREZ MASON, tutti coloro che sono stati soppressi, sono stati soppressi, perché c'era un implicito accordo iniziale, tutti dovranno essere soppressi chi si salverà lo decido io, questo vale ovviamente per SUAREZ MASON come Comandante della zona 1, questo vale per SANTIAGO OMAR RIVEROS come Comandante della zona 4, così come non può non valere per MENEDENZ per la zona 3 e per gli altri Comandanti delle altre due zone militari.

SUAREZ MASON è chiamato a rispondere del concorso dell'omicidio dei giovani di cui abbiamo parlato prima, è chiamato a rispondere di questi omicidi come mandante, io non devo ovviamente sprecare nessuna parola per i Giudici togati, che sanno meglio di me, che risponde del reato di omicidio non solo chi ne è l'esecutore materiale, il sicario, ma chi ne ha deciso, determinato, stabilito prima l'esecuzione, cioè del mandante. Quello che ovviamente dovrà essere compreso invece dai Giudici Popolari è che un segno di civiltà giuridica acquisito da tutti i Paesi, che del delitto di omicidio risponde appunto non solo chi lo esegue ma chi lo ha voluto, deciso e dirò di più come in questi casi, pianificato in maniera scientifica e sistematica. Devo parlare adesso del caso di MARIO MARRAS e MARTINO MASTINU.

MARIO MARRAS e MARTINO MASTINU, sono i più italiani tra questi giovani italiani vittime di questi fatti, perché MARIO MARRAS e MARTINO MASTINU sono nati entrambi a TRESNURAGHES in provincia di ORISTANO, e rappresentano una delle tantissime famiglie di emigrati che subito dopo la Seconda Guerra Mondiale o nei primi anni '50, nel caso di MARTINO MASTINU nel '51 si trasferirono con le loro famiglie in ARGENTINA. Quando la famiglia di GIOVANNI MASTINU e di MARIA MANCA nel '51 lascia TRESNURAGHES per raggiungere la terra promessa, questa ARGENTINA che è quell'enorme Paese di cui vi ho detto all'inizio, Paese grande dieci volte l'ITALIA e che sembrava aspettasse di essere sfruttato, di essere lavorato, di essere arricchito dal lavoro dei tanti emigrati non solo italiani che vi si portavano, quando SANTINA MASTINU e suo fratello MARTINO, arrivano in ARGENTINA hanno, credo SANTINA che è la sorella maggiore aveva quattro anni o cinque, quattro anni e MARTINO MASTINO aveva appena un paio di anni, essendo nato nel '49, è una classica famiglia italiana emigrata in ARGENTINA, e noi ancora adesso, Voi avete ascoltato quella donna semplice che è MARIA MANCA che parla un po' un suo particolare castigiano e neanche più l'italiano, ma quel dialetto sardo che le è rimasto dentro, e soprattutto è sarda la loro cultura, la loro sensibilità, la loro umanità.

In terra ARGENTINA MARTINO si conquista la simpatia, la stima, l'amicizia di tutti i suoi compagni di lavoro, MARTINO lavora al Cantiere Navale ASTARSA, nella zona di TIGRE, in un altro Cantiere Navale quello di MESTRINA, lavora MARIO MARRAS correggionale ed è quasi inevitabile che MARIO MARRAS conosca SANTINA MASTINU, se ne innamori e la sposi, moglie e buoi dei paesi tuoi vale anche in ARGENTINA, per gli emigrati italiani. MARIO MARRAS è un uomo anche lui estremamente buono e dolce, un uomo e dico solo questo, che quando viene ucciso in quella maniera ignobile in cui fu ucciso sull'isola di PAYCARIBI tiene stretta al petto VANINA che ha due anni e le ultime parole che dirà sono: "abbi cura della mamma".

MARTINO MASTINU era l'obiettivo dei militari che il 22 maggio del '76 uccisero MARIO MARRAS perché era lui il vero obiettivo. Intanto ricorderete e devo qui sottolinearlo che già prima del golpe militare del 24 marzo '76, esattamente il 5 novembre del '75 MARTINO MASTINU proprio per la sua attività di sindacalista, di delegato del Cantiere Navale di TIGRE, delegato o meglio di una "ragrupacion" sindacale che è quella Ragrupacion JOSE' MARIA ALESSIO che prendeva il nome da un povero compagno di lavoro morto in un infortunio nell'incendio di un "tanc" (come da pronuncia) mentre stava lavorando nel cantiere, MARTINU non aveva rivendicazioni di tipo sovversivo a meno che non vogliamo considerare sovversivo battersi per una più corretta osservanza delle misure di sicurezza e prevenzione sul lavoro. Ce lo hanno detto JUAN SOSA, VENENCIO, JORGHE, EDOARDO VELARDE che abbiamo sentito qui, l'impegno sindacale di MARTINO MASTINU era quello di offrire ai suoi compagni di lavoro, maggiori condizioni di sicurezza sul lavoro, proprio per scongiurare infortuni o disgrazie come quella che era capitata al loro compagno JOSE' MARIA ALESSIO da cui questa "Ragrupacion" sindacale aveva preso il nome. Questi sono i precedenti sovversivi che portano quegli animali, perché tali sono, delle "TRIPLE A" a sequestrare il 5 novembre del '75 MARTINO MASTINU, ALDO OMAR RAMIREZ detto "LA FABIANA" e JORGHE EDOARDO VELARDE. Vengono sequestrati, portati probabilmente nella zona di "CAMPO DE MAYO" dalla descrizione che dà dei luoghi il VELARDE che abbiamo sentito qui, torturati e malmenati per due o tre giorni e quindi rilasciati.

MARTINO MASTINU esce da questo primo sequestro assolutamente annientato come uomo e come Sindacalista. Ricorderete che la descrizione che venne fatta qui in Aula di MARTINO, dopo la sua liberazione da questo primo sequestro era quella di un uomo che non voleva più correre rischi come è umano che sia, era di un uomo che personalmente aveva rinunciato a combattere. E tanto aveva rinunciato a combattere che addirittura prima che intervenga il colpo di Stato militare del 24 marzo '76 e cioè a febbraio del '76 un mese prima, davanti all'ennesima vigliacca esecuzione di due altri compagni Sindacalisti che vennero fatti rinvenire cadaveri decide di mollare tutto, molla il Cantiere Navale ASTARSA molla i familiari nel senso che si allontana per nascondersi insieme alla moglie ROSA ZATORRE e se ne va prima ancora che arrivi il golpe militare del 24 marzo '76, se ne va in questa isoletta di PAYCARABI dove si ricicla contadino, agricoltore, dove viene ospitato da questo correggionale che è GIOVANNI MASARA, JUAN MASARA GIOVANNI, sardo evidentemente anche lui, che offre ospitalità sia a MARTINO che a sua moglie ROSA ZATORRE. Il 22 maggio del '76 in questa isoletta di PAYCARABI ci sono stato perché volevo vedere i luoghi dove questi fatti sono avvenuti, è piuttosto inaccessibile, perché il Delta del TIGRE è una cosa grande e bella, ma poi si inerpica in una serie di piccoli canali che a stento vengono navigati da un battello; questa isola di PAYCARABI doveva rappresentare un rifugio sicuro, così non fu.

Il 22 maggio del '76 mentre sull'isola si trovavano anche i genitori di MARTINO MASTINU, e cioè GIOVANNI MASTINU e MARIA MANCA e mentre nell'isola si trovava anche il cognato MARIO MARRAS che vi si era portato con la figlioletta VANINA di due anni e mezzo, non c'era invece con loro SANTINA MASTINU, perché era rimasta a TIGRE, anzi a TADAR e PACECO dove lei abita e abitava con la famiglia, il 22 maggio dicevo, c'è questa sorta di improvvisata riunione familiare che si conclude, secondo la tradizione sarda, con l'uccisione di un maialino di un porchetto da preparare, porchetto, evidentemente nel destino di MARTINU MASTINU doveva esserci un PORCHETTO (porchetto) e nel destino di SANTINA MASTINU doveva esserci un PORCHETTO (porchetto), un porchetto presente simbolicamente con quel maialino quando gli ammazzano il marito, un PORCHETTO che gli porta via il fratello, lo carica su una macchina e lo consegna alla morte; questo sarebbe accaduto il 7 luglio, un mese e mezzo dopo. Cosa accade durante questa imprevista riunione familiare in cui ci sono GIOVANNI MASARA che è il padrone di casa e i famigliari di MARTINO MASTINU che ho detto prima, accade che in un momento in cui MARTINO MASTINU con sua moglie ROSA ZATORRE e con MARIO MARRAS che porta con sé la piccola VANINA, si erano tutti e quattro allontanati alla ricerca di un posto dove comprare del pepe nero o della frutta, serviva qualcosa per accompagnare o condire questo pasto che stavano preparando, mentre loro si trovavano momentaneamente lontani da questa isoletta fanno irruzione nell'isola decine di militari, con battelli. Queste decine di militari cercano "EL TANO", l'italiano, cioè MARTINO MASTINU mentre si trovano sull'isola i quattro, cioè MARTINO MASTINU e la moglie ROSA ZATORRE assieme al cognato MARIO MARRAS e alla piccola VANINA rientrano, MARTINO ha la possibilità rendendosi conto dei militari presenti di buttarsi in acqua e nascondersi tra... probabilmente tra gli arbusti o nella vegetazione lì presente sul rio del PARANA', perché quello è il PARANA' che passa affianco dell'isoletta di PAYCARABI e non PARACAIBI come è scritto sul decreto che dispone il giudizio tra l'altro, PAYCARABI, MARTINO ha modo di salvarsi, ROSA ZATORRE viene in quell'occasione sequestrata, trascinata su uno di questi battelli e poi portata in un centro clandestino dove verrà torturata per dieci giorni. In questa stessa occasione invece il povero MARIO MARRAS cerca riparo fuggendo con la figlioletta VANINA di due anni in braccio. Dovete fare uno sforzo per immaginare questi luoghi, l'isoletta dove avviene questa riunione familiare, e dove è ubicato questo podere MASALA diciamo, e confinante con un altro appezzamento di terreno sostanzialmente sulla stessa isola o forse diviso solo da un canale di scolo delle acque, dove c'è un altro podere di - vedi caso - di un altro emigrato italiano, c'è ancora scritto LA ISLA VALTELINA (come da pronuncia) perché BRUNO CAMER, che poi è morto, oggi lì ci abita il figlio RAUL con una nidiata di bambini tra l'altro. Questi due poderi sono facilmente raggiungibili, cioè correndo basta fare un piccolo salto e si passa da un podere all'altro. Il povero MARIO MARRAS cerca la salvezza correndo con VANINA in braccio verso il podere di BRUNO CAMER dove viene raggiunto e barbaramente ucciso. Stringe tra le braccia la figlioletta VANINA e le ultime parole che dirà, come ho detto prima, sono: "abbi cura della mamma". I militare stranamente, pietosamente avvolgono VANINA in una coperta e la riconsegnano subito alla nonna, a MARIA MANCA dal momento che non era presente nell'isola SANTINA. MARTINO ignora in questo momento quale sia stata la fine del cognato, rimane però nascosto nell'isola. I genitori di MARTINO MASTINU, GIOVANNI MASTINU e MARIA MANCA passano la notte sull'isola e l'indomani mattina MARTINO si ripresenta e apprende della fine che aveva fatto il cognato MARIO MARRAS e apprende anche del sequestro a cui era stato sottoposto, a cui era stata sottoposta ROSA ZATORRE, moglie di MARTINO MASTINU.

MARTINO ovviamente comprende che deve continuare a nascondersi su quest'isola e non si sapranno sue notizie se non intorno ai primi di luglio, quindi per un mese e mezzo circa o due mesi e mezzo si nasconde in quest'isola. Cos'era accaduto nel frattempo agli altri componenti della famiglia? ROSA ZATORRE, come ho detto prima era stata sequestrata dai militari, portata in un centro clandestino che possiamo immaginare sia l'unico centro clandestino in quella zona di TIGRE, "CAMPO DE MAYO" o altrimenti in qualche "commissaria" comunque dipendente dal comando della zona 4.

SANTINA MASTINU rimasta vedova di MARIO MARRAS si porterà nell'isola di PAYCARABI, dove era stato ucciso suo marito, solo il 16 giugno del '76. E questa è una testimonianza rinverdita anche con quanto abbiamo sentito ieri proprio da SANTINA, ha il coraggio di portarsi su quest'isola solo il 16 giugno del '76. E tra l'altro, per quei meccanismi strani che intervengono quando non si accetta la morte di qualcuno, rifiuta l'idea che quel cadavere riconsegnato in una bara sfigurato fosse veramente suo marito, è lì perché vuole cercarlo o comunque saperne di più. Mentre si trova il 16 giugno del '76 in quest'isola, viene avvicinata da alcuni militari, due di questi sono ALEJANDRO PUERTAS e ROBERTO JULIO ROSSIN. Io mi rendo conto che un riconoscimento fotografico informale come quello fatto ieri in Aula da SANTINA su fotografie per quello che riguarda questi due, ROSSIN e PUERTAS, attuali e non dell'epoca, parliamo di fotografie fatte a distanza di venti e più anni dai fatti possano lasciare delle perplessità. Ci sono delle cose però nello sguardo di un uomo che non cambiano e quella... quella frase di SANTINA ieri, guardando la foto di PUERTAS credo, ha detto: "è lui, ho ancora paura di questi occhi che mi guardano e sembrano continuare a darmi ordini". Lo sguardo di un uomo rimane lo stesso, anche quando passano dieci, venti, trent'anni, e lo sguardo di un uomo feroce come quello di PUERTAS è rimasto, lo sguardo di un ragazzo che aveva all'epoca venticinque anni, un ragazzo feroce, invecchiato restando un uomo feroce. Cosa accade il 16 giugno del '76 a SANTINA? SANTINA viene a sua volta sequestrata da più uomini, più militari, due di questi io sono convinto fossero ROSSIN e PUERTAS. Viene incappucciata, messa su con la forza prima di essere incappucciata ovviamente, su una Lancia che non c'è dubbio appartenga alla Prefettura Navale di TIGRE perché ha avuto modo di leggere, Prefettura Navale di TIGRE, e viene portata in un posto che non può che essere la Prefettura Navale di TIGRE comandata da GERARDI che è Prefetto Navale. E' vero che SANTINA è incappucciata, è vero che alcune caratteristiche del luogo, il pavimento in legno, gli scalini da salire, il tragitto effettuato la convincono, perché c'era già stata altre volte e ci sarebbe stata successivamente che quello, quel posto era la Prefettura Navale di TIGRE. Viene... non viene torturata con la "picana", ci ha spiegato anche perché, perché curiosamente quello strumento non funzionava quando lei venne sequestrata ma questo non impedì ai suoi sequestratori di usarle ogni tipo di violenza, la colpirono e percossero brutalmente per giorni per poi rilasciarla. SANTINA viene rilasciata e comincia questo curioso pellegrinaggio di strani soggetti che alcune volte si presentano travisati con parrucche ma che comunque SANTINA riconosce guardandoli in faccia, guardandoli in quegli occhi feroci che gli avevano dato degli ordini, per le stesse persone che sull'isola di PAYCARABI se l'erano trascinata via il 16 giugno del '76. Questi pellegrinaggi - tra virgolette - si susseguono fino alla sera del 7 luglio '76, che è l'altra data cruciale nella vita personale e familiare di SANTINA MASTINU. Il 7 luglio del '76, SANTINA aveva rivisto per la prima volta dopo mesi, perché non essendo neanche andata il 22 maggio a trovare il fratello, immagino che da prima del 22 maggio non vedesse il fratello MARTINO. Rivede il fratello MARTINO, cos'era accaduto? Era accaduto che un Sacerdote amico di famiglia, padre JUAN che aveva celebrato il matrimonio tra MARTINO e ROSA ZATORRE, si presente a casa MASTINU e dice ai genitori e a SANTINA che MARTINO è vivo e si nasconde in casa di un lontano parente, FRANCESCO DEMONTIS in località BECCAR SANISIDRO non lontano da TIGRE. Nel pomeriggio del 7 luglio del '76 SANTINA incontra il fratello MARTINO, e ci sono cose che per pudore che io non ho chiesto e lei non ha detto in quest'Aula, ma questo incontro tra MARTINO e SANTINA deve essere stato quanto di più... di più straziante si possa immaginare, perché mi raccontava SANTINA che l'ultima immagine che ha di MARTINO prima che venisse poi caricato sulla macchina, cioè in questo incontro, è di MARTINO che si butta in ginocchio davanti a lei e le chiede perdono piangendo perché si sente responsabile indiretto della moglie di MARIO MARRAS, suo amico, suo cognato, l'amato marito di SANTINA. SANTINA rassicura il fratello di non portargli alcun rancore e lascia l'abitazione DEMONTIS. Passano pochissime ore e si presenta a casa di SANTINA quella squadraccia a bordo di una macchina, una vecchia RAMBLER a "bocca de pato", a bocca d'anatra, macchina che dopo come vedremo lo stesso PORCHETTO ammetterà di avere chiesto in prestito a suo zio. In questa macchina che preleva con la forza minacciandola altrimenti di ucciderla, le figlie VANINA e VIVIANA che è l'altra figlia, la primogenita di SANTINA, in questa macchina SANTINA viene caricata con la forza e condotta davanti a casa DEMONTIS. Qui avviene quello che fino a ieri SANTINA ci ha ricordato e cioè scendono tre dei quattro, vale a dire ROSSIN, PUERTAS e MALDONADO, al volante si trovava PORCHETTO che in qualche modo era come se fosse proprietario della macchina... della macchina, prestata a PORCHETTO da suo zio; viene fatta uscire da casa DEMONTIS, MARTINO MASTINU, che cerca di difendersi come può. Viene fatto intervenire per costringere MARTINO a entrare, viene fatto intervenire anche PORCHETTO; fino a quel momento SANTINA lo ha visto solo di spalle, ci ha precisato ieri che in macchina lei era seduta dopo... eh, dietro il conducente, cioè nel sedile dietro avendo davanti a sé PORCHETTO. PORCHETTO viene fatto scendere dagli altri tre perché desse loro una mano per caricare in macchina il riluttante MARTINO MASTINU e in questa occasione SANTINA ha modo di vedere in faccia chiaramente PORCHETTO, non può che averlo visto in maniera chiarissima, perché quell'identikit che voi avete agli atti perché ieri ho voluto che venisse mostrato a SANTINA, è un identikit che viene fatto durante le indagini del Giudice PAPALIA di SANISIDRO su indicazione di SANTINA MASTINU. E se Voi vedere quella fotografia di PORCHETTO che è risalente all'epoca, perché è la foto diciamo della documentazione militare o della Prefettura Navale relativa a PORCHETTO, c'è giù la data del '73, è una foto quindi di tre anni precedente rispetto a questo episodio di luglio del '76 di cui stiamo parlando. Il mistero su chi siano questi quattro lo risolve MARTINO MASTINU, perché guardando PORCHETTO che scende dalla macchina e aiuta gli altri a dare una mano per buttarlo dentro, MARTINO gli si rivolge dicendo: "PORCHETTO, perché mi stai facendo questo, che ti ho fatto io?". E chi era questo... questo PORCHETTO e perché MARTINO MASTINU lo conosceva? PORCHETTO era stato fino a qualche anno prima anche lui un operaio dei Cantieri Navali di ASTARSA, successivamente aveva lasciato i cantieri navali ed era passato alla Prefettura Militare. Evidentemente riconosce PORCHETTO dicendogli: "perché mi stai facendo questo, che cosa ti ho fatto". Il racconto di SANTINA è che dopo avere caricato in macchina MARTINO, i quattro avrebbero riaccompagnato nelle vicinanze della sua abitazione SANTINA MASTINU facendola scendere dalla macchina e si sarebbero poi allontanati portando con sé, sequestrato, MARTINO. Noi non sappiamo nient'altro e da questo momento, da questa immagine che ha davanti a sé SANTINA MASTINU, che inizia l'enorme punto interrogativo della "desaparacion" di MARTINO MASTINU. Solo in parte squarciato questo mistero da una circostanza che avverrà alcuni giorni dopo e qui devo far riferimento a quello che a suo tempo dichiarò ROSA ZATORRE, so bene che non potrà essere utilizzata ma de relato abbiamo appreso da MARIA MANCA e da SANTINA quello che ROSA ZATORRE riferì alla suocera e alla cognata al riguardo. M

ARTINO viene sequestrato nella tarda serata del 7 luglio del '96. La moglie ROSA ZATORRE, che come ricorderete era già sottoposta a un primo sequestro nell'occasione del 22 maggio '76 e dopo dieci giorni rilasciata, viene il 9 luglio del '76 risequestrata mentre si trova a BUENOS AIRES all'ospedale pediatrico. Viene risequestrata e viene portata in un centro clandestino di cui non è in grado di dire altro, perché dobbiamo immaginare che fosse costantemente bendata e incappucciata. In questo centro clandestino sente delle voci dirette a un uomo che si trova lì vicino e viene torturato come lei capisce dalle urla, e qualcuno che chiede a quest'uomo: "si tratta di tua moglie, è vero?" e lui risponde: "sì, è mia moglie". ROSA ZATORRE riconosce la voce del marito, di MARTINO MASTINU. ROSA ZATORRE sarà liberata pochi giorni dopo, MARTINO MASTINU resta da quel momento completamente "desaparecidos" anche per noi nel senso che l'ultima traccia di MARTINO è quella risposta: "sì, è la voce di mia moglie". Una risposta che viene data sotto tortura a dei militari o civili che integrano queste squadracce e viene data, io credo, certamente o con una probabilità molto prossima alla certezza, in un centro clandestino che dovrebbe identificarsi in "CAMPO DE MAYO".

Non è stato mai trovato il cadavere di MARTINO MASTINU; possiamo forse immaginare che non sia stato ucciso. Io vi ho parlato più di una volta dei "voli della morte" che partivano dall'ESMA; è retorica definirla l'"AUSCHWITZ" argentina.

Voi avete questo libro che si chiama "CAMPO SANTO" che è stato acquisito agli atti, è in lingua spagnola però io ormai sono stato costretto in questi due anni e mezzo a leggere un sacco di cose in spagnolo e riesco a tradurlo quanto basta per capire quantomeno il senso delle cose. Noi speravamo di portare qui come teste, comunque era nella lista testi, VICTOR IBANEZ; VICTOR IBANEZ era una specie di guardia, di vivandiere di "CAMPO DE MAYO" e in questa intervista a FERNANDO ALMIRON (come da pronuncia) racconta tanto di "CAMPO DE MAYO" da poter affermare che VICTOR IBANEZ è un po', per quello che riguarda "CAMPO DE MAYO" quello che ADOLFO SCILINGO è stato per la Scuola di Meccanica della Marina, quel libro "EL VUELO", "IL VOLO" di ORAZIO VERDISCHI che pure avete agli atti e che penso abbiate anche letto.

Vi traduco quello... un brano su quella che era la fine degli internati in "CAMPO DE MAYO". Intanto IBANEZ sosteneva di non essere mai salito su questi aerei e avere determinato la morte di nessuno, lui faceva il custode del campo e il vivandiere, ma riferisce al Giornalista intanto quello che era un suo compito, cioè quello di pulire gli aerei che partivano da "CAMPO DE MAYO" dopo strani voli e trovava le fusoliere di questo aereo sporche di sangue e di viscere. E poi qui riferisce, c'è un capitolo che si chiama proprio "LOS VUELOS" a pagina 177, capitolo 13. A pagina 183 IBANEZ riferisce circostanze apprese da un certo VICTOR CARBAJO (o simile) che era invece un torturatore di "CAMPO DE MAYO". Il soprannome di questo CARBAJO é "NAPOLEON", e sperando di non avere vuoti di memoria provo a tradurre quello che riferisce a un certo punto IBANEZ. Dice IBANEZ: "questo mi disse alcune cose, disse che si praticavano delle incisioni con dei coltelli nei corpi dei prigionieri quando già erano caricati sugli aerei, che gli facevano un taglio nella mano e un altro nello stomaco per produrre un'emorragia, questo è quello che mi ha raccontato. Allora io mi sono ricordato della notte in cui vidi scendere dall'aereo uno dei nostri con un coltello stretto tra i denti, con la bocca tutta rossa e la faccia sporca di sangue. Pensai che fosse ferito ma poi mi resi conto che non era così". E continua: "mi raccontò che aprivano lo stomaco dei prigionieri con un coltello per evitare che i cadaveri galleggiassero in acqua, che in questo modo affondavano più rapidamente e credo che per l'odore di sangue attraevano i pesci, come sembra siccome erano stati ritrovati alcuni cadaveri nelle spiagge della costa atlantica e in altre dell'URUGUAY, i voli furono indirizzati molto più al sud e si cercò la maniera di evitare che i corpi fossero restituiti verso le coste dalla corrente". Ho fatto fatica ma è una traduzione credo abbastanza letterale dallo spagnolo a pagina 177/178 di questo libro. Questi erano i sistemi di annientamento in "CAMPO DE MAYO", questa è purtroppo - e mi spiace dirlo perché è presente in quest'Aula SANTINA - questa è purtroppo temo la fine riservata a MARTINO MASTINU.

"CAMPO DE MAYO" è una delle zone più piccole in quella geografia del terrore di cui ho più volte parlato, la zona 4 è una zona quasi insignificante che tocca una piccola parte come un cerchio concentrico all'interno della zona 1 e ha questa anomalia che, pur essendo in una zona che è tutta quanta sotto il comando di SUAREZ MASON, questa zona, la zona 4 corrispondente alla zona del Delta di TIGRE, "CAMPO DE MAYO" è invece sotto il comando di SANTIAGO OMAR RIVEROS.

Questo perché? perché "CAMPO DE MAYO" ospitava il comando degli "istitutos militares" (come da pronuncia) cioè le varie guarnigioni dell'esercito, le varie specializzazioni. Degli istituti militari era Comandante Capo RIVEROS che quindi viene promosso Comandante di questa terribile zona 4, dico terribile perché? Da "CAMPO DE MAYO" si è salvato solo uno, JUAN CARLOS SCARPATI; JUAN CARLOS SCARPATI vi ha raccontato di quando fu portato cadavere in "CAMPO DE MAYO" OMAR ALDO RAMIREZ detto "LA FABIANA" Sindacalista e compagno di MARTINO PORCHETTO ai Cantieri Navali ASTARSA. "CAMPO DE MAYO" si distinse per una particolarità, inizialmente la repressione militare ebbe come obiettivi privilegiati i Sindacalisti, questo perché già prima del golpe cominciavano a nascere dei Sindacati liberi e ve ne ha parlato VICTOR DE GENNARO, io ho voluto proprio rimarcare l'importanza di questo teste VICTOR DE GENNARO perché io ho proprio detto: "scusi, se ho capito bene lei è il COFFERATI argentino", sì è il COFFERATI argentino, il Segretario Generale della più importante raggruppazione sindacale argentina che è il CTA "CENTRAL DE TRABAJADORES ARGENTINOS" che era in luce già esistente in quegli anni in cui era ancora giovane e si poneva come contraltare rispetto alla CGT e cioè la "CONFEDERACION GENERAL DE TRABAJADORES" di ispirazione, non so come dire, chiamiamola veteroperonista o meglio il Sindacato governativo con una struttura verticistica con scarsa attenzione e sensibilità per i bisogni della base. Contro questo c'era un altro tipo di Sindacato più agile, più moderno, più democratico di tipo assembleare con una democrazia di base piana e non verticale che era rappresentata sia dalla "ragrupacion" JOSE' MARIO ALESSIO di cui era delegato sindacale MARTINO MASTINU e Segretario Generale all'epoca JUAN SOSA e sia da questa CTA che in qualche modo era il punto di riferimento.

La repressione a "CAMPO DE MAYO" e nella zona 4 ebbe come bersagli privilegiati proprio i Sindacalisti, colpì soprattutto l'attività sindacale. E' significativo il sequestro di MARTINO MASTINU, RAMIREZ VELARDE già prima del golpe, cioè il 5 novembre del '75 di cui ho parlato all'inizio; è significativa l'uccisione il fatto che siano stati fatti trovare i cadaveri degli altri due Sindacalisti a febbraio del '76 prima del golpe; è significativo purtroppo il tragico destino di MARTINO MASTINU; è significativo che RAMIREZ fosse portato già cadavere nel Centro di "CAMPO DE MAYO" dove JUAN CARLOS SCARPATI e LOCO SESAR vi ha detto di averlo visto, riconoscendolo in foto in quello che veniva soprannominato "LA FABIANA".

Credo che "CAMPO DE MAYO" sia stato probabilmente addirittura più dell'ESMA un centro di terrore spietato, l'unico sopravvissuto a "CAMPO DE MAYO", e ci passarono migliaia e migliaia di internati, è JUAN CARLOS SCARPATI che, badate bene, non venne liberato.

SCARPATI, e qui lo voglio dire, forse lo avrete anche intuito, sia per ragioni, sia per il tipo non era il ragazzino sedicenne che si abbandona semplicemente ai sogni e agli ideali; SCARPATI venne sequestrato nell'aprile del '77 e lo ha detto tranquillamente lui sì, in uno scontro a fuoco, lui era armato, non poteva fare nulla contro sette/otto persone che erano contro di lui, venne letteralmente imbottito di piombo, perché arrivò a "CAMPO DE MAYO" più morto che vivo, con nove pallottole in corpo, rimase diversi giorni in coma, comunque più verso la morte che non ancora in vita; quando si risvegliò, quando riacquistò le forze cominciò a essere torturato. Però siccome non è uno stupido e siccome, secondo me, è veramente uno che non essendo più ragazzino ha aderito a certi progetti di soluzione anche, viva Dio, non voglio assolutamente essere frainteso, ma di fronte a una dittatura uno si organizza e così come è stato con i partigiani, quando avevamo in casa MUSSOLINI, anche in ARGENTINA ci si potrà organizzare per sbattere fuori tre Generali; e SCARPATI a differenza degli altri innocui sedicenni o ventenni, che sono finiti stritolati nella macchina della morte, SCARPATI invece io ritengo che fosse veramente quello che si dice un guerrigliero. Con rispetto per questo termine per il periodo storico e il contesto in cui questo accadeva. SCARPATI riacquista la libertà, perché essendo uno abituato a ragionare in termini seri, non che non siano seri i termini poveracci i ragazzi invece finiti male, capisce che per salvare la pelle deve far finta di collaborare. Diventa amico, si fa per dire di questo IBAGNES, di questo VICTOR IBAGNES detto "PETEITE" che se lo trascina dietro per tagliare la legna o fare lavori così di tipo logistico all'interno di "CAMPO DE MAYO", acquista la fiducia dei suoi carcerieri e torturatori e il 20 settembre, verso il 20 settembre, capolavoro di ingegno, riesce a ottenere quello che si era prefisso, cioè convinti del suo atteggiamento di collaborazione lo trasferiscono, e quello sì è un trasferimento vero e non un "traslado" di quelli che significavano la morte. Lo trasferiscono in quel centro decisamente morbido, ironicamente chiamato "LO SHERATON", perché era un hotel rispetto a centri come "CAMPO DE MAYO", e lì a "LO SHERATON" c'è il definitivo colpo di ingegno, e cioè e qui è curioso vedere queste vicende che si intrecciano; e la liberazione... cioè il riacquistare la libertà da parte di SCARPATI coincide con il momento in cui un altro giovane la perde. Questo giovane è JUAN CARLOS GUARINO, SCARPATI viene trasferito da "CAMPO DE MAYO" a questo morbido "HOTEL SHERATON", il 20 settembre del '77, sente che stanno preparando un operativo, cioè un sequestro di qualcuno, senza neanche sapere di chi si tratti, lui fa credere di essere in grado di dargli una mano, di aiutarli, si infila come collaborante diciamo in questa "patota", un "gruppo di tarea", che è vicino a "LA PLATA" e la zona è sempre quella "VIJA INSUPERABLE" (o simile), procede al sequestro di JUAN CARLOS GUARINO e siamo al 21 settembre del '77.

GUARINO, che viene sequestrato appena tornato dal lavoro, viene accompagnato al "LO SHERATON" e invece alcuni di questi militari, che avevano partecipato a questo operativo, restano in casa di GUARINO dove si trova la moglie ELENA GUARINO, ELENA VARELA che verrà pure lei poi condotta a "LA CACHA" il giorno dopo; e mentre si trova all'interno di questa abitazione sfrutta un momento in cui un paio dei sequestratori erano distratti e stavano in altre stanze, imbraccia un fucile e scappa. Dico questo perché JUAN CARLOS SCARPATI è l'unico sopravvissuto a "CAMPO DE MAYO", per questa sola ragione, perché si è riconquistata personalmente la propria libertà, nessuno è uscito vivo da "CAMPO DE MAYO". Noi abbiamo visto sopravvissuti che sono potuti venire a parlarci qui dell'ESMA, MARIO VILLANI, tra i tanti centri cui fu ristretto, alla fine venne ristretto anche all'ESMA e di altri centri de "LA CACHA" de "EL VESUVIO" de "LA PERLA", SCARPATI è l'unico sopravvissuto di "CAMPO DE MAYO". E in questo centro passarono migliaia di persone giovani e meno giovani, finiti quasi tutti in quel modo che Vi ho letto prima. "Voli della morte" con una variante del tutto speciale, tagli sulla pancia per consentire che i cadaveri andassero a fondo o che venissero mangiati dai pesci.

La responsabilità di SANTIAGO OMAR RIVEROS nei fatti a lui contestati, e cioè tanto l'omicidio di MARIO MARRAS che quello di MARTINO MASTINU, mi sembra evidente, così come è evidente la responsabilità di CARLOS GUILLERMO SUAREZ MASON, per gli omicidi di LAURA CARLOTTO, di PEDRO LUIS MAZZOCCHI, di NORBER

TO JULIO MORRESI di LUIS ALBERTO FABBRI e di DANIEL JESUS CIUFFO. In questo momento sento tutta la povertà di un Processo, che vede solo otto casi nel mare di centinaia e migliaia di casi, non sono soltanto otto ovviamente gli italiani che rimasero vittime della dittatura militare argentina. In ARGENTINA uno su tre è di origine italiana, e su trentamila "Desaparecidos" io penso che è molto più probabile che la cifra reale si avvicini forse ai diecimila giovani di origine italiana, che sono stati soppressi da dittatura.

Io avverto anche il limite in questo momento di chiedere giustizia per questi pochi casi, e sento il bisogno di estenderli a chi non c'è, e devo dire che in questo momento io sento attorno a me, non soltanto la presenza di LAURA CARLOTTO, di NORBERTO MORRESI, di PEDRO LUIS MAZZOCCHI, di MARTINO MASTINU degli altri, ma anche per esempio di MICHELANGELO e ADRIANA BOITANO. Anche per esempio delle due figlie di LAURA BONAPARTE, quella donna estremamente dignitosa che ha deposto mettendosi il fazzoletto delle madri di PLAZA DE MAYO in testa, e a cui hanno ucciso due figlie e rispettivi mariti, un figlio con la moglie e il marito. Un'esistenza bombardata, un'esistenza bombardata da cui emerge fiera come una cattedrale, questa donna da ammirare.

Devo ringraziare tutti quelli che hanno reso possibile questo Processo difficilissimo. Devo ringraziare chi, con tenacia l'ha voluto e che forse ho dimenticato prima la Lega per i Diritti dei Popoli, che si è battuta da almeno quindici anni per questo Processo. Gli Avvocati di Parte Civile che ho nominato prima, che hanno seguito con dedizione e con passione questo Processo. Devo ringraziare tutti i testi che sono venuti dall'ARGENTINA, non è stata un'impresa facile, la cosa più difficile per me quando è stato dato questo incarico, che mi sembrava insostenibile, era di preparare una lista testi che potesse rappresentare dinanzi alla Corte di Assise che mi ascolta, dei fatti così terribili e così lontani da noi.

Io ho la presunzione o almeno la speranza di credere, che questo Processo abbia raggiunto questo risultato e lasciatemi dire che oggi sono stato particolarmente felice nel vedere in quest'Aula, tra il pubblico, tanti studenti di un liceo romano.

Per me è stato un impegno enorme seguire questo Processo, perché mi ha coinvolto, e lo avrete capito, umanamente, cosa che non accade in genere a uno che fa questo lavoro da vent'anni, e cerca di farlo mantenendo un certo distacco tra sé e le cose che è chiamato a portare davanti ai Giudici. Ma questo è un Processo particolare che non poteva non essere vissuto almeno da me nel modo in cui l'ho vissuto. Io sono convinto che ci sono tantissime cose, che mancano nella mia requisitoria, ma temo anche di non riuscire più a ritrovarle nei pertugi della mia memoria. Devo solo procedere alle mie richieste.

Ho detto prima, che non ritengo che vi sia dubbio alcuno sulla responsabilità di SUAREZ MASON in ordine a tutti i delitti a lui contestati e sulla responsabilità di SANTIAGO OMAR RIVEROS, Comandante della zona 4, tanto nell'omicidio di MARIO MARRAS, che in quello di MARTINO MASTINU. Devo, invece a questo punto, precisare diversamente la posizione del Prefetto GERARDI, di PORCHETTO, ROSSIN, PUERTAS e MALDONADO. Dirò subito, che a mio avviso, non vi sono elementi sufficienti per attribuire a GERARDI, PORCHETTO, ROSSINI e MALDONADO, responsabilità o partecipazione all'omicidio di MARIO MARRAS, avvenuto nell'isola di PAYCARABI il 22 maggio del '76. Questo perché ritengo molto più aderente al vero che a portarsi sull'isola di PAYCARABI il 22 maggio '76 fossero in realtà militari dell'Esercito, uomini di SANTIAGO OMAR RIVEROS a bordo, peraltro come è stato mi pare detto, di battelli che non erano della Prefettura Navale di TIGRE, ma semplici battelli noleggiati probabilmente alla "INTERISLENIA". Quindi per quello che riguarda, la contestazione di omicidio relativa a MARIO MARRAS, io sento di dover chiedere alla Corte di Assise una Sentenza di assoluzione ai sensi dell'art. 530 capoverso quantomeno del codice di procedura penale di GERARDI, PORCHETTO, ROSSIN, PUERTAS, e MALDONADO per non aver commesso il fatto.

Diverso invece è il discorso relativamente a questi cinque GERARDI più i quattro Sottufficiali della Prefettura Navale, quanto all'omicidio di MARTINO MASTINU. Intanto perché vengono coinvolti nelle ricerche e poi nel sequestro, e finalisticamente nell'omicidio di MARTINO MASTINU. Vengono coinvolte, perché di fronte a quel mezzo fallimento rappresentato dalla spedizione punitiva del 22 maggio '76, dal momento che sì viene ucciso MARRAS, ma in realtà il pezzo pregiato che loro cercavano era MARTINO MASTINU, che era riuscito a scamparla; e allora comprendono che probabilmente si nasconderà ancora nelle isole, e allora diventa necessario che a cercarlo nelle isole sia gente pratica delle isole.

Chi meglio della Prefettura Navale, soprattutto perché sono dotati delle loro lance e conoscono i luoghi, per lavoro direi, ma poi perché molti dei Sottufficiali o comunque dei soldati della Prefettura Navale sono proprio di quelle isole e di quelle isole sono PUERTAS e ROSSIN. E in quelle isole il 16 giugno del '76 PUERTAS e ROSSIN si avvicineranno a SANTINA MASTINU, le chiederanno se sta cercando MARTINO, le ordinano di dire con quegli occhi feroci, che ha ricordato SANTINA, di dire dove MARTINO si nasconda, davanti alle sue risposte: "non so dove sia", sequestrano SANTINA MASTINU, la portano per due o tre giorni alla Prefettura Navale, dove viene percossa e da dove poi la rilasceranno da lì a due o tre giorni, perché comunque capiranno che tanto prima o poi, seguendo SANTINA, non possono non arrivare a MARTINO, cosa che effettivamente accadrà. Partecipare a un sequestro in un contesto come quello dell'ARGENTINA del '76, in quella zona di "CAMPO DE MAYO" dove sparivano ed erano già spariti Sindacalisti a tutto spiano, significa partecipare a un omicidio, significa sapere che ti viene chiesto di sequestrare una persona, perché deve essere soppressa. Non può essere diversamente, e tanto questo è vero che PUERTAS, ROSSIN, gli altri che vanno a scroccare caffè a casa di SANTINA MASTINU, come Vi ha raccontato ieri, sentono il bisogno di andarci travisati, con delle ridicole parrucche che non nascondono però quegli occhi di belva ferocia, che SANTINA ha comunque riconosciuto per quelli di PUERTAS.

Io mi rendo conto che la Giustizia si governa anche attraverso regole formali, che spesso sono delle gabbie in cui è facile buttare dentro una verità giudiziaria come in un recinto. E' difficile infilare la verità storica, però sono anche convinto che la Giustizia non sia solo affermazione di una verità giudiziaria, ma di una verità giudiziaria, che somigli o che sia e che si sovrapponga perfettamente a una verità storica. Io sono convinto, che la verità storica della fine di MARTINO MASTINU sia in quello che vi ho testè detto; e cioè in un sequestro operato da PORCHETTO, ROSSIN, PUERTAS e MALDONADO, dietro ordine di GERARDI, del loro capo della Prefettura Navale di TIGRE, che a sua volta aveva ricevuto ordini da SANTIAGO OMAR RIVEROS.

Questa è la verità storica, che io offro a giudizio della Corte d'Assise, e questa è la verità storica che io mi auguro verrà riconosciuta dalla Vostra Sentenza. E' stato faticoso sentire nel Processo persone che normalmente non vengono sentite in un processo come testi, però io mi auguro che quel provvedimento che è stato acquisito agli atti, dopo la testimonianza di ANGELO CARMELO PAPALIA possa aiutarVi a conseguire quella Giustizia storica, che io Vi prego di offrire ai familiari in luogo di una Giustizia giudiziaria. Ho detto della mia richiesta di assoluzione per GERARDI, PORCHETTO, ROSSIN, PUERTAS e MALDONADO quanto all'imputazione di omicidio di MARIO MARRAS, devo invece chiedere la condanna di tutti gli imputati in relazione agli altri reati.

Devo dire una cosa, io sono costretto a chiedere l'ergastolo, non avrei voluto farlo e sarebbe stato bello non chiederlo, per dare una risposta di umanità e civiltà giuridica di fronte all'orrore che questi signori della morte hanno dispensato. Sarebbe stato bello poterlo non chiedere, non posso farlo, a meno di costringere la Corte d'Assise a concedere attenuanti generiche, che non so in quale angolo del mondo possono essere trovate.

SUAREZ MASON risponde di cinque omicidi pluriaggravati, ognuno di questi omicidi prevede l'ergastolo, salvo che, ma non so appunto, dove possano essere trovate le motivazioni per farlo, vengano concesse a SUAREZ MASON le circostanze attenuanti generiche.

L'omicidio pluriaggravato e plurimo di SUAREZ MASON non può che essere punito con l'ergastolo.

Per la verità sono cinque omicidi, ognuno dei quali punito con la pena dell'ergastolo, e a questi cinque omicidi puniti con la pena dell'ergastolo, bisogna aggiungere il reato, che è un reato permanente, il sequestro del piccolo GUIDO CARLOTTO, GUIDO che oggi ha ventidue anni e che vive nelle mani di chissà chi, probabilmente di chi ha ucciso sua madre LAURA. Questi reati, che andranno riuniti nel vincolo della continuazione, qui arriva la parte, mi rendo conto più formale e più irreale di questo Processo, perché io Vi chiederò l'ergastolo per SUAREZ MASON come vuole l'art. 72 codice penale, con l'isolamento diurno per anni tre, dal momento che si tratta di cinque omicidi, ognuno dei quali punito con l'ergastolo e di un sequestro di persona per il quale io ritengo sia congrua una pena di anni sei. Ma questi reati vanno riuniti nel vincolo della continuazione per l'effetto come previsto dall'art. 72 codice penale, quello che io posso chiedere e che devo chiedere, è un'unica condanna all'ergastolo con l'isolamento diurno per anni tre.

Per RIVEROS vale lo stesso discorso, io non riesco a trovare nessuna ragione per una concessione di attenuanti generiche. Sia l'omicidio di MARIO MARRAS che di MARTINO MASTINU sono omicidi premeditati e pluriaggravati, ognuno di essi punito con l'ergastolo, riuniti nel vincolo della continuazione questi due delitti, io chiedo la condanna per RIVEROS all'ergastolo con l'isolamento diurno per anni due, come previsto appunto dall'art. 72 codice penale.

E' vero che il Prefetto Navale GERARDI, PORCHETTO, ROSSIN, PUERTAS e MALDONADO rispondono, vista la mia richiesta di assoluzione, quanto all'omicidio MARRAS soltanto dell'omicidio di MARTINO MASTINU. Si tratta però anche in questo caso di un delitto aggravato, punito con l'ergastolo. Io non chiedo le attenuanti generiche, ritengo più forte e più grave quella crudele premeditazione che è esplicata in più tappe, con quelle visite precedenti e successive al sequestro di MARTINO MASTINU da parte di questi sequestratori, di cui ha riferito SANTINA. Io mi vedo costretto a chiedere anche per GERARDI, PORCHETTO, ROSSIN, PUERTAS e MALDONADO, per l'omicidio di MARTINO MASTINU la condanna all'ergastolo.

C'è una parte di richieste che dovrò fare, perché previste dal codice di procedura penale, anzi dal codice penale, mi rendo conto che sono ridicole, perché so benissimo che nessuno di questi signori sconterà mai un giorno in ITALIA, se come mi auguro verranno erogate le condanne richieste, ma devo per obbligo di forma in quanto pene accessorie che si accompagnano alla condanna all'ergastolo, devo chiedere per tutti gli imputati l'interdizione perpetua dai pubblici uffici ai sensi dell'art. 29 codice penale, l'interdizione legale ai sensi dell'art. 32 codice penale, e poi una pena accessoria che dirò in questo panorama di Processo, che rischia di essere solo simbolico; io credo invece costituisca la pena concretamente più seria e concreta e cioè, essendo prevista dall'art. 36 del codice penale, io chiedo la pubblicazione della Sentenza di condanna, intesa come dispositivo ovviamente della Sentenza di condanna, nei confronti degli imputati, e trattandosi di fatti avvenuti in ARGENTINA e non in ITALIA, io chiedo che la Sentenza di condanna venga pubblicata oltre che in ITALIA in tre quotidiani argentini, oltre che come previsto dall'art. 36 codice penale, presso i comuni di residenza; e cioè chiedo che venga pubblicata la Sentenza di condanna ai sensi dell'art. 36 codice penale presso il Comune di BUENOS AIRES, per quello che riguarda SUAREZ MASON e RIVEROS, e presso il Comune di TIGRE per quello che riguarda GERARDI, PORCHETTO, PUERTAS, ROSSIN e MALDONADO.

Chiedo poi la pubblicazione della Sentenza sui quotidiani argentini, "CLARIN", "LA NACION" e "PAJINA DOZE", "PAGINA DODICI". E sui quotidiani italiani, "LA REPUBBLICA", "IL CORRIERE DELLA SERA" e "IL MANIFESTO". Io ho finito e Vi ringrazio.


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