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BEO. Classe 1920. Una vita lunga un secolo.

Francesca Pirani
BEO

BEO. Classe 1920. Una vita lunga un secolo.

Regia di Stefano Viali e Francesca Pirani.


Beo, uomo semplice e speciale (contadino, partigiano, sindacalista...) che ha vissuto in un paesino del Montefeltro.
Un ritratto che rivela, attraverso gli episodi e i luoghi della storia personale, la sua straordinaria - e contagiosa! - vitalità e capacità di resistenza.

BEO ha debuttato il 30 novembre2017 al Rome Independent Film Festival vincendo il premio come Miglior Documentario Italiano.

Ha poi ottenuto la Silver Palm al Mexico International Film Festival e Best Documentary Feature DOC al Top Indie Film Awards, il premio Luis Bacalov per le migliori musiche al Bellaria Film Festival 2018.

BEO al Nuovo Cinema Aquila

Francesca Pirani25, 26 e 27 ottobre 2019 - Ore 21.00
Nuovo Cinema Aquila
Via l'Aquila 66/74 - Roma

Alle 22.05 ne parleranno:

25.10: Amedeo Ciaccheri, Pesidente del Municipio Roma VIII, e Paolo Brogi, giornalista e scrittore.

26.10: Alessia Barbagli, docente, e il giovane neo-laureato Filippo Montanelli.

27.10: Lorenzo Vitrone di Scomodo e Walter Calamita di 24marzo Onlus.

Saranno presenti la regista Francesca Pirani e la sceneggiatrice Francesca Micheletti.

Comunicato stampa BEO al Nuovo Cinema Aquila

Comunicato stampa PDF>>>
BEO.Classe 1920. Una vita lunga un secolo.

Arriva al Nuovo Cinema Aquila di Roma, in qualità di vincitore della rassegna Un affare di donne 2019, per tre serate: 25, 26 e 27 ottobre alle ore 21:00.

Beo, classe 1920, si racconta: Le colline del Montefeltro sullo sfondo, si alternano episodi di vita passata (i campi, la mezzadria, la guerra, la Resistenza, la militanza politica, l’emigrazione…) e quotidiana (l’orto, le api, le riflessioni sul mondo e sugli uomini) in un intreccio di storia personale e Storia recente.
Racconto per parole e immagini. Di umanità, dignità, resistenza.
Una prospettiva inedita per ripercorrere il nostro ‘900 attraverso un suo semplice e straordinario testimone.


Il TRAILER: https://vimeo.com/244613394

IL VIDEO: The Budapest Scoring Symphonic Orchestra sessione di registrazione della colonna sonora di BEO: https://youtu.be/2Tr2buDR9Z4

Note degli Autori

In un paesino sulle colline del Montefeltro, vive Beo. Classe 1920.

Col tempo, passare a casa di Beo e di sua moglie Lisa è diventato per Francesca un appuntamento fisso. Nella sua cucina, davanti ad un caffè - anche molti caffè! - le giornate di agosto trascorrono insieme ai suoi racconti: l’infanzia contadina, la giovinezza nel lavoro nei campi, la guerra in Grecia e Albania, la Resistenza, la militanza politica, l’emigrazione… o a discutere insieme di quale possa essere il futuro della sinistra (se non dell’umanità tutta…).

Ma cosa rende quest’uomo così speciale e così impellente la necessità di rendere condivisa la storia della sua vita?
Il suo “modo” di esserci, ed esserci stato, in questa vita, in questa storia, nella Storia. E un sottile filo conduttore. Parole che dicono che la prima cosa è resistere: al mezzadro, ai tedeschi, ai padroni, ai cattivi, agli ignoranti, ai disonesti… La seconda è lottare, provare a cambiare le cose.
Beo è un tutt’uno con le proprie convinzioni. Ha quel modo di chi la dignità, il senso dell’uguaglianza, dell’umanità, il coraggio, la limpidezza dello sguardo, ce le ha nelle ossa, nei muscoli, sulla pelle. Non perché l’ha imparato a scuola.
E srotola e riavvolge in continuazione un filo passato-presente. Che percorre quasi un secolo, il Novecento tutto. Un filo che ci riguarda.

Questo straordinario testimone, che ha avuto dalla sua vitalità, capacità di resistere, acutezza di pensiero, una vera donna accanto, è suo malgrado, seduto sulle macerie di quell’idea di progresso dell’umanità, come per i migliori tra i comunisti è stato il Sol dell’Avvenire.

Qui, si avvicinano tra loro gli anni di Beo e quelli di Francesca che, per generazione, ha dovuto cercare e trovare i perché e i percome della fine di un’utopia. Cercare una nuova bussola, magari una nuova immagine di umanità, cui non basta più puntare alla soddisfazione dei bisogni…

Quella di Beo, per generazione e per necessità, è un’umanità in cui il lavoro era ancora riscatto, principio organizzatore della vita sociale. Ognuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni. Ma non è bastato e non basta a definirci umani.
E qui le nostre strade si dividono. Beo ci lascia il testimone. Ci piace pensare di proseguire, sviluppare il suo percorso. Farlo intrecciando i nostri fili al suo, filo lungo un secolo intero. Portando nel domani tutto quel bello di Beo, che è tanto del bello del Novecento!

Hanno scritto di BEO

«Un ritratto biografico che ci conduce in punta di piedi nella vita di Pompilio Baldacci, meglio conosciuto come Beo. Uomo comune, classe 1920. È una testimonianza meritevole di essere stata catturata e restituita al pubblico; qualcosa di intimo e privato che spalanca i propri orizzonti alla storia con la ‘S’ maiuscola.»
CineClandestino.it | 10/03/2019 | Francesco Del Grosso

«Beo è un documentario necessario. È la voce di chi ha qualcosa da insegnare, senza mai la pretesa di farlo. È la voglia di umanità e uguaglianza, la politica senza fronzoli, il diritto alla dignità.»
Zoom Magazine | 01/03/2019 | Laura Iannetti

«Attraverso le parole, i registri espressivi, l’andatura, il volto del protagonista - geografia dell’animo e dell’esperienza prima ancora che figura dai contorni netti - si compongono le minute tessere di un mosaico, che parla del nostro Paese.
Con il suo andamento ellittico ed impressionistico, il documentario rifugge l’intenzionalità, la ratio misurata del racconto; agisce secondo i modi della poesia più antica,comunicando la profondità di un dialogo intergenerazionale, destinato a non spegnersi.»

Left | 08/03/2019 | Daniela Ceselli

«(…) accompagnati dalle musiche di Piernicola Di Muro, Paolo Fresu e Daniele Bonaventura, che a tratti si fanno evocative e sembrano conferire materia alla trasparenza della rappresentazione, ringraziamo Beo di averci accompagnato con le sue storie attraverso un’Italia che, ancora una volta, al cinema, ci sembra un posto bellissimo in cui vivere.»
Sentieri selvaggi | 11/03/2019 | Tonino De Pace

«Nell’eloquio semplice e diretto di chi ha vissuto - tra il lavoro nei campi, le trincee, e più tardi le piazze e le sezioni di partito - c’è l’inquietudine di colui che non ha visto realizzarsi quella trasformazione a cui ha dedicato la sua intera esistenza.
Questo Beo è capace di esplorare una parte importante del presente: le contraddizioni, in particolare, di un’area culturale e politica che proprio da una narrazione più essenziale (di valori e strumenti d’azione) potrebbe ripartire.»

Quinlan | 13/03/2019 | Marco Minniti


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